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SUMMARY:XXVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO 2022 (ANNO C)
DESCRIPTION:\n\n \n\nLc 17\,11-19\n\nLungo il cammino verso Gerusalemme\, Gesù attraversava la Samarìa e la Galilea.\nEntrando in un villaggio\, gli vennero incontro dieci lebbrosi\, che si fermarono a distanza e dissero ad alta voce: «Gesù\, maestro\, abbi pietà di noi!». Appena li vide\, Gesù disse loro: «Andate a presentarvi ai sacerdoti». E mentre essi andavano\, furono purificati.\nUno di loro\, vedendosi guarito\, tornò indietro lodando Dio a gran voce\, e si prostrò davanti a Gesù\, ai suoi piedi\, per ringraziarlo. Era un Samaritano.\nMa Gesù osservò: «Non ne sono stati purificati dieci? E gli altri nove dove sono? Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio\, all’infuori di questo straniero?». E gli disse: «Àlzati e va’; la tua fede ti ha salvato!». \n\nCOMMENTO\n\n\n\nDue parole forti: il comando di Gesù ai dieci lebbrosi (“Andate a presentarvi ai sacerdoti”) come se la guarigione fosse già avvenuta nel fatto stesso di aver incontrato Gesù e di averlo supplicato. La seconda parola forte di Gesù è al Samaritano che torna a ringraziarlo: “Alzati e va’; la tua fede ti ha salvato”. La liberazione si compie quando si ringrazia perché si è stati risanati. Il ringraziamento – l’Eucaristia! – è salvezza. \nFra i dieci guariti\, solo lo straniero\, il samaritano\, ritorna da Gesù. Perché uno solo? È un mistero; se lo chiede anche Gesù. Certo è un avvertimento a Israele e a ognuno – anche oggi\, nella Chiesa – a non considerare la salvezza un possesso; essa è – innanzitutto – consapevolezza di essere stati salvati; è sguardo su noi stessi e vederci guariti da Dio e per questo ringraziarlo. La lebbra univa i dieci; dopo la comune guarigione\, però\, vien fuori la differenza: uno sente il bisogno di riavvicinarsi a Gesù. Tutti siamo salvati\, la Chiesa è la sposa che ringrazia. E il Signore continua a cercare ancora gli altri nove che ancora mancano. \nIl lebbroso samaritano\, vedendosi guarito\, tornò indietro lodando Dio: è il punto più importante di questo Vangelo\, accorgersi di essere stati amati e desiderare di stare col Signore. È il senso dell’Eucaristia: rendersi conto di essere dei lebbrosi guariti. \nÈ la sola volta che un discepolo chiama Gesù “Maestro”; prima e ancor più della guarigione\, il grido è “Abbi pietà di noi!”\, la preghiera essenziale\, il farmaco salva-vita. E il ringraziamento è l’esaltazione perenne\, il canto della sposa che onora lo Sposo. Il samaritano che torna indietro\, solo fra i dieci\, è colui che si è reso conto che c’è una cosa più importante della salute\, la relazione con Gesù e l’andargli dietro\, da discepolo\, fino a Gerusalemme. La malattia serve ad alzare la voce\, fino al grido\, e supplicare da Gesù misericordia: “Signore\, pietà”! \n\n\n
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