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Comunità Neocatecumenale

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50 anni del Cammino Neocatecumenale

Come nasce il Cammino Neocatecumenale che con il Papa il 5 maggio ricorda i suoi 50 anni di missione nella Chiesa. Gli iniziatori Kiko Argüello e Carmen Hernández. L’iniziazione cristiana e i dati sulle 21.300 comunità nel mondo. La parola dei Papi. I frutti del Cammino: i Seminari diocesani missionari “Redemptoris Mater”; le “missio ad gentes” e le “comunità in missione” che invierà il Papa a Tor Vergata.

“Cinquant’anni senza un attimo di sosta: viaggi, scrutini, visite a tante comunità a Madrid, Zamora, Barcellona, Parigi, Roma, Firenze, Ivrea… Ascoltando e ascoltando ogni fratello sulla sua vita, le sue sofferenze e la sua storia, illuminandola alla luce della fede, della croce gloriosa di Nostro Signore Gesù”. Forse non ci sono parole più dirette e più dense per raccontare questi 50 anni di Cammino Neocatecumenale di questo pensiero di Kiko Argüello posto come introduzione al libro di Carmen Hernández: “Diari”, pubblicato nel 2017.

Cinquant’anni per dare inizio e consolidare una realtà ecclesiale, una modalità diocesana di iniziazione cristiana (cfr. Statuto, art. 1,2), il Cammino Neocatecumenale, presente oggi in 134 Paesi dei 5 Continenti, con oltre 21.000 comunità. Cinquant’anni per vedere sigillato questo particolare dono dal magistero della Chiesa: “La Chiesa ha riconosciuto nel Cammino un particolare dono che lo Spirito Santo ha dato ai nostri tempi e l’approvazione degli Statuti e del “Direttorio Catechetico” ne sono un segno. Vi incoraggio ad offrire il vostro originale contributo alla causa del Vangelo (Benedetto XVI, 2012)

Il Cammino Neocatecumenale

Si può cogliere appieno il significato di questo “particolare dono suscitato dallo Spirito Santo” (Benedetto XVI, 2011) ponendolo nel suo contesto storico. Kiko lo descrive così: “Due guerre mondiali, che hanno seminato nella società un profondo nihilismo, lo sviluppo tecnologico e l’industrializzazione, che hanno accelerato il passaggio nella società da una cultura rurale a una cultura urbana; i movimenti sociali di ispirazione atea e anticristiana…, sono alcuni fatti che hanno preparato, e che annunziavano già, il cambio epocale in cui ci troviamo oggi. Questi fatti, sviluppandosi durante la seconda metà del XX secolo, hanno prodotto nella società una realtà di scristianizzazione, secolarizzazione e di crisi di fede, con delle enormi conseguenze, come la decomposizione della famiglia, l’uscita dalla Chiesa di milioni di uomini, la caduta dei valori cristiani… Oggi, la globalizzazione dell’economia di mercato, con l’irrompere dei popoli asiatici, africani e dell’Islam, l’apparizione di una società, nella sua maggior parte composta da ‘singles’, il monopolio dei ‘media’, attraverso i grandi canali televisivi in mano ai trusts internazionali che professano antropologie anticristiane, sono le sfide che si presentano davanti alla Chiesa e alla sua missione di evangelizzazione di fronte al 3° Millennio”.
Davanti a questa “summa mutatio”, alla svolta di un’era nuova, come ebbe a dire San Giovanni XXIII (Humanae salutis, 1961), Dio ha suscitato il Concilio Vaticano II, sia per ridire, “com’è possibile all’umano linguaggio”, cosa sia la Chiesa e la sua missione, sia con il “principalissimo scopo… del rinnovamento della santa Chiesa”, in modo da renderla capace di affrontare le nuove sfide. E il 4 dicembre 1963, il Beato Papa Paolo VI promulgava la costituzione Sacrosanctum concilium: insieme a tutto il rinnovamento della liturgia, si ordinava il ristabilimento del catecumenato degli adulti: “Si ristabilisca il catecumenato degli adulti, diviso in più gradi… ” (SC 54).

Cammino e Concilio Vaticano II

Il Cammino applica la disciplina battesimale dell’iniziazione cristiana come “un metodo di evangelizzazione”, formando piccole comunità, sul modello della Sacra Famiglia di Nazaret. Lo strumento della piccola comunità, mentre offre ai singoli un luogo di maturazione, di verifica e di sostegno alla fede, diventa per la parrocchia uno stimolo di rinnovamento, che la fa crescere secondo le indicazioni del Concilio Vaticano II: ascolto della Parola di Dio (Dei Verbum), vita liturgica più partecipata (Sacrosanctum Concilium), testimonianza della comunione e della carità, aprendo al suo interno una pastorale di evangelizzazione, capace di raggiungere i lontani (Lumen Gentium, Gaudium et Spes).

Kiko e Carmen: iniziatori del Cammino

Tre sono gli “strumenti” di cui Dio si è servito per dare inizio a questa iniziazione cristiana: Kiko Argüello, Carmen Hernández e l’ambiente di Palomeras Altas (periferia di Madrid) con i poveri lì presenti. Kiko Argüello nasce a León nel 1939, studia Belle Arti alla Reale Accademia di San Fernando di Madrid, e nel 1959 ottiene un premio nazionale straordinario di pittura. Nel 1960 forma, insieme ad altri artisti, un gruppo di ricerca e di sviluppo dell’arto sacra, “Gremio 62”. Dopo una profonda crisi esistenziale, a contatto con la sofferenza degli innocenti scopre il mistero di Cristo crocifisso, presente negli ultimi della terra, diventa professore di “Cursillos de Cristiandad” e poi, seguendo le orme di Charles de Foucauld, va a vivere tra i poveri delle baracche di “Palomeras Altas”, alla periferia di Madrid.
Carmen Hernández, nasce a Olvega, Navarra (Spagna), il 24 novembre 1930. Per desiderio del padre, inizia gli studi di chimica all’Università di Madrid e, dopo la laurea, lavora per un breve periodo nell’industria di famiglia. Entra poi nell’Istituto Misioneras de Cristo Jesús, per rispondere alla sua vocazione missionaria, frequenta la teologia a Valenza ed è in contatto con il rinnovamento del Concilio. Dopo quasi due anni vissuti in Israele, a contatto con la tradizione viva del popolo d’Israele e dei luoghi santi, si reca tra i baraccati di “Palomeras Altas” (Madrid) in attesa di costituire un gruppo missionario. Qui conosce Kiko e incomincia a lavorare con lui.

La sofferenza degli innocenti

Ma non si comprende ancora appieno il Cammino se non lo si colloca nel suo ambiente sociale: le baracche di “Palomeras Altas”, tra i più degradati della società madrilena, costituito da zingari, “quinquilleros” (nomadi), in gran parte analfabeti, barboni, ladri, prostitute. Questa è la piattaforma di lancio del Cammino, come tante volte ha ripetuto Kiko, e non progetti pastorali o lunghe sedute attorno a un tavolo… Il temperamento artistico di Kiko, la sua esperienza esistenziale; lo slancio di evangelizzazione di Carmen, la sua attenzione al rinnovamento liturgico del Concilio, centrato sul Mistero pasquale; l’ambiente dei poveri, illuminato dall’affermazione del Papa Giovanni XXIII, che la salvezza della Chiesa sarebbe venuta attraverso i poveri: hanno costituito quell’”humus”, quel “laboratorio”, che ha dato luogo ad una sintesi kerigmatica teologico-catechetica, colonna vertebrale di tutto il processo di evangelizzazione degli adulti, che è il Cammino neocatecumenale.

L’iniziazione cristiana

Dalla morte e risurrezione di Cristo nasce l’uomo nuovo, l’uomo celeste, che ci viene dato nel Battesimo, perché il Battesimo fa di noi “uomini celesti”, “figli di Dio”. E questo si rende visibile nella Chiesa, nella comunità cristiana. Credere questo è la fede cristiana. Ed ecco la sfida propria del nostro tempo, sfida per ogni cristiano, per ogni pastore, per ogni parrocchia, per ogni diocesi, per la Chiesa tutta: come possiamo ritrovare questa fede? Come possiamo ridire all’uomo della nostra generazione tutto il fascino di Dio, tutto l’incanto e la grazia della fede cristiana, tutta la bellezza e l’armonia della vita cristiana? Mediante il Cammino Neocatecumenale, Dio ha suscitato nella Chiesa una risposta a questa sfida: con l’iniziazione cristiana. Il Cammino non si propone di formare nuovi gruppi, nuove aggregazioni nella Parrocchia, ma di avviare in essa un cammino di gestazione alla fede adulta: formando poco a poco piccole comunità cristiane, trasformando la Parrocchia in una “comunione di comunità”, comunità capaci di dare i segni della fede: l’amore e l’unità (cf Gv 13,34-35; 17,21), che diventano missionarie perché mostrano al mondo che amare è possibile, amare l’altro, che è sempre diverso, amarlo anche quando ti fa un torto o ti disprezza, amarlo quando è tuo nemico. Ecco lo specifico del cristiano: ama il suo nemico. È possibile perdonare.

Alcuni dati sul Cammino Neocatecumenale nel mondo

Dopo cinquant’anni di Cammino, e certamente non senza difficoltà e tribolazioni, non senza incomprensioni e sofferenze, è davvero impressionante vedere i frutti di quest’opera del Signore: le migliaia di famiglie ricostruite, grazie ad un cammino di conversione in piccole comunità, la generosa apertura alla vita di esse, che ha fatto sorgere numerose vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata, il coinvolgimento diretto di numerosissime famiglie nell’opera di evangelizzazione, sia nelle equipes di catechisti (locali ed itineranti), sia nelle “missio ad gentes”, sia nelle “communitates in missionaem”, il sorgere dei Seminari Diocesani Misisonari “Redemptoris Mater”…
Oggi il Cammino è presente in 134 Paesi dei 5 Continenti, con oltre 21.300 comunità. Sono più di 1.270 le Diocesi e 6.300 le Parrocchie dove, anche con qualche difficoltà, si sta dando un serio contributo alla rievangelizzazione.
120 sono i Seminari “Redemptoris Mater” aperti dai Vescovi in altrettante Diocesi; in questi Seminari Diocesani Missionari vi sono oltre 2.300 seminaristi e 2380 sono già stati ordinati presbiteri.
Impressionante è il numero delle famiglie che, per gratitudine al Signoe, si rendono disponibili alla missione in tutto il mondo: 1668 famiglie, con circa 6.000 figli, operano in 108 paesi; di esse 216 “missio ad gentes” (in Europa, 134, in Asia 46, in America 18, Africa 9, in Oceania 8 e 1 in Medio Oriente).
Tutto questo non per dire quanto siamo bravi noi, ma come ebbe a dire Carmen il giorno della consegna dello Statuto nella sala del Pontificio Consiglio dei Laici: “Sapete come vorrei cominciare davanti a questa Vergine che ci presiede? “Magnificat anima mea Dominum”: “Il mio spirito esulta in Dio mio Salvatore”!
Proprio per questo, Kiko ha voluto che l’atto centrale di questa celebrazione dei cinquant’anni non fosse altro che il canto del “Te Deum”: un canto di benedizione al Signore per la grazia, la misericordia, la sapienza, la benevolenza e tutti gli altri doni con cui ha voluto e accompagnato il Cammino.

La parola dei Papi

Insieme, e come sigillo e garanzia di quest’opera del Signore, la presenza e l’assistenza materna della Chiesa duranti tutti i cinquant’anni.
Come non benedire il Signore per il discernimento del Papa Paolo VI che nel 1977 ci diceva: “La rinascita del nome catecumenato non può invalidare né sminuire la importanza della disciplina battesimale vigente, ma la vuole applicare con un metodo di evangelizzazione graduale e intensivo che ricorda e rinnova in certo modo il catecumenato d’altri tempi. Chi è stato battezzato ha bisogno di capire, di ripensare di apprezzare di assecondare l’inestimabile fortuna del sacramento ricevuto”.
O le parole di San Giovanni Paolo II nell’incontro di Castel Gandolfo: “Come non ringraziare il Signore per i frutti portati dal Cammino Neocatecumenale…? in una società secolarizzata come la nostra dove dilaga l’indifferenza religiosa e molte persone vivono come se Dio non ci fosse, sono in tanti ad avere bisogno di una nuova scoperta dei sacramenti dell’iniziazione cristiana: specialmente di quello del Battesimo. Il Cammino Neocatecumenale è senz’altro una delle risposte provvidenziali a questa urgente necessità”.
O ancora le parole di Papa Benedetto XVI che nell’Udienza del 2009 ci diceva: “La recente approvazione degli Statuti del ‘Cammino’ da parte del Pontificio Consiglio per i Laici è venuta a suggellare la stima e la benevolenza con cui la Santa Sede segue l’opera che il Signore ha suscitato attraverso i vostri Iniziatori. Il Papa, Vescovo di Roma, vi ringrazia per il generoso servizio che rendete all’evangelizzazione di questa Città e per la dedizione con cui vi prodigate per recare l’annuncio cristiano in ogni suo ambiente. Grazie a tutti voi (Benedetto XVI, 2009).
Ed infine Papa Francesco (Udienza del 18 marzo 2016): “Voi avete ricevuto un grande carisma, per il rinnovamento battesimale della vita; infatti si entra nella Chiesa attraverso il Battesimo… Seminate il primo annuncio: ‘ciò che è più bello, più grande, più attraente e allo stesso tempo più necessario’ (Esort. ap. Evangelii gaudium, 35). È la buona notizia che deve sempre tornare, altrimenti la fede rischia di diventare una dottrina fredda e senza vita. Evangelizzare come famiglie, poi, vivendo l’unità e la semplicità, è già un annuncio di vita, una bella testimonianza, di cui vi ringrazio tanto. E vi ringrazio, a nome mio, ma anche a nome di tutta la Chiesa per questo gesto di andare, andare verso l’ignoto e anche soffrire. Perché ci sarà sofferenza, ma ci sarà anche la gioia della gloria di Dio, la gloria che è sulla Croce”.

I frutti più visibili del Cammino

La “comunità cristiana” che dà i segni della fede è missionaria Alla base del CN c’è una parola che Kiko in varie occasioni ci ha ripetuto di aver ricevuto dalla Vergine Maria: “Bisogna fare comunità cristiane come la Sacra Famiglia di Nazareth che vivano in umiltà, semplicità e lode; dove l’altro è Cristo”. Tutto è partito da questo formare comunità cristiane come la Sacra Famiglia di Nazareth. Il catecumenato è stato lo strumento attraverso il quale mettere in atto la modalità: il cammino dell’umiltà (la tappa dell’ascolto del kerigma e del precatecumenato per incominciare a conoscere davvero se stessi), della semplicità (entrata al catecumenato con l’iniziazione alla preghiera e con le consegne del Padre Nostro e del Credo), della lode (tempo dell’elezione). Nel suo ritmo settimanale di celebrazione della Parola di Dio, di celebrazione dell’Eucaristia, e in un giorno di convivenza mensile, sempre sotto la guida di un’équipe di catechisti e la presidenza di un presbitero, la comunità, che così si va formando come cristiana per opera dello Spirito Santo, incomincia a dare “i segni della fede”: l’amore nella dimensione della croce e l’unità. E questo di dare i segni della fede rimane come missione di fondo propria della vita cristiana.

La “missio ad gentes”

Da queste comunità e in queste comunità sono sorti diversi carismi a servizio della evangelizzazione: oltre ai catechisti, diciamo così, locali (che fanno catechesi nella propria parrocchia o in parrocchie vicine) sono sorti itineranti, famiglie in missione, le “missio ad gentes” e le “communitates in missionem”.
Come nasce e cos’è la “missio ad gentes” ? Nel Cammino Neocatecumenale sono i fatti a mettere in movimento le cose, non progetti nati a tavolino. Davanti ad agglomerati urbani che nascono in pochi mesi, senza nessuna presenza cristiana, sono stati i Vescovi che, conoscendo la forza e la fede di tante famiglie del Cammino, con i loro numerosi figli, hanno chiesto agli Iniziatori del Cammino di aiutarli in qualche modo, coinvolgendo proprio queste stesse famiglie.
Kiko e Carmen hanno pensato di rispondere a queste richieste inviando proprio una comunità cristiana dentro questi agglomerati: quattro o cinque famiglie, con i loro figli, un presbitero, alcune sorelle in aiuto alle famiglie e qualche fratello che facesse da “socio” al presbitero: una trentina di persone, e si comincia una evangelizzazione non partendo da un “tempio”, ma proprio dalla “comunità cristiana”. Il Vescovo assegna una zona, dà la “missio canonica” al presbitero ed inizia la missione. I frutti, specie nelle zone più scristianizzate o pagane, sono davvero grandi.

Le “Communitates in missionem”

Di cosa si tratta? Semplice. Non va in missione solo qualche famiglia della comunità con i figli o un gruppo di famiglie, come nella missio ad gentes, ma tutta la comunità, cioè tutto quel gruppo di fratelli e sorelle che insieme hanno percorso durante numerosi anni tutte le tappe del cammino di iniziazione cristiana e solennemente hanno rinnovato in cattedrale, durante una veglia di Pasqua, le promesse battesimali. Kiko, nell’Annuncio d’Avvento del 2008, ha precisato il senso di questa missione: “Il Cammino finisce annunziando il Vangelo per il mondo… Non vanno alcuni fratelli, va tutta la comunità. E’ una grazia grandissima, è una cosa meravigliosa che Dio vi manda in missione, affidandovi una missione concreta. Molti di questi quartieri dove vanno queste comunità sono quartieri pieni d’immigrati, soprattutto di musulmani, cinesi e rumeni. E dopo c’è moltissima gente che è lontana dalla Chiesa, lontanissima, che non viene. … E’ fantastico poter partire, che il Signore ti dia una missione, morire in missione, invecchiare in missione”.

I Seminari Diocesani Missionari “Redemptoris Mater”

Il primo “Redemptoris Mater” è stato aperto a Roma, il 4 novembre 1987, con 72 alunni. Il 14 febbraio 1988, Sua Em. il Card. Ugo Poletti, Vicario del Papa per la Diocesi di Roma, lo erigeva canonicamente, con un proprio Statuto e Regola di vita.
Sono quattro le note che caratterizzano il Seminario “Redemptoris Mater”, che ne dicono bene anche la sua natura specifica:
1) la diocesanità: sono eretti dai Vescovi diocesani, in accordo con l’Équipe Responsabile internazionale del Cammino, e si reggono secondo le norme vigenti per la formazione e l’incardinazione dei chierici diocesani e secondo statuti propri, in attuazione della Ratio fundamentalis institutionis sacerdotalis.
2) La missionarietà: i “Redemptoris Mater” sono finalizzati alla formazione presbiterale di giovani e adulti (OT 4) che si rendono disponibili al Vescovo per essere inviati in missione.
3) La internazionalità: l’essere aperti ad accogliere giovani provenienti da tutto il mondo, come segno della “cattolicità” della chiesa.
4) La partecipazione alla vita della comunità neocatecumenale.

Elementi costitutivi del Cammino

Il primo elemento costitutivo del Cammino è la Parola di Dio, a cui si viene educati poco a poco durante tutta l’iniziazione cristiana e che dà/ridà i “criteri cristiani” per leggere e interpretare gli eventi della storia alla luce della presenza di Dio: ”Lampada per i miei passi è la tua Parola, luce sul mio cammino” (Sal 119,105). L’itinerario neocatecumenale, celebrando settimanalmente la Parola di Dio, porta gradualmente il neocatecumeno a un dialogo esistenziale con Dio.
L’ascolto della Parola è alla base di una liturgia più viva che favorisce quella partecipazione auspicata dal rinnovamento conciliare. Il centro di questa liturgia, “culmine” e “fonte” della vita e della missione della Chiesa, è la celebrazione del mistero pasquale, dell’eucaristia domenicale, all’ingresso del giorno del Signore, il sabato sera. Il Cammino, che avvia nelle parrocchie un processo di iniziazione cristiana, si differenzia per questo essenzialmente da altre realtà ecclesiali e movimenti. La celebrazione dell’eucaristia in piccole comunità si ispira unicamente a criteri inerenti al processo di iniziazione, nel rispetto di quella gradualità che è propria di ogni processo formativo.
Il terzo pilastro è costituito dalla comunione, koinonia, sperimentata e vissuta nella piccola comunità, non su base psicologica o sociologica, ma come dono dello Spirito Santo. Il peccato, lo abbiamo accennato sopra, tagliando la relazione con Dio, chiude l’uomo nel suo “io” e lo pone in una situazione conflittiva con gli altri. Egli sperimenta la sua incapacità di amare, di uscire da sé, per la paura della morte che regna su di lui (cf Eb 2,14-15). Solo Cristo che vince la morte e ci fa dono del Suo Spirito può dare all’uomo la capacità di amare: “Come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri” (Gv 13,34).
Tutto questo non si dà mediante un processo conoscitivo o di impegno al di dentro di una qualche spiritualità particolare, ma nella dinamica di una crescita, di una “gestazione”, di un cammino appunto, che ripercorre passo passo le tappe del processo neocatecumenale, ispirato a grandi linee al catecumenato antico: una fase kerygmatica e di riscoperta del pre-catecumenato, una fase di riscoperta del catecumenato e dell’elezione. Chi opera in questo processo è lo Spirito Santo mediante il dono della grazia sacramentale che viene fatta “rivivere” dentro di noi.

Rinnovo promesse Battesimali 28 marzo 1 aprile  2018

Rinnovazione solenne delle promesse battesimali nella Cattedrale di Bari con Sua Eccellenza Mons. Francesco CACUCCI, della quarta comunità Neocatecumenale della parrocchia:

“Madre Della Divina Provvidenza”

S.E Mons. Francesco CACUCCI durante l’Omelia

Tra i 56 membri della comunità neocatecumenale anche un sacerdote francescano, Padre Ruggiero Doronzo, vocazione presbiterale proveniente dal “Cammino” e presbitero della comunità.

28 marzo 2018

Il 28 marzo 2018, si é tenuto il primo incontro ufficiale tra l’Arcivescovo della Diocesi di Bari-Bitonto Francesco CACUCCI e i membri della quarta comunità del Cammino Neocatecumenale nella Parrocchia “Madre Della Divina Provvidenza” di Bari in occasione della tappa conclusiva di un percorso durato 27 anni n.d.r. (8 marzo 1991) e passato attraverso le diverse tappe di riscoperta del Battesimo.

 1 aprile 2018(veglia di Pasqua)

Tutti i fratelli della quarta comunità, rivestiti delle vesti bianche si sono ritrovati alle 10.30 in Cattedrale. Presenti anche i catechisti che hanno accompagnato la formazione della comunità. Una equipe formata da Padre Domenico Fiorentino(Barnabita), Donato Mincuzzi, Caterina Masino, Gianni Amoruso, Maria Elena Maselli, Fabrizio Franco e Francesca Zotti, Giuseppe Morisco e Gilda Ruggieri.

La Veglia pasquale è iniziata, come è consuetudine, con la benedizione del Fuoco, accensione del Cero, il canto dell’Exultet, la proclamazione della Parola e quindi l’Omelia nella quale Sua Eccellenza Mons. Francesco CACUCCI ha avuto parole piene di misericordia e incoraggiamento verso i fratelli, neocatecumeni, presenti.

Dall’Omelia pronunciata da Sua Eccellenza Mons. Francesco CACUCCI nella Veglia Pasquale:

La Parola che abbiamo ascoltato è fin troppo ricca perché mostra il significato di questa Veglia.

Un “Cammino”, nato nel 1964 dall’intuizione di Francisco (Kiko) Argüello e di Carmen Hernández, riconosciuto “come un itinerario di formazione cattolica valido per la società e per i tempi odierni” (S.S. Giovanni Paolo II).

“Oh…se noi riuscissimo a vivere anche qualche sabato sera questa veglia nell’attesa del giorno del Risorto: la domenica.

E nella Parola noi incontriamo già i segni premonitori dei sacramenti. Così è stato il Mar Rosso. Tutta la tradizione della Chiesa, infatti, l’ha considerato come il segno anticipatore del Battesimo. Così la Parola di Ezechiele, così anche la Parola di Paolo che ha richiamato il soffio dello Spirito. Perché la carne diventa spirito nel momento del Battesimo.

E questo lo vivremo tutti attraverso l’impegno dei nostri neocatecumeni che rinnoveranno le promesse battesimali. Ma loro sono un segno di un cammino che tutti siamo chiamati a percorrere. E poi questa rinnovazione delle promesse battesimali ci fa immergere tutti nel Fonte e ci fa rivivere quel dono un giorno ricevuto. E questo noi lo vivremo tra poco con la celebrazione del Battesimo che ha bisogno sempre di ravvivarsi in noi”.

Si conclude quel lungo itinerario di conversione che ha portato questi fratelli alla consapevolezza della forza dello Spirito Santo nella concretezza della loro vita. Siamo vicino a loro con la preghiera, grati al Signore che opera sempre meraviglie nella sua Chiesa.

 

 

 

 

 

 

 

 

“Mettimi come sigillo sul tuo cuore, come sigillo sul tuo braccio, perché forte come la morte é l’Amore… (Cantico dei Cantici 8, 6)

 

Altro importante appuntamento in agenda sarà il pellegrinaggio a Gerusalemme.

Storia del Cammino

Il Cammino Neocatecumenale è germogliato nel 1964 tra i baraccati di Palomeras Altas (Madrid) grazie all’opera di Francisco (Kiko) Argüello, un pittore nato a León (Spagna), e Carmen Hernández, laureata in chimica e formatasi nell’Istituto Misioneras de Cristo Jesús. I due hanno vissuto tra i poveri di quelle baracche e a loro hanno annunziato il Vangelo.

La loro predicazione ha preso la forma di una catechesi fondata sulla Parola di Dio, sulla celebrazione liturgica e sulla vita comunitaria. Dalle baracche l’esperienza è passata presto, affinandosi, ad alcune parrocchie di Madrid e di Zamora. In Italia è giunta nel 1968 sostenuta dal consenso del cardinale Vicario del Papa per la diocesi di Roma e ben presto si è irradiata in tutta la Chiesa universale, paesi di missioni compresi.

Il Cammino Neocatecumenale si colloca nell’ambito del rinnovamento proposto dal Concilio Vaticano II e si pone al servizio della gerarchia ecclesiastica. Insegnando una vita vissuta alla luce dell’amore di Gesù, esso guida le persone alla riscoperta del battesimo e propone un’educazione permanente alla fede mediante la conversione e la catechesi post-battesimale. Fin dal suo sorgere si è sempre proposto come cammino di iniziazione alla fede: «non è una spiritualità particolare, ma un cammino di gestazione, un itinerario di formazione cattolica, valida per la società e per i tempi odierni» (Giovanni Paolo II, Lettera “Ogniqualvolta”).

 

 Papa Francesco con l’equipe internazionale del Cammino  (ANSA)

Il Papa riceve l’equipe del Cammino Neocatecumenale, un incoraggiamento alla missione.

Udienza questa mattina a Kiko Argüello, padre Mario Pezzi e María Ascensión Romero. Appuntamento al 5 maggio con il grande incontro a Tor Vergata.

Papa Francesco ha ricevuto oggi 19 aprile, alle 11.30, l’equipe internazionale del Cammino Neocatecumenale nel Palazzo Apostolico vaticano. Motivo principale dell’incontro è stato parlare del 50esimo anniversario del Cammino che si celebrerà con un grande evento presieduto dallo stesso Pontefice a Tor Vergata il prossimo 5 maggio.

Durante l’udienza – informa una nota – Francesco ha voluto ringraziare Kiko Argüello per il bene che il Cammino sta facendo alla Chiesa e si è rallegrato di sapere che invierà 36 nuove missio ad gentes in tutto il mondo e 20 comunità in missione alle periferie di Roma. Tra gli altri temi affrontati quello dell’evangelizzazione e del lavoro missionario che l’itinerario neocatecumenale sta portando avanti nei cinque continenti.

Kiko ha poi presentato al Papa María Ascensión Romero, che, su richiesta della Santa Sede, e come previsto dagli Statuti, completa l’equipe dopo la morte di Carmen Hernández, avvenuta il 19 luglio 2016.

Francesco ha quindi dato appuntamento a Kiko Argüello al 5 maggio quando le comunità neocatecumenali dei cinque continenti si ritroveranno a Tor Vergata per celeberare il 50esimo anniversario dell’arrivo di questa diffusa realtà ecclesiale a Roma, dopo i suoi inizi a Madrid alla fine degli anni ’60.

Il luogo scelto per l’incontro – che si terrà alle 11 – è l’area universitaria di Tor Vergata, situata nella periferia di Roma, in omaggio a San Giovanni Paolo II, che durante i suoi 26 anni di pontificato ha accolto e sostenuto il Cammino Neocatecumenale. Sullo stesso enorme prato Wojtyla celebrò anche l’indimenticabile incontro con i giovani per la Giornata Mondiale della Gioventù del 2000.

All’evento del 5 maggio parteciperanno circa 150 mila persone da tutto il mondo, in rappresentanza delle 135 nazioni in cui è presente il Cammino. Esso si concluderà con il canto dell’inno Te Deum. Vi prenderanno parte anche cardinali, vescovi e altre personalità.  

ULTIME NOTIZE

Neocatecumenali: l’5 maggio un grande incontro per i cinquant’anni del Cammino

Previsto per l’8 maggio a Tor Vergata (Roma) un incontro internazionale per i cinquant’anni dalla nascita del Cammino Neocatecumenale. 

 

Roma, 05/09/2017 – Papa Francesco ha ribadito il suo appoggio al Cammino Neocatecumenale durante un’udienza privata all’iniziatore, Kiko Argüello, avvenuta ieri, lunedì 4 settembre, in Vaticano, insieme a padre Mario Pezzi.

Kiko e padre Mario formano l’équipe responsabile internazionale di questo itinerario di iniziazione cristiana per giovani e adulti riconosciuta dalla Santa Sede i cui statuti definitivi sono stati approvati nel 2008. Parte di questa équipe era Carmen Hernández, co-iniziatrice insieme a Kiko, scomparsa il 19 luglio 2016.

Argüello ha presentato al Pontefice un progetto per celebrare l’8 maggio 2018 il cinquantesimo anniversario del Cammino Neocatecumenale in un grande incontro internazionale. L’evento dovrebbe aver luogo a Tor Vergata, alla periferia di Roma, dove San Giovanni Paolo II celebrò la Gmg del 2000, nel giorno della festa della Vergine di Pompei e della Nostra Signora di Luján, patrona dell’Argentina.

Durante l’incontro saranno inviate delle comunità in missione nelle parrocchie che lo necessitano. Le comunità inviate hanno terminato questo percorso di educazione alla fede e, su richiesta dei parroci, sostengono le altre parrocchie nell’evangelizzazione ai lontani, solitamente nelle zone più degradate delle città.

Il Papa ha accolto con favore l’invito e ha espresso il desiderio di partecipare all’incontro, chiedendo anche di presentare il progetto al suo vicario di Roma, monsignor Angelo De Donatis, per iniziare quanto prima i preparativi. Il Pontefice ha inoltre esortato Kiko e padre Mario a proseguire nell’impegno per l’evangelizzazione e ha riconosciuto i frutti che il Cammino porta in tutto il mondo.

Il 18 agosto scorso, il Santo Padre aveva inviato una lettera a Kiko in cui esprimeva l’apprezzamento per il dono del libro che raccoglie i “Diari” di Carmen Hernández negli anni 1979-1981 recentemente pubblicato in Spagna. «Mi rallegra che attraverso queste pagine si faccia presente la testimonianza di un grande amore a Gesù» ha scritto Francesco, aggiungendo: «Dio aiuti il Cammino perché semini in ogni momento il Vangelo con allegria e senza riserve, con fede e umile obbedienza».

Papa Francesco a Kiko: “Dio aiuti il Cammino nella semina Vangelo”

 

Caritas Christi Urget Nos!

Kiko Argüello: “Il mio libro, un testamento spirituale. Carmen, insostituibile…”

L’iniziatore del Cammino Neocatecumenale presenta il nuovo volume “Annotazioni” che raccoglie riflessioni, preghiere, poesie dal 1988 al 2014 e racconta della prossima missione di evangelizzazione in tutto il mondo.
“Nel mio petto, Signore, hai aperto una fessura. È un abisso oscuro, un universo che ti anela. In esso mi perdo e soffro”. “Concedimi di volerti bene, Signore”. “Arma del cristiano, la preghiera”. Sono solo alcune delle 506 preghiere, riflessioni, poesie, pensieri, che Kiko Argüello ha annotato su un piccolo taccuino per circa 25 anni e che ora vengono rese pubbliche in un libro. “Annotazioni” il titolo del volume dell’iniziatore del Cammino Neocatecumenale, il secondo dopo il best-seller del 2012 “Il Kerygma. Nelle baracche con i poveri”. Edito da Cantagalli, con la prefazione del cardinale Ricardo Blázquez, presidente della Conferenza Episcopale Spagnola, il libro viene presentato oggi, venerdì 25 novembre, al Teatro Olimpico di Roma, dallo stesso Argüello insieme al cardinale Gerhard Ludwig Müller, prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, e a Graziano Delrio, ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti. Prima dell’incontro, Kiko ha concesso un’intervista esclusiva a ZENIT.

Come definirebbe il suo libro? E perché la necessità di pubblicare queste riflessioni che risultano, a tratti, così intime?

Sono state le sofferenze che ho avuto, momenti di “rigurgito” spirituale, di sfogo, durante i quali ho iniziato a fare un dialogo con me stesso scrivendo su un quaderno. Ho scritto, anno dopo anno, queste annotazioni… Mai avrei pensato di pubblicarle! Dal 1988 portavo queste carte nella borsa e dato che mi si stavano distruggendo ho chiesto ad un amico di trasferirle sul computer. Lui mi ha detto: “Kiko, questo è fortissimo, perché non lo pubblichi? Farebbe molto bene ai fratelli del Cammino, perché qui c’è la tua anima”. Ci ho pensato e, su incitazione anche della BAC (Biblioteca de Autores Cristianos), ho deciso di scrivere allora il libro che considero una sorta di “testamento spirituale”, un regalo per le mie comunità fondate a Madrid, a Roma, nel mondo, a cui voglio molto bene. Eccolo qui (mi mostra il volume), mi vergogno di leggerlo, perché è troppo intimo… Però a qualcuno magari farà del bene. In quel caso, benedetto sia il Signore!

La morte di Carmen a luglio ha contribuito in qualche modo?

Sicuramente ha accelerato la pubblicazione, perché mi ha fatto rendere conto che presto anche io morirò. Ho pensato allora che qualcuno avrebbe trovato questi fogli. Chi li avrebbe pubblicati? Chi li avrebbe presentati? Forse, ho riflettuto, è meglio che lo faccia io stesso prima di morire.

A proposito di Carmen, sono tanti fuori e dentro il Cammino che si domandano se sarà sostituita…

Ci abbiamo pensato e abbiamo valutato mille ipotesi. Però pensiamo di no: finché io e padre Mario (Pezzi, il sacerdote terzo responsabile dell’èquipe internazionale del Cammino Neocatecumenale, ndr) siamo in salute andiamo avanti come due apostoli. Alcuni fratelli ci aiutano nell’evangelizzazione e in altre cose pratiche di tutti i giorni. Ma non pensiamo di sostituire Carmen, anche perché lei è insostituibile.

Le manca?

Eh sì, non poco.

Che ricordo ha di quella che è stata sua compagna di evangelizzazione per così tanto tempo?

Carmen è stata meravigliosa. Un amore a Cristo impressionante. Dio ci ha unito e preparato per questa opera grande in mezzo ai poveri. Abbiamo portato l’iniziazione cristiana nelle parrocchie, almeno in quelle che lo hanno voluto, e la gente ha scoperto cosa vuol dire essere cristiani. Essere cristiani è la cosa più grande che possa esserci nella vita. È la partecipazione alla vita di Cristo, alla vita divina, all’amore di Dio che ama in maniera sorprendente fino a morire crocifisso come l’ultimo della terra. 

Sulla scia dei ricordi, il Cammino Neocatecumenale tra qualche anno celebra il suo 50° anniversario. Qual è la prima cosa che le viene in mente ripercorrendo questo mezzo secolo?

Penso soprattutto al fatto che insieme a Carmen abbiamo viaggiato per il mondo intero: tutta l’America, tutta l’Asia, tutta l’Europa, predicando il Vangelo nelle Chiese, nelle piazze, negli Stadi. Quanti giovani abbiamo incontrato, migliaia! Quante vocazioni al sacerdozio, alla vita consacrata, alla missione, il Signore ha suscitato! Davvero Dio non ci ha voluto tenere fermi un istante… Ha fatto tutto Lui con il suo zelo di salvare l’umanità, e noi siamo stati solo strumenti.

Si sente soddisfatto?

Sì sono contento, ma sempre sofferente! Mi considero un peccatore, un poveraccio, non so perché Dio mi dà questi sentimenti….

Sinceramente, quale crede che sia stato il contributo che il Cammino ha dato alla Chiesa?

Sono stati i Papi stessi a riconoscere sempre il grande contributo del Cammino Neocatecumenale alla Chiesa, non ultimo Papa Francesco che ci vuole molto bene e che lo ha definito “un dono”. Credo che il Cammino sia servito anche ad uscire dai limiti del clericalismo che, come dice spesso il Santo Padre, è uno dei “cancri” della Chiesa. A 50 anni dal Concilio, sono tanti ancora nella Chiesa che non sopportano che un laico dica certe cose, è un’anomalia, o che il Signore possa dare un carisma a un laico, perché questo significa avere “potere”. Questo ancora oggi ci fa un po’ soffrire, ma Cristo ha sofferto molto più di noi.

Si prevede qualche novità per il futuro?

Il futuro? Il futuro è nelle mani di Dio! Proseguiamo con l’evangelizzazione nelle parrocchie: sono tante quelle nuove nel mondo che hanno aperto le porte a questa realtà di iniziazione cristiana. E poi le missio ad gentes, che sono un aiuto soprattutto per le famiglie a farle rimanere unite.

Prosegue, invece, l’evangelizzazione in Asia? 

Assolutamente! Il Papa ha già inviato circa 400 famiglie in Asia: si sta aprendo la Mongolia, il Laos, il Vietnam e anche, poco a poco, la Cina. Parlavo giorni fa con l’arcivescovo di Pechino che mi ha detto: “Abbiamo bisogno di voi, perché abbiamo urgente bisogno di un nuovo catecumenato”. Hanno aperto tantissime Chiese ma ci sono cinesi che non sanno niente di Cristo, del cristianesimo, non si sa come educarli, come avvicinarli alla Chiesa…. Io ho detto: “Stiamo preparando 20mila sacerdoti per la Chiesa in Cina, ma siamo ancora troppo pochi, come fare?”. D’altro canto, cosa sono 20mila sacerdoti per oltre 300mila Chiese? Niente. La Cina è immensa, ma adesso è in un momento di kayròs, ha bisogno di apostoli. E noi, nella misura del possibile, proviamo a favorire l’evangelizzazione. Nei seminari Redemptoris Mater dico di preparare un gruppo per la Cina, per portare Gesù Cristo. In Cina, infatti, ora ci sono solo i soldi… Soldi, soldi, soldi… E, come dice sempre il Papa, i soldi sono l’anti-Dio.

Invece in Europa, ha detto in diverse occasioni, si rischia l’apostasia…

No, no, non si rischia l’apostasia, l’Europa è già nell’apostasia. E questo è un fatto serio, è la preparazione dell’Anticristo. San Paolo dice nella seconda Lettera ai Tessalonicesi che: “Prima verrà l’apostasia e si rivelerà l’uomo dell’iniquità”, ma “il Signore Gesù lo distruggerà con il soffio della sua bocca”. Noi pensiamo che questo soffio sia l’annuncio del kerygma. Per questo stiamo preparando per i prossimi mesi una missione in tutto il mondo di migliaia di apostoli che, a due a due, “senza borsa né denaro”, annuncino l’amore di Dio per la strada.

 

Annotazioni 1988-2014 Kiko Arguello

Uscirà il 10 novembre 2016 il libro di Kiko Arguello Annotazioni 1988-2014, pubblicato da Cantagalli. Il libro esce dopo la morte della coiniziatrice del Cammino Neocatecumenale Carmen Hernadez, che è tornata alla casa del Padre lo scorso Luglio.

Kiko lo ha definito una raccolta di pensieri, preghiere, poesie, ispirazioni che ha avuto in oltre 25 anni.

Queste riflessioni sono il frutto di un uomo qualunque con i suoi problemi, dubbi, speranze, gioie e dolori. Un uomo normale che ha compiuto nella sua vita opere impossibili e straordinarie. La vita dei santi è la vita di uomini e donne normali pregni dell’amore di Cristo, sempre più somiglianti alla bellezza del Suo volto Il libro può essere letto senza continuità. Esso può essere aperto a caso ed offrire in una sola pagina o in una riflessione una chiave di lettura della vita o dei problemi esistenziali, offrendo a volte una soluzione che sembra impossibile o inesistente.

Annotazioni 1988-2014 è il secondo libro pubblicato da Kiko Arguello. Il primo libro Kerygma, pubblicato in Italia da San Paolo, è la narrazione della nascita del Cammino Neocatecumenale nelle baracche di Palomeras, periferia povera di Madrid negli anni ’60, fino all’ispirazione della Missio ad gentes e agli altri doni dello Spirito per la Nuova Evangelizzazione.

La sintesi dell’intervento del Card. Muller, Prefetto della Congregazione della Dottrina della Fede, alla presentazione del libro a Roma.

Un carisma che viene dallo Spirito Santo e che non smette mai di ricordarci la discrepanza tra la grandezza del mandato e la nostra debolezza, la nostra miseria umana. La grazia non ci viene data come possesso, qualcosa di cui vantarsi davanti a Dio e al Le Annotazioni 1988-2014, raccolte da Kiko Argüello e contenute nel libro, non offrono riflessioni sistematiche o frammentarie sui temi della fede e della teologia. Esse sono invece la testimonianza di un cammino interiore dell’anima e degli sforzi per ottenere la fiducia in Dio, nonché l’unione con il Signore crocifisso e sofferente. Il cuore desidera disfarsi di ogni cosa che vorrebbe prendere il posto di Dio, allargandosi in modo tale da far sì che la pienezza del Suo amore possa prenderne dimora.

Addio a Carmen Hernández, instancabile evangelizzatrice innamorata di Cristo

La co-iniziatrice del Cammino Neocatecumenale è scomparsa oggi pomeriggio a 85 anni.

Era uno spirito libero Carmen Hernández, co-iniziatrice insieme a Kiko Argüello del Cammino Neocatecumenale. Di quella libertà che vivono solo le persone che hanno incontrato Gesù Cristo nella loro vita e hanno capito che tutto il resto passa in secondo piano.
Alle 16.45 di oggi è morta a 85 anni, nella sua casa paterna di Madrid, dopo una lunga malattia che l’aveva costretta a stare a riposo per un anno e mezzo. Lei che nella sua vita non si era mai fermata, che insieme a Kiko aveva girato il mondo per annunciare ilkerygma, la Buona notizia, a cominciare da quelle baracche alla periferia di Madrid dove vi si era trasferita sul finire degli anni ‘60 per portare la Parola in mezzo agli zingari, ai reietti, ai criminali.
Una strada che aveva scelto Dio per lei, come amava ripetere, visto che i suoi progetti e quelli della sua facoltosa famiglia erano ben altri. Avviata agli studi scientifici con il padre alle spalle che la spingeva ad un futuro imprenditoriale, Carmen nel suo percorso di studi volle raggiungere solo un traguardo: la licenciatura in chimica (una sorta di laurea di primo livello).
Poi decise di assecondare quel sacro fuoco missionario che bruciava nel suo cuore da quando era bambina e a Tudela, sulla riva
dell’Ebro, vedeva passare missionari gesuiti, domenicani e salesiani provenienti da ogni angolo del globo. A 15 anni espresse il desiderio di recarsi in India, creando non pochi scombussolamenti nella sua famiglia; il proposito si concretizzò qualche anno più tardi con la maggiore età quando decise di diventare missionaria cattolica e si ritirò per otto anni nell’Istituto Misioneras de Cristo Jesús, a Barcellona.
Erano gli anni ’60 e mentre i giovani della sua età sognavano la rivoluzione, lei ambiva a formare èquipe missionarie in Bolivia. Una di queste riuscì a partire e a lavorare tra gli Indios. Lei, intanto, continuava a stare in Spagna a cercare giovani che sposassero il progetto. All’epoca studiava teologia e intensificava il suo impegno religioso, ma decise di rimanere allo stato laicale. Per sostenersi lavorava in fabbrica o come donna delle pulizie.

È in quegli stessi anni, durante i quali sulla Chiesa soffiava lo Spirito del Concilio Vaticano II, che tramite sua sorella Pilàr, all’epoca volontaria in un’associazione di riabilitazione delle prostitute, viene a conoscenza di un tale Kiko Argüello, giovane pittore anch’egli di buona famiglia che aveva rinunciato ad una promettente carriera per andare con una Bibbia, una chitarra e i fioretti di San Francesco tra i poveri di Palomeras Altas.

Una follia, che tuttavia a Carmen sembrò molto più concreta come servizio alla Chiesa di tanti suoi progetti. Decise allora di seguire questo strano uomo con la barba e andò ad abitare in una baracca a mezzo chilometro da lui pensando, in fondo in fondo, di aver trovato un elemento valido per la sua missione in Bolivia. Ma quando Carmen conobbe la comunità di Palomeras – raccontava lei stessa – ebbe una grande sorpresa: scoprì, cioè, che la Chiesa non era composta da gente scelta ma da poveri e peccatori, perché era lì che Gesù Cristo si rendeva presente.

Il resto è storia conosciuta da tutti: le prime comunità formate dagli zingari, il trasferimento a Roma nel Borghetto latino, l’evangelizzazione nelle parrocchie di tutto il mondo, l’elaborazione di quelle catechesi iniziali a cui lei diede il contributo maggiore grazie ai suoi studi teologici e che, anche per la sua tenacia, furono approvate dopo tanto tempo dalla Santa Sede con il nome di “Direttorio Catechetico del Cammino Neocatecumenale”. Catechesi che negli anni hanno avvicinato milioni di persone alla Chiesa attraverso quello che lei non voleva che venisse definito “movimento”, tantomeno associazione o congregazione, ma una realtà ecclesiale frutto del rinnovamento del Concilio.

Il Cammino, si sa, conta oggi grandi numeri tra circa 30mila comunità in 125 paesi, migliaia di vocazioni e un centinaio di seminari, ma Carmen non amava sentirlo dire. Si è sempre distaccata da trionfalismi e vanaglorie o da riconoscimenti pubblici come il dottorato in teologia honoris causa che la Catholic University of America di Washington aveva concesso a lei e Kiko il 16 maggio del 2015.

Ciò che cercava Carmen era il bene delle persone, e questo implicava anche un modo schietto di dire la verità così com’era, nuda e cruda. A cominciare da Kiko. Non si dimenticano infatti i suoi rimbrotti divenuti una scena imperdibile degli incontri vocazionali, quando dopo catechesi appassionate di Argüello, di fronte a folle oceaniche, si alzava in piedi e con l’inconfondibile accento madrileño diceva: “Io dico sempre a Kiko che l’inferno è pieno di predicatori come lui!”. O quando, durante le celebrazioni nel 2009 per i 40 anni del Cammino Neocatecumenale nella Basilica di San Pietro, durante un discorso interminabile, a Kiko che cercava di farla abbreviare urlò in spagnolo: “Fai silenzio, parlo al Papa!”, strappando un sorriso anche a Benedetto XVI.

Come dimenticare, poi, i suoi incoraggiamenti alle vocazioni femminili o le parole sull’importanza del ruolo della donna “fabbrica della vita” per la Chiesa, per la famiglia e per la società. “Per questo – ripeteva continuamente – dalla prima pagina della Genesi fino al finale dell’Apocalisse il demonio perseguita sempre una donna”.

Di lei Kiko fa un ricordo commosso: “Carmen, che enorme aiuto al Cammino! Non mi ha mai adulato, ha pensato sempre al bene della Chiesa. Che donna forte!”, scrive in una lettera. “Spero di morire presto e di ricongiungermi a lei. Carmen è stata per me un evento meraviglioso” con “il suo genio grande, il suo carisma, il suo amore al Papa e soprattutto il suo amore alla Chiesa”. “È stato commovente – prosegue Kiko – che ha aspettato che io arrivassi, l’ho baciata e le ho detto: Animo! Coraggio! E dopo averle dato un besito è morta”.

I funerali si terranno giovedì 21 luglio, alle 18, nella Cattedrale dell’Almudena di Madrid, presieduti dall’arcivescovo Carlos Osoro Sierra, alla presenza di numerosi vescovi e cardinali vicini alla realtà neocatecumenale e agli itineranti di tutta Europa. Intanto le comunità di tutto il mondo si sono riunite in preghiera in segno di riconoscimento per questa donna che, con la sua passione e il suo dare la vita, ha trasmesso loro l’amore per Cristo e per la Chiesa.

Messagio di condoglianze di Papa Francesco nel funerale di Carmen Hernández

PREG.MO SIG. FRANCISCO (KIKO) ARGÜELLO

CAMMINO NEOCATECUMENALE 

MADRID

Ho appreso con emozione la noticia della morte della signorina Carmen Hernández, sopraggiunta al termine di una lunga esistenza segnata dal suo amore per Gesu” e da un grande slancio missionario. In quest”ora di doloroso distacco sono spiritualmente vicino con affetto ai familiari e all”intero Cammino Neocatecumenale, di cui lei e” stata co-iniziatrice, come pure a quanti hanno apprezzato il suo ardore apostolico concretizzato soprattutto nell”indicare un itinerario di riscoperta del battesimo e di educazione permanente alla fede.

Ringrazio il signore per la testimonianza di questa donna, animata da sincero amore alla chiesa, che ha speso la sua vita nell”annuncio della Buona Novella in ogni ambiente, anche, quelli piu” renitenti, non dimenticando le persone piu” emarginate. Affido la sua anima alla divina bonta’, affinche” la accolga nel gaudio della Pasqua Eterna ed incoraggio coloro che l”hanno conosciuta e quanti aderiscono al CamminoNeocatecumenale a mantenere viva la sua ansia evangelizzatrice, operando in fattiva comunione con i vescovi e i sacerdoti ed esercitando la pazienza e la misericordia con tutti.

Con tali voti, invoco la materna intercessione della Vergine Maria e volentieri imparto a quanti sono presenti al rito esequiale la Benedizione Apostolica.

FRANCISCUS PP.
Dal Vaticano, 20 luglio 2016

 

Incontro Internazionale di rabbini organizzato dal Cammino Neocatecumenale. Ecco com’è andata

 

Riportiamo il Comunicato stampa del Cammino Neocatecumenale in occasione dell’incontro internazionale di Rabbini, Cardinali e Vescovi appena concluso nel centro Domus Galileae, presso il lago di Tiberiade.

Galilea 8 maggio 2015. Lo scorso giovedì si è concluso il primo Incontro Internazionale tra Rabbini, Cardinali e Vescovi organizzato in Israele dal Cammino Neocatecumenale, in occasione del 50° anniversario della Dichiarazione Nostra Aetate e nel ricordo del 70° anniversario della fine della Shoah. Ha avuto luogo presso la Domus Galilaeae, sul lago di Tiberiade in Galilea e hanno partecipato 7 Cardinali, 20 Vescovi e 120 Rabbini da tutto il mondo. Erano presenti inoltre personalità del mondo accademico, dell’arte e della cultura di entrambe le confessioni religiose.

I Cardinali presenti erano:

  • George Pell, Prefetto della Segreteria per l’Economia della Santa Sede
  • Stanislaw Rylko, Presidente del Pontificio Consiglio per i Laici
  • Telesphore Placidus Toppo, Arcivescovo di Ranchi (India)
  • Christoph Schönborn, Arcivescovo di Vienna (Austria)
  • Josef Cordes, Presidente Emerito del Pontificio Consiglio Cor Unum
  • Andrew Yeom Soo-jung, Arcivescovo di Seul (Corea del Sud)
  • Paolo Romeo, Arcivescovo di Palermo (Italia)

L’incontro è stato guidato dall’Equipe Internazionale del Cammino: Kiko ArgüelloCarmen Hernández e P. Mario Pezzi, insieme con il Direttore della Domus Galilaeae P. Rino Rossi. Hanno partecipato all’incontro anche numerosi catechisti itineranti del Cammino Neocatecumenale e presbiteri, in totale circa 400 persone.

Si è trattato di una iniziativa senza precedenti incoraggiata dalla Santa Sede. Papa Francesco ha inviato un messaggio per sottolineare e riconoscere questo evento come uno strumento per rafforzare la fraternità tra i due popoli.

Omaggio e preghiera nella sinfonia “La Sofferenza degli Innocenti”. Uno dei momenti fondamentali è stato l’esecuzione della Sinfonia “La sofferenza degli Innocenti” interpretata dal Coro del Cammino come un atto di amore e di riconciliazione con il popolo ebraico per la sofferenza della Shoah.

Il Cammino Neocatecumenale aveva già presentato quest’opera sinfonica in diverse occasioni.

Nel 2012 prima a Boston e poi nel prestigioso Lincoln Center di New York di fronte a 3000 ebrei e decine di Rabbini. Sempre nello stesso anno nel Teatro Bechar Gerard di Gerusalemme. Nel Giugno del 2013 è stata eseguita ad Auschwitz, all’entrata della “porta della morte” e alla presenza di 15000 persone.

Questo incontro è stato concretamente il frutto del fatto che molti ebrei sono stati toccati dalla sinfonia e dal messaggio che trasmette

e hanno manifestato più volte l’emozione provata nell’ascoltare questa musica ricordando le vittime della Shoah.

Durante quattro giorni i partecipanti hanno parlato di alcune sfide comuni:

la missione salvifica del popolo ebraico e della chiesa cattolica nel mondo di oggi; la trasmissione della fede alle prossime generazioni; il contrasto tra l’antropologia giudeo-cristiana e le antropologie basate sulla premessa della negazione di Dio; il riemergere dell’antisemitismo e del fondamentalismo xenofobo.

Nell’ultimo giorno i Rabbini, nel descrivere la loro esperienza in questo incontro, si sono detti sorpresi di riconoscere la presenza di Dio in una comunione così meravigliosa:

“È stato un incontro storico. Mai nell’ebraismo avevamo riunito tanti rabbini di tutte le diverse espressioni: ortodossi, conservatori, riformati, ricostruzionisti, ecc.”. Tutti hanno parlato della fraternità vissuta con i Cardinali e i Vescovi e hanno ringraziato il Cammino Neocatecumenale per essere stato strumento di un vero miracolo.

Comunicato finale dei Rabbini. 

I rabbini presenti hanno scritto un loro comunicato finale:Siamo rimasti impressionati di come, nel Cammino Neocatecumenale, si sta trasmettendo la fede ai figli, si stanno ricostruendo le famiglie e i fedeli giungono alla conoscenza delle Scritture e delle radici del Cristianesimo: da tutto ciò è nato un grande rispetto e amore per il popolo ebraico.Un omaggio sinfonico e una preghiera, composta da Kiko Argüello, che ricorda la tragedia della Shoah, ci ha aiutato a meditare sulla sofferenza degli innocenti, che oggi continua anche tra i cristiani in alcuni paesi dell’Africa e del Medio Oriente. Abbiamo espresso il nostro comune impegno per la presenza di Dio nel mondo e il nostro comune desiderio di impegnarci nel tikkum olam, nel riparare il mondo, per tutta l’umanità, includendo la crescente preoccupazione per la sofferenza dei poveri, un maggiore rispetto per l’ambiente e per il rafforzamento della famiglia. Riflettendo sulla Nostra Aetate e sull’enorme cambiamento che ha promosso sono state evidenziate grandi opportunità e sfide.

In ogni caso, è avvenuto un immenso cambiamento rispetto ai pregiudizi e alle divisioni del passato e tale evento fa presagire una nuova relazione tra l’Ebraismo e il Cristianesimo.

Messaggio del Papa Francesco. Anche il Santo Padre ha inviato un messaggio mostrando la sua vicinanza spirituale e auspicando un fecondo approfondimento di questo dialogo fraterno:

Porgo i miei saluti a tutti voi che partecipate a questo incontro, e vi assicuro della mia vicinanza spirituale. Spero che il vostro incontro sarà un’occasione per rafforzare i vincoli di fraternità che condividete, e per approfondire il vostro impegno per far conoscere il grido degli innocenti attraverso il linguaggio della musica.
Unito a voi, prego il Signore che ascolti questo grido e che guarisca le afflizioni di tutti quelli che soffrono. Così anche io prego che i cuori siano aperti all’invocazione degli innocenti in tutto il mondo. Con questi sentimenti, invoco abbondanti benedizioni divine su tutti voi come pegno di pace e di forza.

Statuto Cammino Neocatecumenale

Il Cammino Neocatecumenale ringrazia papa Francesco per “Amoris Laetitia”.

Gli iniziatori del Cammino Neocatecumenale, Kiko Argüello e Carmen Hernández, hanno ringraziato papa Francescoper la pubblicazione del documento Amoris Laetitia sull’amore nella famiglia.
L’Esortazione Apostolica firmata il 19 marzo dal Sommo Pontefice ha scatenato una tempesta di polemiche e una molteplicità di interpretazioni, dividendo l’opinione dei cattolici tra chi legge nel documento una rottura col passato (nel senso di una rivoluzione positiva rispetto ad un passato da dimenticare o, al contrario, come una discontinuità nociva rispetto alla tradizione) e chi lo considera perfettamente inserito nel solco del magistero della Chiesa Cattolica e dunque in linea con gli insegnamenti degli ultimi pontificati e la Dottrina Sociale della Chiesa.
In questo contesto, gli iniziatori del Cammino Neocatecumenale, in hanno ribadito il loro sostegno al Sommo Pontefice ringraziandolo le parole di Amoris Laetitia, assicurando il sostegno della preghiera ed incoraggiandolo ad “andare avanti”.
L’equipe internazionale responsabile del Cammino Neocatecumenale,formato dagli iniziatori spagnoli Kiko Argüello e Carmen Hernández assieme al sacerdote italiano Mario Pezzi, hanno riassunto brevemente alcuni punti salienti dell’esortazione papale con particolare riguardo alla questione più discussa, quella delle persone che vivono situazioni matrimoniali “irregolari” alle quali Papa Francesco ha teso la mano nel nome di un nuovo approccio pastorale più attento alle esigenze dei più deboli e delle famiglie che si trovano in difficoltà.
L’intervento di Kiko e Carmen si presenta, in questo senso, come un invitorivolto a tutti i fedeli, ed in particolare agli appartenenti al Cammino Neocatecumenale (circa un milione di persone nei cinque continenti), ad una lettura che sottolinei la bontà e l’importanza del documento in piena comunione col Sommo Pontefice.
Fin dalla sua fondazione, negli anni sessanta, gli iniziatori del Cammino hanno sempre sostenuto l’importanza della fedeltà e dell’obbedienza al Papa. In questi quasi sessant’anni, sono stati numerosi gli incontri del Cammino con Paolo VI, Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e ora con Francesco, sempre caratterizzati da mutuo rispetto e collaborazione tra il carisma e l’istituzione gerarchica.
Nel corso degli anni, il Cammino si è inoltre distinto per una particolare attenzione alla pastorale famigliare e l’accompagnamento delle famiglie “ferite” attraverso un cammino di discernimento guidato da sacerdoti e catechisti.
La castità prematrimoniale,la missionarietà, l’importanza della trasmissione della fede ai figli e l’apertura alla vita, hanno caratterizzato le famiglie del Cammino che hanno messo in pratica gli insegnamenti ecclesiastici in materia di morale sessuale e famigliare, in particolare quelli dell’Humanae Vitae di Paolo VI, uno dei documenti più contestati della storia della Chiesa (anche da esponenti di altri movimenti e della stessa gerarchia).
Ecco i punti salienti dell’Esortazione Amoris Laetitia nelle parole degli iniziatori del Cammino:
  • Si avverte la preoccupazione del Santo Padre di andare incontro alle migliaia di cristiani che additati dal contesto sociale e familiare hanno sofferto il dramma di un nuovo matrimonio.
  • Il Santo Padre non vuole “scomunicarli”, è dispiaciuto per queste sofferenze, vuole che si sentano amati, prega per loro e li accoglie cercando di aiutarli.
  • In questo senso, questa Esortazione Apostolica ha un grande valore per chiamare e accogliere i lontani dalla Chiesa. Il Papa mostra in ciò un’immensa apertura che gli fa onore e che ci fa pensare che ha una speciale assistenza dello Spirito Santo in questo momento della Chiesa.
  • Il problema del discernimento dei pastori, sacerdoti e vescovi, caso per caso, non deve spaventarci; è un atto di enorme carità verso i più deboli e il Signore provvederà perché sempre assiste la sua Chiesa.
  • Ringraziamo il Santo Padre e lo incoraggiamo a continuare ad andare avanti ricordandole la frase: “Stanno abbaiando Sancho, cavalchiamo”(*frase comunemente attribuita a Don Chisciotte, ndr).

 

Breve relazione sul cammino Neocatecumenale nella Parrocchia:

“MADRE DELLA DIVINA PROVVIDENZA” di Bari

Nella Chiesa antica in mezzo al paganesimo, quando un uomo voleva diventare cristiano, era invitato a percorrere un itinerario di iniziazione al cristianesimo, che si chiamava “Catecumenato”, dalla parola “Catecheo” che significa “faccio risuonare”, ascolto.

Oggi siamo immersi in una cultura che è contraria ai valori del Vangelo. Soprattutto attraverso i mezzi comunicazione – stampa, radio e televisione – riceviamo una “catechesi”, possiamo dire al paganesimo e questo sta accelerando sempre più il processo di secolarizzazione che ha portato – e sta portando – tanta gente ad abbandonare la fede e la Chiesa.

Il Cammino Neocatecumenale – sul quale sono stato invitato a fare una breve relazione – si colloca in questa linea: aiutare le parrocchie e le diocesi ad aprire un cammino di iniziazione cristiana alla riscoperta del Battesimo, una catechesi per adulti secolarizzati; è uno strumento per rafforzare la fede di molti cristiani nelle parrocchie o per riportare alla fede tanta gente che l’ha abbandonata.

Nella chiesa primitiva il catecumenato era formato da una sintesi tra Parola (kerygma), Morale e Liturgia.

La Chiesa nascente aveva anzitutto un Kerygma, cioè l’annuncio di ciò che dona la fede. Dice S. Paolo: “Dio ha voluto salvare quelli che crederanno attraverso la stoltezza della predicazione”.

Il kerygma non è mai un “sermone” né una conferenza, ma è una notizia che ha il potere di realizzare ciò che essa annunzia. Così avvenne nella Santa Vergine Maria: dopo aver ricevuto l’annunzio dell’angelo, fu ricoperta dell’ombra dello Spirito Santo e divenne incinta di Cristo. Secondo i Padri della Chiesa, la Santa Vergine è immagine del cristiano, che, ascoltando l’annuncio del kerygma, diviene anch’egli “gravido” di Cristo.

Questo annuncio del Vangelo nella Chiesa antica era fatto da apostoli, come Paolo e Sila, e provocava in chi lo ascoltava un progressivo cambiamento morale, grazie all’aiuto dello Spirito Santo. La notizia era che Cristo, che morì per i nostri peccati, è risuscitato dalla morte, è asceso al cielo ed intercede per ogni uomo che accoglie questa Parola di salvezza e invia dal cielo la promessa: lo Spirito Santo in modo che lo Spirito di Cristo rende testimonianza al nostro spirito che siamo figli di Dio.

Allora, annunzio del kerygma e cambiamento di vita venivano sigillati nei sacramenti, concretamente nel Battesimo, che veniva dato per tappe, così che l’iniziazione cristiana appare come una gestazione alla vita divina.

Quando nei secoli successivi scomparve il Catecumenato, questa sintesi kerygma-cambio di vita- liturgia, viene meno: il kerygma come chiamata alla fede che implica una decisione morale, non esiste più, si trasforma in catechismo, in dottrina. La morale diventa “foro interno”, cioè fatto privato. La liturgia, separata dall’iniziazione , diventa identica per tutti e si stacca dalla vita.

Oggi, nella nostra parrocchia, si sta recuperando questa sintesi fra kerygma, cambiamento di vita e liturgia. I segni sono sotto gli occhi di tutti e il Signore sta benedicendo quest’opera per la nuova evangelizzazione chiamando tanti fratelli a percorrere questo Itinerio di fede.

E’ necessario che S. Antonio Maria Zaccaria, S. Francesco d’Assisi, S. Ignazio di Loyola e tanti altri santi, percorrano di nuovo i cammini del mondo annunziando agli uomini la grande notizia che la morte è stata vinta da Cristo per tutti, con l’avvento della vita eterna nel cuore degli uomini!

Il cammino Neocatecumenale – riconosciuto dal Santo Padre e dal Pontificio Consiglio per i Laici come “un itinerario di formazione cattolica, valido per la società e per i tempi odierni”, si pone al servizio del parroco e della nostra parrocchia per l’attuazione della Nuova Evangelizzazione del mondo contemporaneo.

Sono trascorsi già 38 anni da quando il cammino è presente sul Quartiere e 29 anni (1 aprile 1984) da quando i PP. Barnabiti accolsero le catechesi e quindi l’aprirsi di un Neocatecumenato per adulti nella nostra parrocchia. (costituita 1981).

Si inaugurò, così, dopo tante sofferenze una concreta pastorale di evangelizzazione.

In effetti il Cammino Neocatecumenale ha contribuito, in questi anni a rinnovare profondamente la Parrocchia. Si è realizzata una felice sintesi tra catechesi, liturgia e conversione (vita) infatti ad una fase kerigmatica (annuncio diretto che suscita il desiderio della fede) segue una fase catechetica (durante la quale vengono date catechesi mistagogiche tratte dai Padri della chiesa: Crisostomo, Origene, Cirillo di Alessandria, Agostino etc…) per giungere all’ultima fase: quella omiletica nella quale illuminati dalla Parola di Dio e sostenuti dalla preghiera i fratelli partecipano attivamente alla vita sacramentale.

Oggi la nostra Parrocchia ha la gioia di testimoniare i miracoli che Dio sta operando:

La presenza di 17 comunità con circa 600 fratelli (di cui oltre 160 giovani compresi tra i 15 e i 30 anni, 380 adulti tra i 31 e i 60 anni e circa 60 anziani oltre i 60 anni);

Abbiamo visto:

  • molti matrimoni ricostruiti, coppie totalmente chiuse alla vita fino all’aborto, aprirsi alla vita ed accettare i figli come dono di Dio (sono presenti nelle comunità oltre 260 bambini al di sotto del 14 anni);
  • Giovani che abbandonano la pratica dei rapporti prematrimoniali e vivono in castità il tempo del fidanzamento;
  • Uomini che abbandonano totalmente la pratica dell’adulterio chiedendo perdono al coniuge;
  • Giovani dediti alla droga, con disordini psicologici di ogni tipo, essere curati dalla Parola e dalla Eucarestia, ora sposi, lavoratori con uguale dignità ad altri fratelli;
  • Uno spiccato zelo per la evangelizzazione contraddistingue questi fratelli: fanno sacrifici enormi con dispendio di energie, soldi e tempo per annunciare il Vangelo di Cristo;
  • In questi anni due giovani sono entrati nel seminario dei PP. Barnabiti e oggi presbiteri (P. Giovanni Nitti e P. Pino Mariano), mentre 1 è entrato in noviziato presso i PP. Cappuccini, oggi presbitero (F. Raffaele Melacarne cappellano al carcere);
  • Mentre altri due sono nei seminari Redemptoris Mater del Congo e di Colonia – Marcello Santoro e Carlo Cincavalli
  • Una sorella ha sentito la chiamata alla vita contemplativa presso un monastero di suore Benedettine di Monte S. Martino (Suor Mariangela)
  • Una sorella (Gina Pastanella) per 10 anni ha prestato servizio nel Seminario diocesano “Redemptoris Mater” di Newarc – Stati Uniti, mentre un’altra (Angela De Carne) presso il seminario di Woshington
  • Una famiglia (Andrea ed Emilia con 7 figli) si trova in missione da 3 anni in Serbia)

All’interno della Parrocchia c’è stato un risveglio di servizi e ministeri:

  • 2 diaconi permanenti (Onofrio Nitti e Michele Mizzi)
  • 1 lettore istituito
  • Alcuni ministri straordinari della santa comunione
  • 3 coppie per le catechesi prematrimoniali
  • Alcune coppie per i battezzandi
  • 20 coppie per il post-cresima (circa 200 ragazzi)
  • Alcuni giovani animatori impegnati nel condurre l’oratorio (60 ragazzini)
  • oltre 15 fratelli impegnati nella catechesi sacramentale
  • circa 30 catechisti per adulti impegnati nella pastorale di mediazione sul territorio – annuncio per le case – liturgie domestiche – aiuti nelle famiglie)
  • 1 segretario parrocchiale
  • 1 Segretaria del Consiglio pastorale parrocchiale.

Soprattutto vediamo una Parrocchia in movimento: Annuncio nelle famiglie: da 18 anni i fratelli più avanti nel Cammino si recano a due a due nelle case annunciando l’amore di Cristo.

Evangelizzazione nella Diocesi di Bari a 5 parrocchie:

  • Madre della Divina Provvidenza, S. Antonio, S. Girolamo, S. Ottavio (Modugno), SS. Trinità di Mola;

fuori Diocesi a 5 parrocchie:

  • Maris Stella (Conversano), S. Nicola (Palazzo S.G.), S. Maria delle Vittorie (Barletta), S. Eustacchio (Acquaviva), e ora anche a Corato.

Per tutto questo rendiamo grazie a Dio che opera oltre le nostre miserie alla Vergine Maria che ha ispirato questo Cammino e ai padri barnabiti che lo hanno accolto.

Grazie

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