CATECHESI PARROCCHIALE
OGNI MERCOLEDÌ ALLE ORE 19.00
CHIAMATI A CRESCERE NELLA CONOSCENZA DEL MISTERO DI CRISTO
OGNI MERCOLEDÌ ALLE ORE 19.00
CHIAMATI A CRESCERE NELLA CONOSCENZA DEL MISTERO DI CRISTO
BEATO PADRE VITTORIO DE MARINO (Barnabita), SALITO AL CIELO 90 ANNI FA
Fu un degno emulo di s. Antonio Maria Zaccaria (1502-1539) fondatore dei Barnabiti, che come lui era stato un medico, prima di divenire un religioso.
Vittorio De Marino nacque a Villaricca (NA) il 7 giugno 1863, frequentò esemplarmente l’Università di Napoli, laureandosi in medicina nel 1887 a 24 anni; molto legato ai padri Barnabiti del Collegio Bianchi di Napoli, suoi educatori, sentiva chiara la chiamata di Dio alla loro vita consacrata; ma la situazione familiare non gli permise questa scelta, per 23 anni assisté finanziariamente e come medico curante, i genitori e poi la sorella ammalata di cancro per lunghi anni.
In quegli anni si dedicò ad una intensa opera benefica aiutando e curando gli umili ed i poveri del quartiere napoletano in cui abitava; nell’ambulatorio parrocchiale e nelle loro case, sia nel suo studio, sia in ospedale; si sacrificò fino all’inverosimile per loro, portava egli stesso le medicine e dove era necessario, lasciava di nascosto i soldi per comprarle, accompagnando il tutto da un conquistante sorriso.
Dopo la morte della sorella, nel 1910 il dott. De Marino entrò a 47 anni nel noviziato dei padri Barnabiti a S. Felice a Cancello (Caserta), professando qui i voti religiosi. Le virtù dimostrate come dottore e benefattore del popolo, divennero l’ammirazione e l’esempio per i suoi confratelli; venne ordinato sacerdote a Roma nel 1913.
Il suo primo campo di ministero sacerdotale fu proprio S. Felice a Cancello, con missioni predicate al popolo, ritiri per il clero e le suore locali e tanto tempo trascorso al confessionale.
Nel 1916 fu nominato superiore, poi la casa venne requisita ed occupata dai soldati, impegnati nella Prima Guerra Mondiale, intanto il paese era rimasto senza assistenza medica; padre Vittorio Maria De Marino tornò a mettersi al servizio di tutti anche come medico, sia in paese che nelle campagne, di giorno e di notte, specialmente durante la famigerata epidemia detta “spagnola” che fece tantissime vittime in quegli anni.
Ma il suo destino non era quello di rimanere a S. Felice, nel 1922 fu nominato rettore della nuova Scuola Apostolica dei Barnabiti ad Arpino; nel 1924 divenne superiore della Casa di S. Maria di Caravaggio, posta nel centro di Napoli, in Piazza Dante.
In seguito, sempre docile, disponibile, sereno, paziente ed instancabile, fu di nuovo a S. Felice a Cancello, ad Arpino e Napoli con la predicazione e con l’apostolato delle confessioni.
Morì a Napoli nel Collegio Bianchi, benedetto e stimato come un santo il 16 luglio 1929; nel 1954 il suo corpo venne trasferito nella chiesa barnabita di S. Felice a Cancello e nello stesso anno vennero iniziati i processi per la sua beatificazione.
Il 12 dicembre 1992 è stato dichiarato venerabile da Papa Giovanni Paolo II.
Più di cento anni fa, padre Paul Wattson, Servo di Dio, un ministro episcopaliano (anglicano degli Stati Uniti), co-fondatore della Society of the Atonement (Comunità di Frati e delle Suore dell’Atonement) a Graymoor (Garrison, New York) introdusse un Ottavario di preghiera per l’unità dei cristiani, celebrato per la prima volta dal 18 al 25 gennaio 1908. Esattamente sessanta anni più tardi, nel 1968, le chiese e le parrocchie di tutto il mondo ricevettero per la prima volta il materiale per la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, preparato congiuntamente dalla commissione Fede e Costituzione (Consiglio ecumenico delle chiese) e dal Segretariato per la promozione dell’unità dei cristiani (Chiesa cattolica).
Oggi la cooperazione fra chiese, parrocchie, e comunità anglicane, protestanti, ortodosse e cattoliche nel preparare e celebrare la Settimana di preghiera è divenuta una prassi comune. Ciò stesso evidenzia marcatamente l’efficacia della preghiera, e ci legittima a parlare della storia della Settimana come di un successo, e una fonte di gioia e gratitudine.
Guida per la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani e per tutto l’anno 2020.
“Ci trattarono con gentilezza” (Atti 28,2). Una storia di divina provvidenza e al tempo stesso di umana accoglienza é quella che ci propongono le Chiese cristiane di Malta e Gozo, che hanno preparato il materiale della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani di quest’anno. Una storia riportata alla fine del libro degli Atti degli Apostoli e ambientata proprio a Malta e sul mare tempestoso che la circonda.
“Divina provvidenza“, anzitutto: la narrazione – si legge nell’Introduzione teologico-pastorale ai materiali – “ripropone il dramma dell’umanità di fronte alla terrificante potenza degli elementi della natura. I passeggeri della barca sono alla mercé del mare violento e della poderosa tempesta che infuria intorno a loro. Sono forze che li spingono verso approdi sconosciuti, e si sentono persi e senza speranza“.“Umana accoglienza“, in secondo luogo. A più riprese il resoconto degli Atti sottolinea l’accoglienza riservata dai maltesi ai naufraghi. Essi li trattarono “con gentilezza” (Atti 28,2), letteralmente con filantropia, e li “radunarono, o meglio li “accolsero” attorno a un grande fuoco perchè si scaldassero e si asciugassero: quel che si dice una “calda accoglienza“! Al momento della partenza dei naufraghi, diedero loro “tutto quello che era necessario per il viaggio” (Atti 28,10).
“L’ospitalità – concludono i cristiani di Malta – è una virtù altamente necessaria nella ricerca dell’unità tra cristiani. (…) La nostra stessa unità di cristiani sarà svelata non soltanto attraverso l’ospitalità degli uni verso gli altri, pur importante, ma anche mediante l’incontro amorevole con coloro che non condividono la nostra lingua, la nostra cultura e la nostra fede“.