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25 Ott2022

Unzione degli Infermi

Pubblicato da Franco nella categoria Approfondimenti, Chiesa

Unzione degli Infermi: che cos’è e come si svolge

L’unzione degli infermi è una pratica che deriva da Gesù stesso. Ecco come si è evoluta nel tempo.

La Chiesa fa risalire l’unzione degli infermi a Gesù, al Suo profondo amore verso i malati e i sofferenti, sui quali poneva le mani invocando la guarigione miracolosa. Una volta morto e risorto, Cristo ha investito i suoi discepoli del medesimo dovere, unito a quello della predicazione: “Partiti, predicavano che la gente si convertisse, scacciavano molti demòni, ungevano di olio molti infermi e li guarivano” (Marco 6,12-13)

È proprio questo che intendiamo per unzione dei malati: una speciale benedizione fatta a un malato grave con olio consacrato e preghiera. Leggiamo le indicazioni a riguardo in una lettera di Giacomo: “Chi è malato, chiami presso di sé i presbiteri della Chiesa ed essi preghino su di lui dopo averlo unto con olio nel nome del Signore. E la preghiera fatta con fede salverà il malato: il Signore lo solleverà e, se ha commesso peccati, gli saranno perdonati” (Gc. 5,14-15)

L’Unzione degli infermi è una celebrazione comunitaria profondamente legata alla liturgia. Può avere luogo in casa, all’ospedale o in chiesa, ed è opportuno che venga celebrata durante l’Eucaristia e preceduta dal sacramento della Penitenza, con cui il cristiano chiede perdono per i propri peccati.

Il sacramento dell’unzione degli infermi e il sacramento della penitenza sono chiamati anche “sacramenti della guarigione” e hanno lo scopo di alleviare la sofferenza fisica e spirituale del credente.

Ma non si tratta solo di quella che tutti conosciamo come estrema unzione, sebbene fino al XX secolo e alla Riforma Liturgica essa venisse somministrata prevalentemente in punto di morte. Questo particolare sacramento, dono dello Spirito Santo per i sofferenti, può anche essere somministrato più volte nel corso della stessa malattia, soprattutto se interviene un peggioramento, o prima di un intervento chirurgico pericoloso.

Già nell’Antico Testamento la malattia poteva rivelarsi per l’uomo giusto un cammino di penitenza e conversione, da vivere davanti a Dio. A Lui ci si rivolgeva invocando la guarigione e il sollievo. La malattia viene vissuta come qualcosa in relazione al peccato e al male, e sopportarne la sofferenza ha una funzione redentiva.

In questa visione l’avvento di Cristo misericordioso verso i malati e portatore del potere della guarigione simboleggia il fatto che il regno di Dio è vicino. Gesù guarisce gli infermi e libera i peccatori dal loro fardello. Non solo: dimostra per queste categorie di individui un amore anche maggiore di quello che mostra agli altri uomini, come se la sofferenza e il peccato li rendessero ai Suoi occhi ancora più meritevoli di attenzione e cura. Allo stesso modo il Suo insegnamento è chiaro: avere cura dei malati e alleviare le loro pene è un preciso dovere di ogni cristiano. “Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi” (Mt 25,35-36).

Accade che in determinate circostanze si decida di impartire il rito di unzione degli infermi durante la messa, come per esempio in occasione della Giornata del malato, l’11 febbraio. In questi casi viene amministrato il sacramento dell’unzione degli infermi a più malati durante la celebrazione eucaristica, e l’evento viene a volte accompagnato da una processione o dalla visita del vescovo.

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25 Ott2022

Cos’è il sacramento

Pubblicato da Franco nella categoria Approfondimenti, Chiesa

 

Quando allunghiamo la mano per prendere il Sacramento, è come se raggiungessimo il Salvatore

Ormai è un rituale a cui partecipo da così tanto tempo che non mi ricordo da quanto. Arriva la domenica. Io e mia moglie arriviamo in cappella. Stringiamo le mani.

Scompigliamo i capelli di qualche bambino dei raggi di sole. Siamo felici di essere qui. Ci sediamo. Cantiamo. Preghiamo.

Dopo, l’evento principale:

Prima il pane: viene spezzato, benedetto, distribuito e mangiato.

Secondo l’acqua: viene benedetta, distribuita e bevuta.

Tutto questo si ripete ogni settimana. È semplicemente una routine. Tutto finisce in pochi minuti. Sono colpevole come tanti di prendere il Sacramento in modo meccanico.

Anche se ho preso il sacramento così tante volte nella mia vita da non poterle contare, ultimamente ha acquisito un significato diverso per me. È diventato qualcosa di speciale e non una semplice routine.

GUARDARE LE COSE IN MODO DIVERSO

Tutti trascorriamo del tempo nel fuoco raffinatore. Ultimamente, però, mi chiedevo se la mia famiglia non avesse visto più sofferenze rispetto alla norma.

Negli ultimi anni abbiamo affrontato prove davvero difficili: decessi in famiglia, problemi di salute, preoccupazioni economiche, familiari amati coinvolti nel divorzio e nelle dipendenze – avete un quadro completo.

Tutte le famiglie hanno le loro difficoltà. Non siamo gli unici. Ma qualche volta sembrano che siano davvero troppe. Sinceramente, qualche volta sono troppe.

Qualche domenica fa mentre ero seduto e i diaconi facevano il loro giro con i vassoi del sacramento e mentre mi sentivo appesantito da queste preoccupazioni, mi venne in mente un pensiero che mi fece vedere il sacramento in un modo che non avevo mai visto prima.

Mi sono ricordato il resoconto del vangelo di Marco, dove una donna ammalata allungò la mano per toccare la veste di Gesù mentre stava camminando, con gran fede, sperando di essere guarita (vedi Marco 5:25-34).

In quasi tutte le raffigurazioni artistiche della storia, gli artisti rappresentano questa donna come una donna debilitata, che striscia sulle sue mani e sulle ginocchia e con un braccio allungato nello sforzo di raggiungere e di toccare il lembo della veste di Cristo.

Potete vedere nei suoi occhi che ha sofferto enormemente nella sua vita, che sta sperando di essere guarita, che c’è il desiderio nel suo gesto di ricevere questa benedizione e che questa potrebbe essere la sua possibilità di essere di nuovo sana.

Scommetto che era molto stanca da tempo.

Così mentre allungavo la mano per ricevere il pane e l’acqua quel giorno, mi sono immedesimato in quella donna. Stavo cercando con la stessa fede che aveva lei?

Credevo che prendere il sacramento, grazie all’espiazione di Cristo poteva guarirmi nonostante le difficoltà?

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18 Apr2022

PENTECOSTE 2022

Pubblicato da Franco nella categoria Approfondimenti, Chiesa, Uncategorized

In origine era la festa ebraica che segnava l’inizio della mietitura e si celebrava 50 giorni dopo la Pasqua ebraica. Nel Cristianesimo, invece, indica la discesa dello Spirito Santo su Maria e gli apostoli riuniti insieme nel Cenacolo. Assieme alla Pasqua è una delle solennità più importanti dell’anno liturgico.

A Pentecoste si ricorda e si celebra la discesa dello Spirito Santo su Maria e gli apostoli riuniti insieme nel Cenacolo. La Chiesa, in questa solennità, vede il suo vero atto di nascita d’inizio missionario, considerandola insieme alla Pasqua, la festa più solenne di tutto il calendario cristiano.

QUALI SONO LE ORIGINI EBRAICHE DELLA FESTA?

Gli Ebrei la chiamavano “festa della mietitura e dei primi frutti”; si celebrava il 50° giorno dopo la Pasqua ebraica e segnava l’inizio della mietitura del grano; nei testi biblici è sempre una festa agricola. È chiamata anche “festa delle Settimane”, per la sua ricorrenza di sette settimane dopo la Pasqua; nel greco “Pentecoste” significa 50° giorno. Il termine Pentecoste, riferendosi alla “festa delle Settimane”, è citato in Tobia 2,1 e 2 Maccabei, 12, 31-32. Lo scopo originario di questa ricorrenza era il ringraziamento a Dio per i frutti della terra, cui si aggiunse più tardi, il ricordo del più grande dono fatto da Dio al popolo ebraico, cioè la promulgazione della Legge mosaica sul Monte Sinai. Secondo il rituale ebraico, la festa comportava il pellegrinaggio di tutti gli uomini a Gerusalemme, l’astensione totale da qualsiasi lavoro, un’adunanza sacra e particolari sacrifici; ed era una delle tre feste di pellegrinaggio (Pasqua, Capanne, Pentecoste), che ogni devoto ebreo era invitato a celebrare a Gerusalemme.

IN QUALE PASSO DELLA BIBBIA SI RACCONTA L’EPISODIO DELLA DISCESA DELLO SPIRITO SANTO?

Al capitolo 2 degli Atti degli Apostoli. Gli apostoli insieme a Maria, la madre di Gesù, erano riuniti a Gerusalemme nel Cenacolo, probabilmente della casa della vedova Maria, madre del giovane Marco, il futuro evangelista, dove presero poi a radunarsi abitualmente quando erano in città; e come da tradizione, erano affluiti a Gerusalemme gli ebrei in gran numero, per festeggiare la Pentecoste con il prescritto pellegrinaggio. «Mentre stava per compiersi il giorno di Pentecoste», si legge, «si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all’improvviso dal cielo un rombo, come di vento che si abbatte gagliardo e riempì tutta la casa dove si trovavano. Apparvero loro lingue di fuoco, che si dividevano e si posarono su ciascuno di loro; ed essi furono tutti pieni di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, come lo Spirito dava loro di esprimersi. Si trovavano allora in Gerusalemme giudei osservanti, di ogni Nazione che è sotto il cielo. Venuto quel fragore, la folla si radunò e rimase sbigottita, perché ciascuno li sentiva parlare nella propria lingua. Erano stupefatti e, fuori di sé per lo stupore, dicevano: “Costoro che parlano non sono forse tutti Galilei? E com’è che li sentiamo ciascuno parlare la nostra lingua nativa?…»

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