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SUMMARY:DOMENICA DELLE PALME 2022 (ANNO C)
DESCRIPTION:\nDomenica delle palme e della Passione del Signore \n(Lc 19\,28-40)\n\nIn quel tempo\, Gesù camminava davanti a tutti salendo verso Gerusalemme. Quando fu vicino a Bètfage e a Betània\, presso il monte detto degli Ulivi\, inviò due discepoli dicendo: «Andate nel villaggio di fronte; entrando\, troverete un puledro legato\, sul quale non è mai salito nessuno. Slegatelo e conducetelo qui. E se qualcuno vi domanda: “Perché lo slegate?”\, risponderete così: “Il Signore ne ha bisogno”».\nGli inviati andarono e trovarono come aveva loro detto. Mentre slegavano il puledro\, i proprietari dissero loro: «Perché slegate il puledro?». Essi risposero: «Il Signore ne ha bisogno».\nLo condussero allora da Gesù; e gettati i loro mantelli sul puledro\, vi fecero salire Gesù. Mentre egli avanzava\, stendevano i loro mantelli sulla strada. Era ormai vicino alla discesa del monte degli Ulivi\, quando tutta la folla dei discepoli\, pieni di gioia\, cominciò a lodare Dio a gran voce per tutti i prodigi che avevano veduto\, dicendo:\n«Benedetto colui che viene\,\nil re\, nel nome del Signore.\nPace in cielo\ne gloria nel più alto dei cieli!».\nAlcuni farisei tra la folla gli dissero: «Maestro\, rimprovera i tuoi discepoli». Ma egli rispose: «Io vi dico che\, se questi taceranno\, grideranno le pietre». \n\nIl viaggio di Gesù\, \n verso Gerusalemme sta per giungere al termine. Dopo Gerico\, le ultime due tappe sono Betfage e Betania. Qui si svolge un’azione dal significato simbolico\, profetico. Gesù manda due discepoli a prendere un puledro di asina\, per entrare in Gerusalemme a dorso di esso. Il simbolo è quello della regalità mite e pacifica di Gesù; ma una regalità contestata e rifiutata. \nCosa c’è di importante\, \n in questo montare un puledro d’asina? C’è l’antica profezia: “Dite alla figlia di Sion: ecco il tuo re viene a te\, mite\, seduto su un’asina”. Nei tempi antichi d’Israele era cavalcatura dei principi\, dei re. Il cavallo invece rappresenta l’animale per la guerra\, espressione di forza e non di mitezza. I re che entra in Gerusalemme non la conquista con le armi\, ma col servizio e il dono di sé; la sua umiltà conquisterà i popoli. \nUn re che non ha neppure un asino; \nlo deve chiedere in prestito. E’ un re che si fa povero per arricchire noi. Lui si fa mendicante al punto che i discepoli dicono al padrone del puledro: “Il Signore ne ha bisogno!”. È davvero il servo umiliato che si prepara a soffrire. La sua salita sul trono regale della croce è ormai vicina; lì sarà il principe della pace. \nLa gioia dei discepoli\, \ncome quella di Zaccheo che l’aveva da poco preceduta – nasce dall’intuizione del gesto di Gesù e contrasta con la reazione dei farisei che contestano la pretesa regalità\, come quelli che prima lo avevano criticato per essere andato a casa di Zaccheo. \nNella notte del Getsemani\, \nGesù attraversa tutte le notti dell’uomo; attraversa la notte della morte assurda fino all’esperienza dell’abbandono di Dio. Per questo siamo salvi\, perché Lui è passato attraverso queste notti. E in queste nostre notti troviamo Lui che è lì per portarvi la luce di Dio. \nCari fratelli e sorelle\, che cosa possiamo fare dinanzi a Dio che ci ha serviti fino a provare il tradimento e l’abbandono? Possiamo non tradire quello per cui siamo stati creati\, non abbandonare ciò che conta. Siamo al mondo per amare Lui e gli altri. Il resto passa\, questo rimane. Il dramma che stiamo attraversando in questo tempo ci spinge a prendere sul serio quel che è serio\, a non perderci in cose di poco conto; a riscoprire che la vita non serve se non si serve. Perché la vita si misura sull’amore. Allora\, in questi giorni santi\, a casa\, stiamo davanti al Crocifisso – guardate\, guardate il Crocifisso! -\, misura dell’amore di Dio per noi. Davanti a Dio che ci serve fino a dare la vita\, chiediamo\, guardando il Crocifisso\, la grazia di vivere per servire. Cerchiamo di contattare chi soffre\, chi è solo e bisognoso. Non pensiamo solo a quello che ci manca\, pensiamo al bene che possiamo fare. (Papa Francesco) 
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