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SUMMARY:ASCENSIONE DEL SIGNORE ANNO A
DESCRIPTION:\n\nMt 28\,16-20\nIn quel tempo\, gli undici discepoli andarono in Galilea\, sul monte che Gesù aveva loro indicato.\nQuando lo videro\, si prostrarono. Essi però dubitarono. Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli\, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo\, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco\, io sono con voi tutti i giorni\, fino alla fine del mondo».\nCOMMENTO\nLe ultime parole del Vangelo di Matteo\, che ne contiene 18.278 (in greco) sono queste: “Io sono con voi”. Eco di quelle alla nascita: “Emmanuele\, Dio-con-noi”. Sullo sfondo il monte\, simbolo della montagna sacra\, il Sinai. Dinanzi ai discepoli non c’è solo il Maestro\, ma il Risorto: una “cristofania”\, un’apparizione pasquale\, un’epifania di “missione”. Una missione che dura tutto il tempo della Chiesa e raggiunge ogni terra e ogni popolo oltre le frontiere di Israele. “Fare discepoli” è più che “insegnare” e la fede è trinitaria; il Battesimo è dato “nel nome del Padre\, del Figlio e dello Spirito Santo”. \nLa “fine del mondo” è la meta finale verso cui converge la storia della salvezza; è il fine più che la fine\, l’approdo più che il naufragio. Forse Matteo pensava la storia in sette millenni\, che rifanno i sette giorni della creazione. Il Risorto si innalza su tutta la storia\, come il Risorto dipinto da Piero della Francesca\, sulla sua Chiesa che ora è solo “un piccolo gregge” di undici dubbiosi\, ma che è destinata ad allargarsi al mondo. \nL’affresco è come una finestra aperta sul paesaggio. In basso quattro soldati: non sono le guardie spaventate\, ma i rappresentanti della Città che dormono tranquilli\, vegliati e protetti da Cristo. Il sepolcro assomiglia piuttosto a un altare. Il Risorto si erge imponente; la sua altezza è pari alla lunghezza del sepolcro\, vigoroso\, statuario\, potentemente comunicativo (occhi grandi\, sguardo intenso e fermo); non sta uscendo dal sepolcro; sta sopra di esso; tiene piantato il vessillo crociato della vittoria fuori della tomba; non c’è l’evento del risorgere\, ma la permanente presenza del Risorto che veglia\, protegge. Lo sguardo\, seguendo il paesaggio\, sale verso i monti e verso il cielo. Il Risorto è roccia di salvezza che non delude. \n“Essi però dubitarono”\, come se avessero un cuore “doppio”\, diviso\, tentato. Fede e dubbio convivono\, anche se le parole del Signore sono chiare e totalitarie perché mostrano la potenza di Dio: “…ogni potere… tutti i popoli… tutti i giorni…”. Dov’è oggi il potere del Signore? Sembra nascosto\, annullato. Il vero potere è averlo con noi ogni giorno\, fino alla consumazione dei secoli. C’è la potenza del male\, ma Gesù è con noi. \nC’è anche la traccia di un dramma consumato. Non sono dodici\, ma undici\, i discepoli convocati sul monte di Galilea per essere mandati sino ai confini della terra a portare il Vangelo della salvezza e della pace. Un corpo ferito\, una sproporzione tra la santità del compito e la povertà della storia di ciascuno. Ecco la grande missione che\, iniziata quel giorno\, è oggi ancora del tutto iniziale. In molte terre e in tantissimi cuori neppure inaugurata; di più: in molte terre e cuori già svanita\, abbandonata. 
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