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SUMMARY:XXVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO 2023 (ANNO A)
DESCRIPTION:\n\nMt 21\, 28-32\n\nIn quel tempo\, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: «Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli. Si rivolse al primo e disse: “Figlio\, oggi va’ a lavorare nella vigna”. Ed egli rispose: “Non ne ho voglia”. Ma poi si pentì e vi andò. Si rivolse al secondo e disse lo stesso. Ed egli rispose: “Sì\, signore”. Ma non vi andò. Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?». Risposero: «Il primo».\nE Gesù disse loro: «In verità io vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. Giovanni infatti venne a voi sulla via della giustizia\, e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi\, al contrario\, avete visto queste cose\, ma poi non vi siete nemmeno pentiti così da credergli». \n\nCOMMENTO\nI figli potrebbero essere quattro. Quello che dice sì e poi non va e quello che dice no e poi va a lavorare nella vigna. Ci potrebbe essere anche il figlio che dice no e non va e quello che dice sì e va. L’unico esempio di quest’ultimo caso è Gesù\, mentre del penultimo caso vogliamo sperare che non ci sia nessuno. \nIl ripensamento è importante. Permette al figlio prodigo di tornare in vita e passare\, dalla condizione di guardiano di porci a quella di fratello e figlio amato. Ripensare è pentirsi\, rammaricarsi\, convertirsi. Giuda stesso si pentì: anche per lui resta aperta una fessura per scamparla. \nL’inizio è sempre del Signore che ci si avvicina e ci manda a lavorare nella vigna\, a operare. Tutti uguali: sacerdoti e anziani\, pubblicani e prostitute. Tutti racchiusi tra misericordia e conversione. Non ci sono categorie favorite e nessuno è privilegiato; quello che fa la differenza è “l’aver creduto a Giovanni”\, il profeta dell’appello a cambiar vita. Un altro modo di capire che ciò che conta è andare nella vigna e darsi da fare. E se sono pochi quelli che obbediscono\, allora ci soccorre il pentimento a portarci a Lui che ci si fa vicino – lui per primo – ad ogni ora del giorno. \nGesù inizia spesso con una domanda. Anche oggi: “Che ve ne pare?”. Vuole portarci a riflettere\, cercare\, smuoverci. La domanda non riguarda solo lo svolgersi della parabola\, ma anche l’esito della storia che vede arrivare prima pubblicani e prostitute. “Che ve ne pare?”. \nIl tempio\, la vigna\, Gerusalemme\, Israele e\, infine\, tutte le genti sono il luogo in cui il Signore entra per le nozze. I due figli sono l’antico popolo e l’intera umanità. Il primo\, che aveva promesso di entrare nella vigna di Dio\, alla fine non ci va. Le genti\, all’ultima ora\, ci entrano. Quelli che sembrano più lontani si rivelano più disponibili\, forse perché si riconoscono più bisognosi. Per questo il secondo figlio ricorda quello “prodigo” che\, dopo aver lasciato la casa del padre\, si pente e ritorna; anche il primo figlio\, che prima dice sì e poi non va nella vigna\, somiglia al fratello maggiore della parabola\, che non conosceva la misericordia del padre\, il suo amore per tutti i suoi figli. \n“Tutte le parabole sono belle\, ragazzo mio\, tutte le parabole sono grandi\, soprattutto le tre parabole della speranza. Ma su questa centinaia e migliaia di uomini hanno pianto: Un uomo aveva due figli… Di tutte le parole di Dio è quella che ha destato l’eco più profonda. È l’unica che il peccatore non è mai riuscito a far tacere nel proprio cuore” (Charles Peguy). \nEssere onnipotente e accettare che un figlio se ne vada; accoglierlo poi a braccia aperte quando ritorna; lasciar perdere tutto e andare alla ricerca della pecora smarrita\, essere padrone di tutto e mettersi a servire i propri servi: questo si chiama misericordia. Ad essa la Chiesa deve la propria esistenza di popolo fatto di figli perduti e pecore smarrite. I passi del perdono arrivano più lontano della frattura. Pascal fa dire a Dio: “Non mi cercheresti se non mi avessi già trovato”. O meglio: “Non mi cercheresti se io non ti avessi già trovato”. 
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