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SUMMARY:SANTISSIMA TRINITA'
DESCRIPTION:\n\n \n\n \n\nGv 16\,12-15\n\n\n\n\nIn quel tempo\, disse Gesù ai suoi discepoli:\n«Molte cose ho ancora da dirvi\, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso.\nQuando verrà lui\, lo Spirito della verità\, vi guiderà a tutta la verità\, perché non parlerà da se stesso\, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future.\nEgli mi glorificherà\, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà».\n\n\n\n\nCOMMENTO\n\n\n\n\nTutto il tempo che abbiamo ancora è per ascoltare\, dallo Spirito\, le molte cose che Gesù ha da dirci; occorre tutto il tempo perché sono cose che non siamo capaci di “portare” (il verbo della passione di morte e resurrezione nella quale dobbiamo entrare). È un giogo\, sì\, ma “dolce e soave” perché il peso non lo portiamo noi\, ma lo Spirito Santo\, il protagonista di questo Vangelo nella festa della Trinità\, il soccorso di Dio alla nostra debolezza. \nAnche lo Spirito è discepolo\, la sua sapienza ha origine nel Padre e nel Figlio e viene non di sua iniziativa\, ma è mandato\, chiesto dal Figlio al Padre. Anche il Figlio è modello di comunione e umiltà. Così deve essere per noi\, consapevoli di piccolezza e povertà. \nFu lo Spirito del Risorto a soccorrere la fragilità dei discepoli e a renderli invincibili missionari del vangelo. Come poterono\, quei primi discepoli\, provenienti dal Giudaismo\, superare il doppio scandalo di un Messia crocifisso e di un Messia Signore\, uguale a Dio? Come hanno potuto sostituire il sabato\, che li identificava come Ebrei\, con la domenica\, il giorno del Signore? Da dove hanno attinto tanta forza e tanta gioia? L’unica spiegazione adeguata è quella data da loro stessi: Gesù ha lasciato il sepolcro; si è fatto vedere vivo; ha comunicato lo Spirito Santo. \n“Molte cose ho ancora da dirvi”. Eppure la sua morte e resurrezione ci avevano già detto e dato tutto l’amore assoluto di Dio. Quello che manca è la nostra comprensione\, la nostra risposta; per questo occorre lo Spirito a farci capire il non detto e a introdurci nell’indicibile. Perché capisce solo chi ama. Lo Spirito dice (ripete) quello che dice Gesù; ce lo ricorda\, ce lo mette nel cuore\, fino a quando diventiamo noi ricordo vivo di Cristo\, figli del Padre e fratelli fra di noi. Alla tristezza dei discepoli Gesù oppone l’invito alla gioia: siate contenti che me ne vado\, perché voi diventate come me\, diventate figli e ricevete lo Spirito. Lo si comprende davanti alla bellezza ispirata dell’arte\, come la Trinità di Rublev. \nIl Padre è l’angelo seduto a destra (la sinistra per noi che guardiamo). Il suo mantello rosa lascia trasparire il blu della tunica. Dietro ha la casa\, l’universo creato. È eretto rispetto agli altri due più inchinati\, reclinati verso di Lui. Al centro è l’angelo immagine del Figlio\, con la tunica regale di porpora listata d’oro. Dietro ha un albero\, è la croce. Infine l’angelo alla nostra destra\, lo Spirito vivificante con il mantello verde\, il più inclinato e tenero di tutti: è il lato materno della Trinità poiché nella lingua di Gesù “ruach” è femminile\, termine vicino al grembo materno e alla misericordia\, alla compassione. Dietro a lui è la montagna\, luogo d’incontro con la divinità\, dove la terra tocca il cielo.\nIn mezzo\, sulla tavola\, c’è una coppa con un agnello sgozzato. Il nostro Dio è amore capace fino al sacrificio della vita e che ci viene dato ogni volta nel pane eucaristico: ecco l’agnello di Dio! Il tavolo ha quattro lati\, ma loro sono tre. Il quarto è libero\, attende noi che guardiamo\, è il nostro posto. \n\n\n\n
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