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Festa di Pentecoste

20 Maggio, 2018

L’Origine della Festa di Pentecoste

Pentecoste significa letteralmente: cinquantesimo (giorno) dalla Pasqua (latinamente Quinquagesima). Pentecoste è una parola di origine greca che quindi significa 50 giorni dopo la Pasqua pente = cinque. È per definizione una festa mobile, dipendente dalla data della Pasqua.

L’origine della festa è ebraica e si riferisce allo Shavuot (letteralmente: settimane), celebrato sette settimane dopo la Pasqua Ebraica, iniziando a contare dal secondo giorno di Pasqua, il 16 di Nisan. La festività ebraica era legata alle primizie del raccolto e alla rivelazione di Dio sul Monte Sinai, dove Dio ha donato al popolo ebraico la Torah. Le sette settimane corrispondono al periodo dell’Omer, un periodo di lutto in memoria di disgrazie accadute al popolo di Israele che termina con la festa di Lag Ba Omer, e Shavuot vuole essere una festa gioiosa per il dono della Torah.

A Pentecoste la Chiesa fa festa per il dono dello Spirito Santo, promesso da Gesù ai suoi discepoli. Per i cristiani, La Pentecoste non è un episodio della storia della salvezza cristiana è piuttosto il mistero permanente della vita della Chiesa. Pentecoste è il compimento del mistero pasquale di Cristo. L’evangelista Giovanni, nel vangelo, e l’evangelista Luca, nella prima lettura, ci offrono due racconti complementari: Giovanni racconta l’effusione dello Spirito nella sera stessa di Pasqua, quando il Signore si manifestò ai discepoli riuniti; Luca colloca il dono dello Spirito nella festa del 50mo giorno. Sembra che questi 50 giorni (tra la Pasqua e l’arrivo dello Santo Spirito) furono necessari per misurare con il tempo la pienezza di questa presenza e poter annunciarla con franchezza a tutti i popoli. Lo spirito santo è La Terza Persona (dopo il Padre e il Figlio) che viene costituire la Santissima Trinità. Si festeggia quindi la forza che ha risuscitato il Cristo dalla morte. Si chiude con la Pentecoste il ciclo liturgico della Pasqua.

Questa festa viene segnare l’inizio della diffusione del messaggio del Cristo, un messaggio che supererà i confini del Galilea e delle provincie dove si parlava solo l’aramaico.

Celebrazioni della Pentecoste

Secondo le notizie della pellegrina Eteria, a Gerusalemme alla fine del sec. IV la festa di Pentecoste si celebrava premettendo una funzione vigilare a base di salmodia che terminava con una messa all’alba, celebrando un’altra messa a mezza mattinata e facendo una processione al Monte degli Ulivi, con ritorno a sera in città. In Occidente la funzione vigilare s’è ridotta al mattino stesso della festa, con lettura di profezie, benedizione del fonte battesimale, seguita dalle litanie dei santi (che un tempo erano recitate durante la discesa dei catecumeni al fonte per ricevere il battesimo) e Messa con invocazione dello Spirito Santo. La lettura degli Atti degli Apostoli segna l’inizio della messa. A Roma la funzione era celebrata in San Pietro, forse a ricordo del rilievo che l’Apostolo assume in questa giornata annunciando la buona novella.

Pentecoste, festa dell’alleanza

Domenica 20 maggio 2018, Pentecoste in origine è il «cinquantesimo giorno» dopo la festa della Pasqua, è l’inizio in Israele della «festa delle settimane» (Shabu’ot) a conclusione delle mietiture; successivamente, con certezza a partire dal II sec. a.C., il cinquantesimo giorno diventa altresì «festa delle alleanze» (Shebu’ot) con particolare riferimento a quella sinaitica cinquanta giorni dopo l’uscita dall’Egitto.

Negli Atti degli Apostoli la celebrazione si arricchisce di un nuovo significato: cinquanta giorni dopo la Pasqua di Gesù, l’uscita dalla tomba, Dio nel Risorto dà avvio per Israele e le nazioni alla «festa dell’alleanza nello Spirito». Pentecoste è dunque il giorno memoriale dei doni con i quali Dio viene incontro ai bisogni reali dell’uomo: il pane alla sua fame, la legge al suo disorientamento e il soffio forte dello Spirito ad un abitare la terra secondo il Gesù dei vangeli e il vangelo di Gesù. Senza pane, senza legge e senza Spirito, il vento che conduce a vertici inesplorati, la vita è nell’indigenza, nello spaesamento e nel non senso, figli di «passioni tristi».

Tristezza che avvolge i discepoli di Gesù dinanzi ai suoi discorsi di addio, uno stacco che causa in essi turbamento e senso di abbandono: «Non sia turbato il vostro cuore», «Non vi lascerò orfani: verrò da voi». Una promessa che diventa nel Gesù di Giovanni articolato discorso sullo Spirito. Gesù lo invoca sui discepoli come altro da sé, il Padre lo manderà nel suo nome e il Risorto lo soffierà su di loro, e lo Spirito che era presente «presso» di loro tramite Gesù, lui assente dimorerà per sempre «con» loro e «in» loro. Questa la parabola dello Spirito: dal Padre tramite il Risorto alla compagnia e nel cuore degli amici di Gesù. Perché? La ragione è contenuta nel termine «Paraclito» che vuol dire «chiamare accanto», ad esempio alla tristezza dei discepoli testimoniando al loro cuore che Gesù è veramente risorto e che ineffabilmente continua a venire e a dimorare presso, con e in loro assieme al Padre. Il chiamato accanto è alla coscienza triste notizia gioiosa che gli sono vicini gli amati e gli invocati «Signore» e «Padre». Spirito dunque uguale a testimone che non si è orfani né di Dio né di Cristo, e uguale a maestro interiore, è Spirito di verità, che rende udibile e amabile ai suoi l’insegnamento di Gesù verità, lo ricorda, lo annuncia ad essi e ne è il difensore oltre ogni contestazione. Spirito infine che convince la mente che non vi è prova più autentica di amore verso Cristo che l’osservanza del suo comandamento. Spirito di persuasione.

Non sono che esempi ma illuminanti a farci intravedere qualcosa del mistero dello Spirito: esso è dono dall’alto, questa la sua provenienza; esso dimora con e in noi, questa la sua collocazione; e esso viene accanto come testimone, maestro, difensore e persuasore, quindi consolatore, questa la sua funzione. Si capisce allora il perché della invocazione: «Vieni, Spirito Santo». «Senza di lui – scrive Ignazio IV Hazim – Dio è lontano, il Cristo resta nel passato, il Vangelo è lettera morta, la Chiesa una semplice organizzazione, l’autorità un dominio, la missione propaganda, il culto una semplice evocazione e la condotta cristiana una morale da schiavi». Pentecoste pertanto come vertice dei doni di Dio: il respiro di Cristo su di noi che domanda di essere accolto da noi in vista di una vita ispirata e ispirante. Quella dei nati da Spirito, cioè dal vento del Signore che fa volare ad altezza di pensieri, di sentimenti e di comportamenti a misura di quelli di Cristo. Passioni forti e gioiose.

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Data:
20 Maggio, 2018