Approfondimenti

COS’È IL SACRAMENTO DELLA CONFESSIONE

Quaresima 2021

Il sacramento della riconciliazione è uno degli aspetti più singolari e belli del cattolicesimo. Gesù Cristo, nella suo profondo amore e nella sua misericordia, ha istituito il Sacramento della Confessione per permettere a noi peccatori di poter ottenere il perdono dei i nostri peccati e di riconciliarci con Dio e con la Chiesa. Il sacramento “ci rende puliti” e ci rinnova in Cristo.

“Gesù disse loro di nuovo: ‘Pace a voi. Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi’. E quando ebbe detto questo, alitò su di loro, e dissi loro: ‘Ricevete lo Spirito Santo. Se perdonerete a qualcuno i suoi peccati, questi saranno perdonati; Se rimetterete a qualcuno i suoi peccati, questi saranno rimessi” (Giovanni 20:21-23).

   

Perché dovrei confessarmi?

Se non ti Confessi da un po’, la Chiesa Cattolica vuole darti di nuovo il benvenuto e ti invita a partecipare a questo bellissimo sacramento di guarigione. Fai un passo nella fede. Sarai sorpreso di come ti sentirai libero dopo aver partecipato al sacramento della Riconciliazione. Molti Cattolici descrivono incredibili sensazioni di pace, gioia, aiuto, e amore che non si sarebbero aspettati. Gesù chiama anche te a sperimentare la Sua misericordia in questo modo.

Quali benefici si ottengono con la confessione?

1. La confessione ci aiuta a conoscerci meglio.

Sant’Agostino e innumerevoli altri Santi e Dottori della Chiesa parlano dell’importanza di conoscere noi stessi a fondo. Nel conoscerci meglio, possiamo capire quanto siamo caduti e quanto abbiamo bisogno dell’aiuto e della grazia di Dio all’interno della nostra vita. Confessarci frequentemente ci aiuta a ricordarci di fare affidamento su Dio per aiutarci a eliminare i nostri peccati.

2. La confessione ci aiuta a superare i vizi.

La grazia che riceviamo dal Sacramento della Confessione ci aiuta a combattere i nostri difetti e le nostre carenze ed a spezzare le nostre abitudini ai vizi molto più facilmente e rapidamente di quanto avremmo potuto fare senza l’aiuto della grazia sacramentale.

3. La Confessione ci porta la pace.

Il senso di colpa dai peccati che commettiamo ci può far sentire turbati e farci perdere la pace e la gioia. Quando ascoltiamo le parole di perdono di Dio dalla bocca di un prete in confessione ci viene rimosso un peso dalle spalle e possiamo nuovamente sentire la pace nel cuore e nell’anima che nasce dal nostro sereno rapporto con Dio.

4. La confessione aiuta a diventare più puri, più simili a Gesù.

Gesù era perfettamente umile, perfettamente generoso, perfettamente paziente e perfettamente amorevole… perfettamente tutto! Non vorresti essere più umile, generoso, paziente e amorevole come Gesù? Santi della storia hanno sentito questo richiamo e hanno sfruttato il sacramento della Riconciliazione per aiutarsi a diventare persone più simili a Cristo, piccole immagini di Cristo, che è quello che i Santi realmente sono!

5. La confessione rende la nostra volontà più forte.

Ogni volta che sperimentiamo il sacramento della Confessione, Dio rafforza la nostra volontà e il nostro autocontrollo rendendoci in grado di resistere alle tentazioni che dobbiamo affrontare nella vita. Diventiamo più risoluti nel seguire la volontà di Dio, e non i nostri capricci.

Naturalmente, la lista dei benefici del sacramento della Confessione andrebbe ancora avanti, ma sei tu che devi riscoprirli! Andandoti a Confessarti regolarmente cambierai davvero la tua vita.

Che cosa ti impedisce di affidarti alla Riconciliazione?

Le parole di assoluzione in confessionale sono veramente bellissime: “Io ti assolvo dai tuoi peccati, nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo”. Gesù vuole perdonarti, tutto quello che devi fare è chiedere! Non aspettare oltre per sentire il potere di guarigione della Confessione.

Quali sono i diversi nomi del Sacramento e quali effetti da?

Il Catechismo della Chiesa Cattolica spiega il sacramento della Riconciliazione, i suoi vari nomi ed i benefici che ne derivano:

“Quelli che si accostano al sacramento della Penitenza ricevono dalla misericordia di Dio il perdono delle offese fatte a lui e insieme si riconciliano con la Chiesa, alla quale hanno inflitto una ferita col peccato e che coopera alla loro conversione con la carità, l’esempio e la preghiera”. (CCC 1422).

“Si chiama sacramento della Conversione perché rende presente il sacramentale appello di Gesù alla conversione, il cammino di ritorno al Padre da cui ci si è allontanati con il peccato”.

“Si chiama il sacramento della Penitenza poiché consacra il passo di conversione, pentimento, soddisfazione nel cammino personale ed ecclesiale del cristiano peccatore”.

“Si chiama il sacramento della Confessione dal momento che la Confessione dei peccati a un prete è un elemento essenziale di questo sacramento. In un senso profondo esso è anche una ‘confessione’, il riconoscimento e la lode della santità di Dio e della sua misericordia verso l’uomo peccatore”.

“Si chiama il sacramento del Perdono, poiché, attraverso l’assoluzione sacramentale del sacerdote, Dio accorda il perdono penitente e la pace.”

“Si chiama il sacramento della Riconciliazione perché dona al peccatore l’amore riconciliatore di Dio: ‘Lasciatevi riconciliare con Dio’. Colui che vive dell’amore misericordioso di Dio è pronto a rispondere alla chiamata del Signore: ‘Andate; prima a riconciliarti con il tuo fratello’ “(CCC 1423).

Come posso fare una buona confessione?

Ebbene, hai deciso di andarti a confessare. Ma esattamente, come si fa una buona confessione? Il requisito fondamentale per una buona confessione è quello di avere l’intenzione di ritornare a Dio con tutto il tuo cuore, come “figliol prodigo”, e di riconoscere i tuoi peccati con vero dolore davanti al sacerdote.

La società moderna ha perso il senso del peccato. Come seguaci Cattolici di Cristo, dobbiamo fare uno sforzo per riconoscere il peccato nelle nostre azioni quotidiane, nelle parole e nelle omissioni.

I Vangeli ci mostrano l’importanza del perdono dei nostri peccati. Le vite dei santi dimostrano che una persona che cresce in santità ha un senso più forte del peccato, ne è addolorato e ha una forte propensione al sacramento della Riconciliazione. Non c’è da stupirsi che i Santi siano pieni di gioia! Hanno capito che la chiave per consegnare i loro fardelli a Cristo è il sacramento della confessione che li rende liberi di servire Lui con amore ed energia.

Perché devo confessarmi da un sacerdote?

Perché i Cattolici confessano i loro peccati al Sacerdote invece di farlo direttamente a DIO.

   

«Versato per voi e per le moltitudini». 

Natale 2020

La terza edizione italiana del Messale romano

A partire dalla prossima Pasqua (cioè dal 4 aprile 2021, ma anche prima secondo la discrezione dei vescovi locali) tutte le parrocchie italiane utilizzeranno la nuova traduzione italiana del Messale. Si tratta della traduzione della terza editio typica, cioè redatta in latino come punto di riferimento per l’intera chiesa universale, del Missale Romanum del 2002. Le precedenti edizioni, conformi alla riforma liturgica del Vaticano II, erano state pubblicate nel 1970 e nel 1975 e tradotte in italiano rispettivamente nel 1973 e nel 1983. Questa nuova traduzione è stata approvata nel novembre 2018 dall’Assemblea generale della Cei.

Vari contributi già pubblicati in preparazione a questo significativo appuntamento hanno messo in evidenza le scelte della nuova edizione italiana1. Sono soprattutto le varianti e gli adattamenti introdotti nella traduzione ciò a cui le assemblee eucaristiche italiane dovranno poco a poco abituarsi:

  • Confesso a Dio onnipotente e a voi, fratelli e sorelle…,
  • Pace in terra agli uomini amati dal Signore…,
  • Non ci abbandonare alla tentazione…,
  • Come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori…,
  • Beati gli invitati alla cena dell’Agnello

Per limitarci agli esempi principali. È chiaro che su ognuna di queste si potrebbe aprire un commento e qualche discussione, ma nel complesso non vi è dubbio che i criteri sottesi vanno dalla maggiore fedeltà al testo latino, alla migliore qualità letteraria ed espressività, alla possibilità di corretta comprensione, alla migliore possibilità di celebrazione anche in canto.

«Per molti, cioè per tutti» (cf. Concilio Vaticano II, decreto Ad Gentes 3)

L’evento ha fatto tornare di attualità la discussione su di un punto specifico delle traduzioni, i cui echi sono spesso risuonati nell’ultimo decennio anche sulla stampa non specialistica. Si tratta delle parole sul pane e sul vino (della “consacrazione”) che il ministro ordinato ripete al centro della preghiera eucaristica. In un suo comunicato dell’1/9/2020 la Fraternità Sacerdotale San Pio X (FSSPX), ovvero i seguaci di mons. Lefebvre, ha sottolineato proprio a tale proposito come la nuova edizione del Messale Romano in lingua italiana include una traduzione che Benedetto XVI, allora Papa, considerò – giustamente – errata, e di cui aveva chiesto la rettifica.

Il comunicato ribadisce le ragioni dei sostenitori della traduzione “per molti” ritenuta dalla FSSPX la sola corretta, che possono ridursi a due:

  1. il criterio della traduzione, secondo cui “per molti” sarebbe traduzione letterale, mentre “per tutti” sarebbe traduzione interpretativa;
  2. il significato teologico, sulla base dell’interpretazione contenuta nel Catechismo Romano promulgato a seguito del Concilio di Trento.

Secondo la linea che da tale Catechismo si dipana, la formula “per molti” è considerata il fondamento della distinzione tra “grazia sufficiente”, cioè universalmente offerta da Cristo nella sua opera di salvezza, e “grazia efficace”, cioè efficacemente ricevuta dagli eletti attraverso la conversione e il conseguente impegno etico. La conclusione ribadita dalla FSSPX è che la traduzione “per tutti” evoca pericolosamente l’idea che tutti siano salvati, indipendentemente dal loro atteggiamento verso Dio.

Malgrado la ripetitività di queste tesi già lungamente dibattute, non possiamo che rallegrarci nel constatare la scomparsa dall’armamentario degli oppositori dell’argomento – altrettanto logoro – che vorrebbe l’interpretazione inclusiva (equivalente cioè a “per tutti”) come nata dall’esegeta protestante Joachim Jeremias in opposizione alla tradizionale interpretazione cattolica. Jeremias non ha fatto altro che situarsi sulla scia di eminenti esegeti, tra i quali spiccano negli ultimi due secoli i cattolici Knabenbauer, Lagrange, Joüon e Zorrel2. Non nasce dal nulla la ricezione di questa interpretazione nel Vaticano II, che abbiamo ricordato nel titolo del presente paragrafo.

Sarebbe difficile ripercorrere in questa sede gli argomenti e la vasta documentazione che, dopo alcuni scritti preparatori, ho elaborato in un piccolo saggio interamente dedicato a tale questione3. Mi limito a riprenderne, con qualche minima spiegazione, le Riflessioni conclusive che vi sono espresse in forma di tesi e la cui dimostrazione si trova più articolatamente esposta nel corso del saggio4.

  1. Le parole di Cristo non debbono essere forzate da un calco troppo materiale, né condizionate dalla preoccupazione di esprimere la dottrina della grazia efficace. Questo corrisponde in profondità alla preoccupazione più volte espressa dallo stesso Benedetto XVI di evitare un’indebita sovrapposizione dell’interpretazione alla traduzione.
  2. La traduzione italiana “per molti” è impropria nel metodo e fuorviante nel senso: nelle parole istitutive dell’eucaristia il termine “molti” non corrisponde lessicalmente, ma solo etimologicamente al multi latino.
  3. Il principio della corrispondenza letterale nella traduzione va contemperato con l’attenzione ai destinatari. Nell’italiano “per molti” è insito un innegabile, facile fraintendimento legato al frequente uso partitivo di “molti”, comune a molte altre lingue moderne, per cui non è possibile dire “molti” senza intendere “non tutti”.

Una singolare conferma all’opportunità di non modificare in senso restrittivo la traduzione cui il Messale in italiano ci ha abituati dopo il Vaticano II è giunta il 10 novembre 2015, quando parlando a Firenze al Convegno della Chiesa Italiana, Papa Francesco si è riferito alla storia dello Spedale degli Innocenti con queste parole particolarmente significative:

Siamo qui a Firenze, città della bellezza. Quanta bellezza in questa città è stata messa a servizio della carità! … Una delle prime architetture rinascimentali è stata creata per il servizio di bambini abbandonati e madri disperate. Spesso queste mamme lasciavano, insieme ai neonati, delle medaglie spezzate a metà, con le quali speravano, presentando l’altra metà, di poter riconoscere i propri figli in tempi migliori. Ecco, dobbiamo immaginare che i nostri poveri abbiano una medaglia spezzata. Noi abbiamo l’altra metà perché la Chiesa madre, la Chiesa madre ha, in Italia, l’altra metà della medaglia di tutti e riconosce tutti i suoi figli abbandonati, oppressi, affaticati. E questo da sempre. È una delle vostre virtù perché ben sapete che il Signore ha versato il suo sangue non per alcuni, né per pochi né per molti, ma per tutti.

La traduzione come atto di inculturazione

Le discussioni sull’applicabilità del criterio di corrispondenza letterale stabilito da Liturgiam Authenticam, le riserve mostrate a riguardo da numerosi liturgisti e teologi, ma anche da parte delle Conferenze episcopali5 hanno guidato la riflessione di papa Francesco a promulgare nel settembre 2017 il motu proprio Magnum Principium. In conclusione di questo una modifica al can. 838 del Codice di Diritto Canonico ridefinisce i rapporti tra la Santa Sede e le Conferenze episcopali sulla traduzione dei libri liturgici nelle lingue vive, le quali non necessitano più della revisione (recognitio) della Santa Sede, ma di una meno vincolante confirmatio.

Una tale scelta corrisponde in profondità alla logica della riforma liturgica promossa dal Concilio Vaticano II, il quale ha segnato una svolta: la pretesa babelica di convenire in un’unica lingua liturgica ha ceduto il passo all’evento pentecostale della comunione tra le diverse lingue. In questa svolta la traduzione assume il valore di un atto di fede (…). Per quanto il testo originale costituisca il primo interesse di ogni traduzione, la fedeltà ad esso non può considerarsi l’unico criterio. Il testo liturgico di arrivo infatti è: il testo liturgico di partenza più ciò che lo predispone alla celebrazione concreta di questa o quella società, di questa o quella cultura, di questa o quella lingua.

Andando oltre la traduzione proposta

Rimane da dire che anche la presente edizione del Messale italiano potrebbe ancora essere perfettibile, non solo come lo è genericamente ogni traduzione (p.e. in rapporto ai tempi e alla cultura), ma anche per ragioni specifiche riportabili alla teologia del sacrificio che fin dalla prima edizione del Messale italiano si è voluto proiettare sul testo, forzandone ripetutamente la letteralità. Ecco la traduzione delle parole eucaristiche già proposta nei miei precedenti contributi sull’argomento. Prendete e mangiatene tutti: poiché questo è il mio corpo che sarà consegnato per voi. Prendete e bevetene tutti: poiché questo è il calice del mio sangue, / (il sangue) della nuova ed eterna alleanza, / che sarà versato per voi e per una moltitudine (oppure: per moltitudini), in remissione dei peccati. Fate questo in memoria di me. Rendere quod pro vobis tradetur con “offerto in sacrificio per voi” come oggi ancora la traduzione risuona non ha alle spalle alcuna motivazione dogmatica, ma semplicemente una tesi di scuola preoccupata di salvaguardare l’autonomia sacrificale dell’ultima cena e della messa – a loro volta reciprocamente identificate – rispetto al sacrificio della croce. Ne fa prova la disattenzione alla connotazione futura (quod tradetur), qui intenzionalmente appiattita sul presente (“offerto in sacrificio”, cioè “che presentemente viene offerto in sacrificio”).