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ASCENSIONE DEL SIGNORE ANNO A

24 Maggio 2020

Mt 28,16-20
In quel tempo, gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato. Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono. Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».
COMMENTO

Le ultime parole del Vangelo di Matteo, che ne contiene 18.278 (in greco) sono queste: “Io sono con voi”. Eco di quelle alla nascita: “Emmanuele, Dio-con-noi”. Sullo sfondo il monte, simbolo della montagna sacra, il Sinai. Dinanzi ai discepoli non c’è solo il Maestro, ma il Risorto: una “cristofania”, un’apparizione pasquale, un’epifania di “missione”. Una missione che dura tutto il tempo della Chiesa e raggiunge ogni terra e ogni popolo oltre le frontiere di Israele. “Fare discepoli” è più che “insegnare” e la fede è trinitaria; il Battesimo è dato “nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo”.

La “fine del mondo” è la meta finale verso cui converge la storia della salvezza; è il fine più che la fine, l’approdo più che il naufragio. Forse Matteo pensava la storia in sette millenni, che rifanno i sette giorni della creazione. Il Risorto si innalza su tutta la storia, come il Risorto dipinto da Piero della Francesca, sulla sua Chiesa che ora è solo “un piccolo gregge” di undici dubbiosi, ma che è destinata ad allargarsi al mondo.

L’affresco è come una finestra aperta sul paesaggio. In basso quattro soldati: non sono le guardie spaventate, ma i rappresentanti della Città che dormono tranquilli, vegliati e protetti da Cristo. Il sepolcro assomiglia piuttosto a un altare. Il Risorto si erge imponente; la sua altezza è pari alla lunghezza del sepolcro, vigoroso, statuario, potentemente comunicativo (occhi grandi, sguardo intenso e fermo); non sta uscendo dal sepolcro; sta sopra di esso; tiene piantato il vessillo crociato della vittoria fuori della tomba; non c’è l’evento del risorgere, ma la permanente presenza del Risorto che veglia, protegge. Lo sguardo, seguendo il paesaggio, sale verso i monti e verso il cielo. Il Risorto è roccia di salvezza che non delude.

“Essi però dubitarono”, come se avessero un cuore “doppio”, diviso, tentato. Fede e dubbio convivono, anche se le parole del Signore sono chiare e totalitarie perché mostrano la potenza di Dio: “…ogni potere… tutti i popoli… tutti i giorni…”. Dov’è oggi il potere del Signore? Sembra nascosto, annullato. Il vero potere è averlo con noi ogni giorno, fino alla consumazione dei secoli. C’è la potenza del male, ma Gesù è con noi.

C’è anche la traccia di un dramma consumato. Non sono dodici, ma undici, i discepoli convocati sul monte di Galilea per essere mandati sino ai confini della terra a portare il Vangelo della salvezza e della pace. Un corpo ferito, una sproporzione tra la santità del compito e la povertà della storia di ciascuno. Ecco la grande missione che, iniziata quel giorno, è oggi ancora del tutto iniziale. In molte terre e in tantissimi cuori neppure inaugurata; di più: in molte terre e cuori già svanita, abbandonata.

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Data:
24 Maggio 2020