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31 Gen2025

GIORNATA MONDIALE DEL MALATO 2025

Pubblicato da Franco nella categoria Uncategorized

“La speranza non delude e ci rende forti nella tribolazione”

 

Messaggio del Santo Padre

Cari fratelli e sorelle!

Celebriamo la XXXIII Giornata Mondiale del Malato nell’Anno Giubilare 2025, in cui la Chiesa ci invita a farci “pellegrini di speranza”. In questo ci accompagna la Parola di Dio che, attraverso San Paolo, ci dona un messaggio di grande incoraggiamento: «La speranza non delude» (Rm 5,5), anzi, ci rende forti nella tribolazione.

Sono espressioni consolanti, che però possono suscitare, specialmente in chi soffre, alcune domande. Ad esempio: come rimanere forti, quando siamo toccati nella carne da malattie gravi, invalidanti, che magari richiedono cure i cui costi sono al di là delle nostre possibilità? Come farlo quando, oltre alla nostra sofferenza, vediamo quella di chi ci vuole bene e, pur standoci vicino, si sente impotente ad aiutarci? In tutte queste circostanze sentiamo il bisogno di un sostegno più grande di noi: ci serve l’aiuto di Dio, della sua grazia, della sua Provvidenza, di quella forza che è dono del suo Spirito (cfr Catechismo della Chiesa Cattolica, 1808).

Fermiamoci allora un momento a riflettere sulla presenza di Dio vicino a chi soffre, in particolare sotto tre aspetti che la caratterizzano: l’incontro, il dono e la condivisione.

  1. L’incontro. Gesù, quando invia in missione i settantadue discepoli (cfrLc10,1-9), li esorta a dire ai malati: «È vicino a voi il regno di Dio» (v. 9). Chiede, cioè, di aiutare a cogliere anche nell’infermità, per quanto dolorosa e difficile da comprendere, un’opportunità d’incontro con il Signore. Nel tempo della malattia, infatti, se da una parte sentiamo tutta la nostra fragilità di creature – fisica, psicologica e spirituale –, dall’altra facciamo esperienza della vicinanza e della compassione di Dio, che in Gesù ha condiviso le nostre sofferenze. Egli non ci abbandona e spesso ci sorprende col dono di una tenacia che non avremmo mai pensato di avere, e che da soli non avremmo mai trovato.

La malattia allora diventa l’occasione di un incontro che ci cambia, la scoperta di una roccia incrollabile a cui scopriamo di poterci ancorare per affrontare le tempeste della vita: un’esperienza che, pur nel sacrificio, ci rende più forti, perché più consapevoli di non essere soli. Per questo si dice che il dolore porta sempre con sé un mistero di salvezza, perché fa sperimentare vicina e reale la consolazione che viene da Dio, fino a «conoscere la pienezza del Vangelo con tutte le sue promesse e la sua vita» (S. Giovanni Paolo II, Discorso ai giovani, New Orleans, 12 settembre 1987).

  1. E questo ci porta al secondo spunto di riflessione: ildono. Mai come nella sofferenza, infatti, ci si rende conto che ogni speranza viene dal Signore, e che quindi è prima di tutto un dono da accogliere e da coltivare, rimanendo «fedeli alla fedeltà di Dio», secondo la bella espressione di Madeleine Delbrêl (cfrLa speranza è una luce nella notte, Città del Vaticano 2024, Prefazione).

Del resto, solo nella risurrezione di Cristo ogni nostro destino trova il suo posto nell’orizzonte infinito dell’eternità. Solo dalla sua Pasqua ci viene la certezza che nulla, «né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, né altezza né profondità, né alcun’altra creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio» (Rm 8,38-39). E da questa “grande speranza” deriva ogni altro spiraglio di luce con cui superare le prove e gli ostacoli della vita (cfr Benedetto XVI, Lett. enc. Spe salvi, 27.31). Non solo, ma il Risorto cammina anche con noi, facendosi nostro compagno di viaggio, come per i discepoli di Emmaus (cfr Lc 24,13-53). Come loro, anche noi possiamo condividere con Lui il nostro smarrimento, le nostre preoccupazioni e le nostre delusioni, possiamo ascoltare la sua Parola che ci illumina e infiamma il cuore e riconoscerlo presente nello spezzare del Pane, cogliendo nel suo stare con noi, pur nei limiti del presente, quell’“oltre” che facendosi vicino ci ridona coraggio e fiducia.

  1. E veniamo così al terzo aspetto, quello dellacondivisione. I luoghi in cui si soffre sono spesso luoghi di condivisione, in cui ci si arricchisce a vicenda. Quante volte, al capezzale di un malato, si impara a sperare! Quante volte, stando vicino a chi soffre, si impara a credere! Quante volte, chinandosi su chi è nel bisogno, si scopre l’amore! Ci si rende conto, cioè, di essere “angeli” di speranza, messaggeri di Dio, gli uni per gli altri, tutti insieme: malati, medici, infermieri, familiari, amici, sacerdoti, religiosi e religiose; là dove siamo: nelle famiglie, negli ambulatori, nelle case di cura, negli ospedali e nelle cliniche.
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27 Gen2025

LA CANDELORA

Pubblicato da Franco nella categoria Uncategorized

La Candelora, storia di una festa dalle grandi suggestioni che affonda le sue radici in riti precristiani legati al trionfo della luce. Scopriamo cosa simboleggia per i credenti e perché.

La Candelora, storia di una festa dalle mille sfumature. La festa della Candelora, celebrata dai cattolici il 2 febbraio, ha assunto nel corso dei secoli significati via via diversi. Nata come celebrazione Mariana, rievocava la Purificazione della Madonna, ma è divenuta in seguito una festa Cristologica, focalizzata sulla figura di Gesù e sul suo riconoscimento come Salvatore del mondo. Non meno importante è la dimensione popolare di questa festa, testimoniata da proverbi e usanze, legate in particolare al passaggio dall’inverno alla primavera che questo giorno rappresenta. Per citarne solo alcuni: “Candelora scura dell’inverno non si ha paura“, o “per Santa Candelora se nevica o se plora de l’inverno siamo fora“.

Una festa legata al Trionfo della luce sulle tenebre, come si evince dalla tradizione di benedire e accendere ceri e candele, ma anche un passaggio simbolico che determina la fine delle festività natalizie e l’inizio del cammino pasquale.

La Candelora, storia di una festa dai tanti significati religiosi e simbolici, che speriamo di aiutarvi a scoprire.

Perché si festeggia e quando

Candelora è un termine popolare con cui viene ricordato e celebrato il giorno della presentazione di Gesù la Tempio di Gerusalemme. Infatti, secondo la legge di Mosè, i genitori dovevano accompagnare i primogeniti maschi al tempio, quaranta giorni dopo la loro nascita, per presentarli ufficialmente. La Madonna e San Giuseppe non fecero eccezione per il piccolo Gesù, e quaranta giorni dopo Natale lo condussero a Gerusalemme.

Questo episodio della vita di Gesù viene raccontato da Luca (Lc 2,22-39) e viene festeggiato dalla Chiesa cattolica il 2 febbraio, ma viene celebrato anche dalla Chiesa ortodossa e da alcune chiese protestanti.

Secondo Luca in occasione della Presentazione di Gesù al tempio un vecchio uomo di nome Simeone, che attendeva da tempo la venuta del Messia e aveva avuto da Dio la promessa che non sarebbe morto senza averlo visto, vide Gesù bambino, lo prese tra le braccia e disse: “Ora lascia, o Signore, che il tuo servo vada in pace secondo la tua parola; perché i miei occhi han visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli, luce per illuminare le genti e gloria del tuo popolo Israele” (Luca 2,29-32)

In pratica Simeone aveva riconosciuto in Gesù il Messia tanto atteso. Ma le sue rivelazioni non si fermano a questo. Rivolgendosi a Giuseppe e Maria, sbalorditi dal suo gesto, continuò dicendo: “Egli è qui per la rovina e la risurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione perché siano svelati i pensieri di molti cuori. E anche a te una spada trafiggerà l’anima.” (Luca 2,34-35)

Una profetessa, Anna, figlia di Fanuèle, sopraggiunta in quel mentre, iniziò a sua volta a lodare Dio e a parlare del bambino come del Redentore.

Il nome curioso che la festa ha assunto è dovuto al fatto che, in occasione di questa celebrazione vengono benedette delle candele, che sono poi distribuite ai fedeli. Queste candele rappresentano Gesù luce del mondo, parafrasando le parole che il vecchio Simeone pronunciò prendendo Gesù tra le braccia: “I miei occhi han visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli, luce per illuminare le genti e gloria del tuo popolo Israele.” (Lc 2,30-32) Originariamente la festa della Candelora si chiamava Ipapante, termine greco che significa incontro, facendo riferimento all’incontro tra la Sacra Famiglia e Simeone e Anna al tempio. È attestata fin dal IV secolo, in Oriente, e successivamente, grazie a Papa Sergio I si diffuse anche in Occidente. Veniva celebrata accendendo ceri e candele in abbondanza. La dimensione dell’incontro con Gesù rimane un elemento molto importante di questa festa. La presentazione al tempio di Gesù è coincisa con il suo riconoscimento da parte di Simeone e Anna, due persone che da sempre aspettavano la sua venuta. Ma c’è anche la rivelazione fatta a Maria, la profezia riguardante il futuro di suo figlio, e l’immenso dolore che dovrà provare, quella spada che le trafiggerà l’anima.
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06 Gen2025

PERCORSO PREMATRIMONIALE 2025

Pubblicato da Franco nella categoria Uncategorized

Programma

I corsi di preparazione si tengono nella nostra Parrocchia a partire dal 13 gennaio alle ore 20.00.

Il Corso comprende da 10 a 14 incontri di circa 1 – 1/2 ora e una giornata di ritiro finale.

Di seguito sono riportati i temi trattati.

 

 Il dialogo nella coppia.

La sessualità e l’amore.

 Il sacramento del matrimonio.

 Diventare genitori.

 Paternità responsabile e metodi naturali.

La spiritualità coniugale.

Dio ci chiama.

Ritiro Comunitario

La giornata di ritiro si dimostra sempre estremamente ricca di frutti umani e spirituali con la possibilità di accostarsi al sacramento della Riconciliazione e della Eucaristia.

Si svolge in una delle domeniche del mese ed è indicata nel calendario che viene consegnato ai partecipanti al Corso.

I temi trattati nel Ritiro sono:

  • Lo specifico della coppia cristiana.
  • Costruire la famiglia come “Piccola Chiesa”. I mezzi.
  • L’azione della Grazia nei sacramenti del Matrimonio e della Riconciliazione. Compimento del Battesimo.
  • Costruire il Regno di Dio attraverso la costruzione del mondo.
  • Annuncio particolareggiato sul brano delle Nozze di Cana.
  • La carità e l’apertura ai fratelli e alle altre famiglie: testimonianza di una coppia.
Al termine del Corso viene consegnato il Certificato di partecipazione.
   
 
Il Parroco
Padre Giuseppe M. DI NARDO

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