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09 Nov2020

Che cos’è e cosa significa il TAU?

Pubblicato da Franco nella categoria Approfondimenti, Uncategorized

Qual è l’origine della croce tanto amata da San Francesco d’Assisi?

Vi sarete chiesti almeno una volta nella vita il significato di quella croce, solitamente in legno, a forma di “T” che spesso e volentieri viene indossata dai frati francescani.

Origine antica Come si sostiene correttamente sul sito “Nostre Radici“: “poiché la scrittura ebraica, e di conseguenza l’alfabeto ebraico, non venne formalmente codificata fino a quasi 200 anni dopo la nascita di Cristo, molte lettere erano talvolta tracciate in forme diverse a seconda delle regioni dove vivevano gli ebrei, sia in Israele sia nella ‘diaspora’ in luoghi al di fuori di Israele, prevalentemente nel mondo di lingua greca”.

“L’ultima lettera dell’alfabeto ebraico – si legge ancora – rappresentava il compimento dell’intera parola rivelata di Dio. Questa lettera era chiamata TAU (o TAW, pronunciato Tav in ebraico), che poteva essere scritta: /\ X + T. Esso venne adoperato con valore simbolico sin dall’Antico Testamento; se ne parla già nel libro di Ezechiele: «Il Signore disse: Passa in mezzo alla città, in mezzo a Gerusalemme e segna un Tau sulla fronte degli uomini che sospirano e piangono…» (EZ. 9,4)”.

In questo stesso passo il Profeta Ezechiele raccomanda a Israele di restare fedele a Dio fino alla fine, per essere riconosciuto come simbolicamente segnato con il “sigillo” del TAU sulla fronte quale popolo scelto da Dio fino alla fine della vita.

Sebbene l’ultima lettera dell’alfabeto ebraico non fosse più a forma di croce, come nelle varianti sopra descritte, i primi scrittori cristiani avrebbero utilizzato, nel commentare la Bibbia, la sua versione greca detta dei “Settanta”. In questa traduzione delle scritture ebraiche (che i cristiani chiamano Antico Testamento), il TAU veniva scritto T.

Fu poi adottato dai primissimi cristiani per un duplice motivo

1. Come ultima lettera dell’alfabeto ebraico, era una profezia dell’ultimo giorno ed aveva la stessa funzione della lettera greca Omega, come appare dall’Apocalisse: “Io sono l’Alfa e l’Omega, il principio e la fine. A chi ha sete io darò gratuitamente dal fonte dell’acqua della vita… Io sono l’Alfa e l’Omega, il primo e l’ultimo, il principio e la fine” (Ap.21,6; 22,13).

2. I cristiani adottarono il Tau, perché la sua forma ricordava ad essi la croce, sulla quale Cristo si immolò per la salvezza del mondo. Con questo stesso senso e valore se ne parla anche nell’Apocalisse (Apoc. 7, 2-3). Segno di redenzione era anche segno esteriore di quella novità di vita cristiana, più interiormente segnata dal Sigillo dello Spirito Santo, dato a noi in dono il giorno del Battesimo (Ef 1,13).

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28 Mag2020

DOMENICA DI PENTECOSTE ANNO A

Pubblicato da Franco nella categoria Approfondimenti, Spiritualità

PENTECOSTE, COSA E PERCHÉ SI FESTEGGIA

Nella solennità di Pentecoste si ricorda e celebra la discesa dello Spirito Santo che dà inizio alla missione della Chiesa. In origine indicava l’avvio della mietitura. La bellezza della liturgia.

L’origine del nome e la festa agricola

Nella Solennità di Pentecoste si celebra la discesa dello Spirito Santo su Maria e gli apostoli riuniti insieme nel Cenacolo. Con la Pasqua e il Natale costituisce una delle feste più importanti del calendario liturgico, e segna l’avvio della chiamata missionaria della Chiesa.

«Quando verrà lui – spiega Gesù nel Vangelo di san Giovanni –, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà». Letteralmente la parola Pentecoste indica in greco il 50° (giorno). Inizialmente il popolo ebraico lo celebrava, appunto cinquanta giorni dopo la Pasqua. Era un festa agricola, di ringraziamento a Dio per i doni delle terra, che coincideva con l’inizio della mietitura del grano e i primi frutti. Più tardi su questa celebrazione originaria si innestò la memoria del dono delle Tavole della Legge fatto da Dio a Mosè sul monte Sinai. Nel rituale ebraico, a Pentecoste ci si asteneva da qualsiasi lavoro ed era previsto il pellegrinaggio degli uomini a Gerusalemme. Nella tradizione cristiana invece si attribuisce a Tertulliano (155-220) la prima testimonianza della Pentecoste come festa dello Spirito Santo. Sempre cinquanta giorni dopo la Pasqua.

Il racconto degli Atti degli apostoli

La discesa dello Spirito Santo viene raccontata al capitolo 2 degli Atti degli Apostoli: «Mentre stava compiendosi il giorno della Pentecoste – recita il testo –, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all’improvviso dal cielo un fragore, quasi un vento che si abbatte impetuoso, e riempì tutta la casa dove stavano. Apparvero loro lingue come di fuoco, che si dividevano, e si posarono su ciascuno di loro, e tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, nel modo in cui lo Spirito dava loro il potere di esprimersi». Il testo prosegue poi con la prima predicazione dell’apostolo Pietro, che assieme a Paolo, allarga i confini del cristianesimo, sottolineando l’unità e l’universalità della fede dono dello Spirito Santo. Spirito che è concesso a tutti i battezzati e che al tempo stesso, nella fantasia e diversità dei carismi e dei ministeri costruisce la Chiesa. Inesauribile elargitore di doni, sono sette quelli che secondo l’insegnamento del profeta Isaia gli vengono attribuiti: sapienza, intelletto, consiglio, fortezza, scienza, pietà e timore di Dio. Nella vita del cristiano, ricevuti inizialmente con la grazia del Battesimo, i doni vengono confermati dal sacramento della Cresima o Confermazione.

La sequenza: Vieni Santo Spirito
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27 Ott2019

LE STORIE DEI SANTI CHE HANNO CAMBIATO IL MONDO

Pubblicato da Franco nella categoria Approfondimenti

Fin dalle prime civiltà possiamo incontrare le tracce di uomini e donne che hanno cambiato il mondo con la loro umanità e santità. Grazie a piccole azioni hanno creato e modificato le relazioni tra persone, diffondendo il vero significato di essere fratelli e sorelle.

In questo nuovo articolo del nostro blog vogliamo raccontarti la storia dei santi più conosciuti e che nel corso della loro vita hanno segnato profondamente l’umanità. Uomini e donne che, in diversi contesti storici, supportati dalla loro fede in Dio, hanno contribuito a costruire il tessuto sociale, religioso e culturale, oggi diventato normalità. Un tempo però non era così ed è proprio grazie a loro se possiamo contare su quei valori fondamentali che garantiscono la dignità della persona e di un popolo.

Sei curioso di scoprire quali sono i santi che hanno reso il mondo un posto migliore? Allora continua a leggere!

Umiltà, coraggio e amore: cosa ci insegnano i nostri santi?

I santi sono un punto di riferimento per i fedeli della religione cattolica. Ci rivolgiamo a loro con le nostre preghiere, gli dedichiamo le processioni e gli affidiamo i nostri dubbi e le nostre paure. Ma chi sono i santi e cosa ci spinge a sentire questo spirito di devozione nei loro confronti?

È vero che i santi sono persone come noi e che tutti i cristiani, fin da quando ricevono il dono del battesimo, diventano potenziali santi. I santi che la chiesa riconosce non sono altro che credenti che hanno risposto “Si” alla chiamata di Gesù e che hanno avuto il coraggio e la forza di seguire la strada della fede riponendo la fiducia in Dio.

Come si diventa santi? Non esistono caratteristiche univoche che definiscono questa figura. Per la fede cattolica, tutti siamo destinati a diventare santi e ognuno di noi possiede i doni e le capacità per esserlo.

Il santo è un modello di riferimento per tutti i fedeli che sono chiamati a imitarne l’atteggiamento di obbedienza a Dio e l’amore verso il prossimo. hi sono i Santi che hanno cambiato nel profondo interi popoli e culture?

San Benedetto

San Benedetto è stato il legislatore e fondatore del monachesimo occidentale che ha avuto una grande forza d’irradiazione. Lo stesso Gregorio Magno lo ha definito come un “astro luminoso”. Nel corso della sua vita Benedetto fuggì dalla città per rispondere a un bisogno di coerenza: la scelta incondizionata di Dio.

Benedetto mise al primo posto nella sua vita Gesù e l’amore per lui, l’unum necessarium per il quale occorre superare la resistenza delle strutture umane e sociali.

Dopo tre anni di vita eremitica, Benedetto si trovò circondato in modo inaspettato da uomini che avvertivano con serietà la sua stessa esigenza religiosa. La solitudine ricercata per ritrovare l’unione stretta con Dio è diventata un punto di unione tra la vita dell’uomo e un nuovo tipo di compagnia umana visibile. Questo atteggiamento cambierà radicalmente il volto dell’Europa, senza segnare una vera e propria rottura netta con il passato.

San Francesco d’Assisi

San Francesco, ha rapito il cuore dei fedeli per la sua limpidezza e la purezza della sua esperienza. Ma la cosa che colpisce di più è il suo amore incondizionato per Cristo e la chiesa. La sua vita fu un misto di atteggiamenti diversi e contrastanti: da un lato l’eremitismo dall’altro la predicazione cittadina, da una parte il lavoro manuale e dall’altra la questua, l’estasi della contemplazione contrapposta al desiderio della missione tra i non cristiani.

In modo graduale, Francesco iniziò a vivere la “nudità” come fondamento della sua nuova vita. Poco a poco iniziò a combattere la logica della società del tempo e questo attirò ben presto molti giovani, che condivisero la sua stessa scelta di vita per mettersi ai margini con gli ultimi.

Insieme ai sui seguaci, Francesco rifiutò di appropriarsi di qualsiasi bene, deciso a vivere senza beni di proprietà. Così inaugurò un nuovo ordine di frati che seguivano particolari principi, che si trasformarono presto in valori sociali, quali: fraternità, minorità e povertà.

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