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16 Mar2020

Papa Francesco prega invocando “la fine della pandemia”

Pubblicato da Franco nella categoria Papa, Vaticano

Coronavirus. Papa Francesco in pellegrinaggio solitario per implorare la liberazione dall’epidemia

Nel pomeriggio di domenica 15 marzo, Papa Francesco è uscito dal Vaticano e ha visitato due chiese simbolo per pregare per la fine della pandemia di coronavirus. Il pontefice ha visitato la Basilica di Santa Maria Maggiore per rivolgere una preghiera a Maria Salus populi Romani. Poi, facendo un tratto di Via del Corso a piedi, “come in pellegrinaggio”, ha raggiunto la chiesa di San Marcello al Corso. Ed è stato immortalato in una foto che resterà negli annali.

Papa Francesco ha una devozione speciale per Maria Salus populi Romani e vi si reca sia in occasione delle grandi feste mariane, sia prima e dopo i viaggi internazionali. Nel 593 Papa Gregorio I la portò in processione per far cessare la peste, e nel 1837 Gregorio XVI la invocò per far finire un’epidemia di colera. Nella chiesa di San Marcello al Corso, invece, si trova il Crocifisso miracoloso che nel 1522 fu portato in processione per i quartieri della città durante la peste.

“Con la sua preghiera il Santo Padre ha invocato la fine della pandemia che colpisce l’Italia e il mondo, implorato la guarigione per i tanti malati, ricordato le tante vittime di questi giorni, e chiesto che i loro familiari e amici trovino consolazione e conforto. La sua intenzione – ha continuato Bruni – si è rivolta anche agli operatori sanitari, ai medici, agli infermieri, e a quanti in questi giorni, con il loro lavoro, garantiscono il funzionamento della società”.

Un vero e proprio pellegrinaggio per chiedere la fine dell’epidemia del coronavirus. È il senso del gesto compiuto da Papa Francesco che a sorpresa ha lasciato il Vaticano per pregare prima nella Basilica di Santa Maria Maggiore, davanti all’immagine della Salus populi romani, di cui è particolarmente devoto e dalla quale si reca prima e dopo tutti i viaggi internazionali e in alcune feste mariane. E poi nella Chiesa di San Marcello al Corso per venerare il Crocifisso miracoloso che nel Cinquecento salvò Roma dalla peste. Il Papa ha approfittato delle strade deserte di Roma, come del resto in tutta Italia, in ottemperanza ai decreti del governo, per percorrere una ventina di metri a piedi e raggiungere la seconda tappa del suo breve pellegrinaggio.

La Salus populi romani, che Francesco volle venerare per la prima volta il giorno dopo la sua elezione al pontificato, è sempre stata oggetto di grande devozione da parte dei Pontefici. Nel 593 Gregorio I la portò in processione chiedendo la fine della peste. Nel 1837 Gregorio XVI pregò davanti l’icona mariana invocando la fine dell’epidemia di colera. Anche il Crocifisso miracoloso è molto venerato dai romani. La Chiesa di San Marcello al Corso, che per oltre un millennio non aveva subito danni di particolare entità, nella notte tra il 22 e il 23 maggio 1519 fu improvvisamente distrutta da un violento incendio. Dalla rovina dell’intero edificio sacro si salvarono miracolosamente solo il Crocifisso ligneo, che all’epoca si ergeva sopra l’altare maggiore, e la lampada di vetro che gli ardeva davanti.

Questo evento miracoloso commosse profondamente i romani che iniziarono a pregare davanti questa immagine. Tre anni dopo, nel 1522, una grave epidemia di peste dilagò in tutta la città. Fu allora che il cardinale titolare di San Marcello, il porporato spagnolo Raimondo Vich, organizzò una solenne processione penitenziale durata 16 giorni. Il Crocifisso fu portato a spalla per i diversi rioni di Roma e giunse fino alla Basilica di San Pietro. I cronisti dell’epoca sono concordi nell’affermare che dove passava la processione la peste cessava.

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19 Gen2020

I DOMENICA DELLA PAROLA DI DIO

Pubblicato da Franco nella categoria Papa, Vaticano

Conferenza Episcopale Italiana

Sussidio per la celebrazione della I Domenica della Parola di Dio

(26 gennaio 2020)

Con la Lettera apostolica in forma di Motu proprio dal titolo Aperuit illis Papa Francesco ha istituito per la Chiesa universale una domenica espressamente dedicata alla parola di Dio, «perché possa far crescere nel popolo di Dio la religiosa e assidua familiarità con le Sacre Scritture, così come l’autore sacro insegnava già nei tempi antichi: “Questa parola è molto vicina a te, è nella tua bocca e nel tuo cuore, perché tu la metta in pratica” (Dt 30,14)» (n. 15).

Si tratta di una occasione preziosa per rendere la Chiesa intera sempre più consapevole di una realtà fondamentale della sua identità: la centralità della parola di Dio. Non a caso il Concilio Vaticano II apriva il suo documento sulla divina rivelazione Dei Verbum, qualificando la Chiesa essenzialmente come la comunità di quanti si pongono «in religioso ascolto della parola di Dio» (n. 1). La Chiesa si riconosce come la comunità dei credenti in ascolto di Dio, che parla attraverso le Sacre Scritture tramandateci nel corso dei secoli dalla Tradizione. Il primato della Parola si esplica in ogni ambito della vita ecclesiale: dalla dimensione spirituale, alla cura pastorale, all’azione evangelizzatrice. Essa fonda, plasma e ispira ogni aspetto della fede personale e comunitaria.

In vista della I Domenica della Parola di Dio, che cadrà il 26 gennaio 2020, ogni realtà locale saprà di certo attivare la propria creatività, compiendo gli opportuni adattamenti all’interno delle celebrazioni già esistenti o dando vita a nuove iniziative specifiche.

Il presente Sussidio, redatto insieme dall’Ufficio Catechistico Nazionale, dall’Ufficio Liturgico nazionale e dall’Ufficio Nazionale per l’Ecumenismo e il Dialogo Interreligioso della Conferenza Episcopale Italiana, intende essere un possibile strumento a servizio delle diocesi, delle associazioni, dei movimenti, dei parroci e dei singoli fedeli, che si preparano a celebrare questa giornata. In esso si trovano suggerimenti per la Celebrazione eucaristica, tra cui la Preghiera dei fedeli, nonché alcuni testi biblici per la preghiera personale o comunitaria al di fuori della Messa e alcuni scritti magisteriali per la riflessione e la meditazione.

Presentazione

Con la Lettera apostolica in forma di Motu proprio dal titolo Aperuit illis Papa Francesco ha istituito per la Chiesa universale una domenica espressamente dedicata alla parola di Dio, «perché possa far crescere nel popolo di Dio la religiosa e assidua familiarità con le Sacre Scritture, così come l’autore sacro insegnava già nei tempi antichi: “Questa parola è molto vicina a te, è nella tua bocca e nel tuo cuore, perché tu la metta in pratica” (Dt 30,14)» (n. 15). Si tratta di una occasione preziosa per rendere la Chiesa intera sempre più consapevole di una realtà fondamentale della sua identità: la centralità della parola di Dio. Non a caso il Concilio Vaticano II apriva il suo documento sulla divina rivelazione Dei Verbum, qualificando la Chiesa essenzialmente come la comunità di quanti si pongono «in religioso ascolto della parola di Dio» (n. 1). La Chiesa si riconosce come la comunità dei credenti in ascolto di Dio, che parla attraverso le Sacre Scritture tramandateci nel corso dei secoli dalla Tradizione. Il primato della Parola si esplica in ogni ambito della vita ecclesiale:dalla dimensione spirituale, alla cura pastorale, all’azione evangelizzatrice. Essa fonda, plasma e ispira ogni aspetto della fede personale e comunitaria.In vista della I Domenica della Parola di Dio, che cadrà il 26 gennaio 2020, ogni realtà locale saprà di certo attivare la propria creatività, compiendo gli opportuni adattamenti all’interno delle celebrazioni già esistenti o dando vita a nuove iniziative specifiche.

Il presente Sussidio, redatto insieme dall’Ufficio Catechistico Nazionale,dall’Ufficio Liturgico nazionale e dall’Ufficio Nazionale per l’Ecumenismo e il Dialogo Inter religioso della Conferenza Episcopale Italiana, intende essere un possibile strumento a servizio delle diocesi, delle associazioni, dei movimenti, dei parroci e dei singoli fedeli, che si preparano a celebrare questa giornata. In esso si trovano suggerimenti per la Celebrazione eucaristica, tra cui la Preghiera dei fedeli, nonché alcuni testi biblici per la preghiera personale o comunitaria al di fuori della Messa e alcuni scritti magisteriali per la riflessione e la meditazione.

✠ Stefano Russo Segretario Generale della CEI

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04 Ott2017

I consigli di Papa Francesco (Esame di coscienza)

Pubblicato da Franco nella categoria Papa

È possibile confessarsi tutti i giorni dalle ore 09.00 alle 12.00

Anche tra i molteplici impegni del suo ministero di successore di Pietro, papa Francesco non rinuncia a ritagliarsi, appena può, uno spazio per il sacramento della Riconciliazione. Lo ha fatto da ultimo il 2 marzo scorso, nella Cattedrale di Roma, la Basilica di San Giovanni Laterano, confessando alcuni sacerdoti durante l’incontro con il clero capitolino. Tornerà a farlo oggi in San Pietro per la liturgia penitenziale che anticipa di una settimana le ’24 ore per il Signore’, dato che il 24 e 25 marzo (i giorni di quell’appuntamento giunto alla sua IV edizione) riceverà i capi di Stato e di governo presenti a Roma per il vertice Ue e si recherà in visita pastorale a Milano. L’anticipo conferma quanto a Francesco stia a cuore il confessionale, in cui egli oggi entrerà sicuramente come confessore e non è da escludere (come è già avvenuto negli anni passati) anche come penitente. Il sacramento della riconciliazione del resto è il luogo principe in cui la misericordia – architrave del suo pontificato – abbraccia il peccatore pentito e lo libera dal fardello del peccato. Non sorprende perciò che nei suoi quattro anni da Papa Bergoglio lo abbia frequentato così spesso e anche in circostanze straordinarie: ricordiamo ad esempio la decisione di presentarsi a sorpresa in piazza san Pietro, durante il Giubileo dei ragazzi, il 23 aprile 2016, per ascoltare le confessioni di alcuni di essi, seduto su una semplice sedia, come tutti gli altri preti.

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