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SUMMARY:XXVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO 2022 (ANNO C)
DESCRIPTION:\n\n \n\nLc 16\, 19-31\n\nIn quel tempo\, Gesù disse ai farisei:\n«C’era un uomo ricco\, che indossava vestiti di porpora e di lino finissimo\, e ogni giorno si dava a lauti banchetti. Un povero\, di nome Lazzaro\, stava alla sua porta\, coperto di piaghe\, bramoso di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola del ricco; ma erano i cani che venivano a leccare le sue piaghe.\nUn giorno il povero morì e fu portato dagli angeli accanto ad Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto. Stando negli inferi fra i tormenti\, alzò gli occhi e vide di lontano Abramo\, e Lazzaro accanto a lui. Allora gridando disse: “Padre Abramo\, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell’acqua la punta del dito e a bagnarmi la lingua\, perché soffro terribilmente in questa fiamma”.\nMa Abramo rispose: “Figlio\, ricordati che\, nella vita\, tu hai ricevuto i tuoi beni\, e Lazzaro i suoi mali; ma ora in questo modo lui è consolato\, tu invece sei in mezzo ai tormenti. Per di più\, tra noi e voi è stato fissato un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi\, non possono\, né di lì possono giungere fino a noi”.\nE quello replicò: “Allora\, padre\, ti prego di mandare Lazzaro a casa di mio padre\, perché ho cinque fratelli. Li ammonisca severamente\, perché non vengano anch’essi in questo luogo di tormento”. Ma Abramo rispose: “Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro”. E lui replicò: “No\, padre Abramo\, ma se dai morti qualcuno andrà da loro\, si convertiranno”. Abramo rispose: “Se non ascoltano Mosè e i Profeti\, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti”». \n\nCOMMENTO\n\n\n\n\nOggi\, il Vangelo é una parabola che ci scopre le realtà dell’uomo dopo la morte. Gesù ci parla del premio o del castigo che avremo a seconda di come ci siamo comportati.\n\nIl contrasto tra il ricco e il povero è molto forte. Il lusso e l’indifferenza del ricco; la situazione patetica di Lazzaro\, con i cani che gli leccano le piaghe (cf. Lc 16\,19-21). Tutto con un gran realismo\, che fa si che entriamo nello scenario.\nPossiamo pensare: dove sarei io\, se fossi uno dei protagonisti della parabola? La nostra società\, costantemente\, ci ricorda che dobbiamo vivere bene\, con comodità e benessere\, ricreandoci e senza preoccupazioni. Vivere per se stessi senza preoccuparsi degli altri o preoccupandosi solo dell’essenziale affinché la coscienza stia tranquilla\, però non per un senso di giustizia\, amore o solidarietà.\n\nOggi ci si presenta la necessità di ascoltare Dio in questa vita\, di convertirci in questa vita e approfittare il tempo che Lui ci concede. Dio chiede un rendiconto. In questa vita mettiamo a repentaglio la “vita”.\n\nGesù lascia chiara l’esistenza dell’inferno descrivendo alcune delle sue caratteristiche: la pena che soffrono i sensi –«intingere nell’acqua la punta del dito e a bagnarmi la lingua\, perché soffro terribilmente in questa fiamma». (Lc 16\,24)- e la sua eternità –«tra noi e voi è stato fissato un grande abisso» (Lc 16\,26)-.\n\nSan Gregorio Magno ci dice che «tutte queste cose si dicono affinché nessuno possa scusarsi a causa della sua ignoranza». Bisogna spogliarsi dell’uomo vecchio ed essere liberi per poter amare il prossimo. Dobbiamo rispondere alla sofferenza dei poveri\, dei malati o degli abbandonati. Sarebbe bene che ricordassimo questa parabola con frequenza perché ci faccia più responsabili della nostra vita. A tutti giunge il momento della morte. E dobbiamo essere sempre preparati perché un giorno saremo giudicati.\n\n\n\n\n
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