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27 Ott2022

Sei Curiosità sulla Basilica di San Pietro

Pubblicato da Franco nella categoria Forse non sai che..., Vaticano

Una delle chiese più antiche di Roma, la Basilica di San Pietro ha una storia millenaria. Sebbene l’edificio, come lo conosciamo oggi, sia stato costruito nel Cinquecento, posa le fondamenta su una basilica romana molto più antica.

Una visita a San Pietro è una tappa imperdibile se si è a Roma. Con una storia contrassegnata da architetti famosi, il cupolone di Michelangelo, le tombe dei papi e un interno ricchissimo e sfarzoso, questo simbolo della Città Eterna non può certo lasciare indifferenti. Se vuoi prepararti in vista del tuo prossimo viaggio, ecco 6 curiosità sulla Basilica di San Pietro che forse non sapevi:

1. È la chiesa cattolica più grande del mondo

La Basilica di San Pietro è una chiesa davvero immensa. Lunga 218 metri, alta 45 metri nelle volte, con la cupola che tocca i 133 metri di altezza, e una superficie complessiva di 23.000 metri quadrati. Nel 1989, il suo status di chiesa cattolica più grande del mondo è stato messo in discussione, con la costruzione della Basilica di Nostra Signora della Pace in Costa d’Avorio. In realtà, si è trattato soltanto di un’azione di marketing e San Pietro mantiene ad oggi il suo primato.

Per comprendere e rendersi conto delle mastodontiche dimensioni di questo edificio, muovendosi lungo la navata si possono notare delle stelle dorate inserite nel marmo: indicano la lunghezza di numerose grandi chiese in tutto il mondo.

2. Sorge sul luogo di sepoltura di San Pietro

Se è vero che la costruzione della Basilica di San Pietro, come la conosciamo oggi, è iniziata nel 1506, è altrettanto vero che le origini della chiesa sono molto più antiche. Infatti, sorge sullo stesso sito in cui l’imperatore romano Costantino ha fatto erigere una basilica cristiana nel IV secolo. Ed è proprio all’epoca romana che si attesta anche la costruzione dell’attigua necropoli in cui, si credeva, fosse stato sepolto San Pietro dopo il martirio.

La necropoli è stata interrata ed è divenuta la base per la chiesa romana. All’epoca, l’altare maggiore è stato fatto coincidere perfettamente con la tomba del santo. Nel corso dei secoli la struttura si è sempre più stratificata, fino a spingere ancora più in basso la necropoli romana. È nel 1940 che iniziarono i primi scavi archeologici per scoprire cosa si celasse sotto l’imponente basilica. Durante le ricerche furono molti i ritrovamenti, uno fra tutti: il luogo di sepoltura dell’Apostolo Pietro.

3. La sua cupola è stata progettata da Michelangelo

Il cupolone non è soltanto l’elemento più scenografico dell’intera basilica, è anche uno dei simboli di Roma. Questa enorme struttura in muratura è stata concepita e progettata da Michelangelo in persona, che lavorò al progetto fino al giorno della sua morte. Il grande artista non riuscì quindi a vedere la sua opera completata, che fu ultimata, anni dopo, da Giacomo della Porta.

Questa enorme struttura è sorretta da quattro pilastri, così grandi da poter contenere al loro interno la Chiesa di San Carlo alle Quattro Fontane. Le nicchie del pavimento ospitano gigantesche statue di santi e sante, di cui San Longino scolpito dal Bernini in persona. Un progetto ambizioso che segna il definitivo passaggio dall’architettura rinascimentale al gusto barocco.

4. La “Spina di Borgo” e l’effetto sorpresa

Non soltanto la basilica, altra grande protagonista della simbologia cattolica e della bellezza architettonica è Piazza San Pietro. A ripensare la piazza è stato niente meno che Bernini, che ha lavorato al suo ambizioso progetto tra il 1657 e il 1667. All’epoca, la disposizione delle strade e dei rioni di Roma era molto diversa da come la conosciamo oggi. In particolare, tra Castel Sant’Angelo e Piazza San Pietro si estendeva la così detta “Spina di Borgo”. Si tratta di un assetto urbanistico a forma triangolare, costituito da stradine anguste ed edifici fitti, che impedivano la vista su Piazza San Pietro.

Così, Bernini decise di sfruttare questo particolare assetto urbanistico per creare un effetto sorpresa: un percorso che accompagnasse chi osserva dalla fitta rete di stradine alla grandiosità di San Pietro.

5. Attenzione alle illusioni ottiche!

Tra le curiosità sulla Basilica di San Pietro più intriganti ci sono sicuramente le sue illusioni ottiche. Prime fra tutte, quelle legate al colonnato della piazza. Infatti, le 284 colonne sono state posizionate dal Bernini in modo tale da creare dei giochi prospettici. Muovendosi al loro interno, sembrano avvicinarsi e allontanarsi, mentre, posizionandosi al centro, spariscono tutte dietro una sola. Se invece si guarda verso la facciata, sembra che le colonne abbiano diversi colori, un altro gioco prospettico generato dal modo in cui la luce batte sulle colonne convesse.

Anche il cupolone è protagonista di un gioco prospettico: guardandolo da dietro l’obelisco vaticano, la sfera dorata e le due pietre miliari degli archi formano un triangolo, forma geometrica che rimane sempre uguale da qualsiasi prospettiva la si guardi. Questo dona l’illusione che la cupola in muratura si sposti fra le teste delle statue.

6. Le “Grotte Vaticane”

Una delle curiosità meno note sulla Basilica di San Pietro è che sotto la navata centrale, a tre metri di profondità, sorgono le così dette “Grotte Vaticane”. Nonostante il nome, si tratta in realtà dello spazio che intercorre tra la vecchia basilica, costruita da Costantino, e quella nuova. Questo spazio è famoso per ospitare le tombe di 22 papi e, nella necropoli, la tomba originale di San Pietro. Inoltre, le “grotte” sono ricche di opere d’arte dall’inestimabile valore, tra cui monumenti funebri realizzati da di Cambio, Dalmata e Cavallini.

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20 Mar2020

INDULGENZA PLENARIA

Pubblicato da Franco nella categoria Papa Francesco, Vaticano

Indulgenza plenaria e possibili assoluzioni collettive per l’emergenza coronavirus

Un Decreto della Penitenzieria concede l’indulgenza plenaria ai malati di coronavirus, a chi li assiste e a tutti i fedeli del mondo che pregano per loro. Si ricorda anche la possibilità della assoluzione collettiva in questo momento di grave necessità

Di fronte all’emergenza coronavirus, la Chiesa offre la possibilità di ottenere l’Indulgenza plenaria ai fedeli malati di Coronavirus, nonché agli operatori sanitari, ai familiari e a tutti coloro che a qualsivoglia titolo, anche con la preghiera, si prendono cura di essi. Lo stabilisce un Decreto della Penitenzieria apostolica pubblicato oggi e firmato dal cardinale penitenziere maggiore Mauro Piacenza e dal reggente, monsignor Krzysztof Nykiel.

Inoltre, la Penitenzieria – afferma una nota che accompagna il Decreto – per “la gravità delle attuali circostanze”, e “soprattutto nei luoghi maggiormente interessati dal contagio pandemico e fino a quando il fenomeno non rientrerà”, ricorda la possibilità di impartire “l’assoluzione collettiva”, cioè a più fedeli insieme, “senza la previa confessione individuale”.

Per avere l’Indulgenza plenaria, i malati di coronavirus, quanti sono sottoposti a regime di quarantena nonché gli operatori sanitari e i familiari che, si espongono al rischio di contagio per assistere chi è colpito dal Covid-19, potranno anche semplicemente recitare il Credo, il Padre nostro e una preghiera a Maria.

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16 Mar2020

Papa Francesco prega invocando “la fine della pandemia”

Pubblicato da Franco nella categoria Papa, Vaticano

Coronavirus. Papa Francesco in pellegrinaggio solitario per implorare la liberazione dall’epidemia

Nel pomeriggio di domenica 15 marzo, Papa Francesco è uscito dal Vaticano e ha visitato due chiese simbolo per pregare per la fine della pandemia di coronavirus. Il pontefice ha visitato la Basilica di Santa Maria Maggiore per rivolgere una preghiera a Maria Salus populi Romani. Poi, facendo un tratto di Via del Corso a piedi, “come in pellegrinaggio”, ha raggiunto la chiesa di San Marcello al Corso. Ed è stato immortalato in una foto che resterà negli annali.

Papa Francesco ha una devozione speciale per Maria Salus populi Romani e vi si reca sia in occasione delle grandi feste mariane, sia prima e dopo i viaggi internazionali. Nel 593 Papa Gregorio I la portò in processione per far cessare la peste, e nel 1837 Gregorio XVI la invocò per far finire un’epidemia di colera. Nella chiesa di San Marcello al Corso, invece, si trova il Crocifisso miracoloso che nel 1522 fu portato in processione per i quartieri della città durante la peste.

“Con la sua preghiera il Santo Padre ha invocato la fine della pandemia che colpisce l’Italia e il mondo, implorato la guarigione per i tanti malati, ricordato le tante vittime di questi giorni, e chiesto che i loro familiari e amici trovino consolazione e conforto. La sua intenzione – ha continuato Bruni – si è rivolta anche agli operatori sanitari, ai medici, agli infermieri, e a quanti in questi giorni, con il loro lavoro, garantiscono il funzionamento della società”.

Un vero e proprio pellegrinaggio per chiedere la fine dell’epidemia del coronavirus. È il senso del gesto compiuto da Papa Francesco che a sorpresa ha lasciato il Vaticano per pregare prima nella Basilica di Santa Maria Maggiore, davanti all’immagine della Salus populi romani, di cui è particolarmente devoto e dalla quale si reca prima e dopo tutti i viaggi internazionali e in alcune feste mariane. E poi nella Chiesa di San Marcello al Corso per venerare il Crocifisso miracoloso che nel Cinquecento salvò Roma dalla peste. Il Papa ha approfittato delle strade deserte di Roma, come del resto in tutta Italia, in ottemperanza ai decreti del governo, per percorrere una ventina di metri a piedi e raggiungere la seconda tappa del suo breve pellegrinaggio.

La Salus populi romani, che Francesco volle venerare per la prima volta il giorno dopo la sua elezione al pontificato, è sempre stata oggetto di grande devozione da parte dei Pontefici. Nel 593 Gregorio I la portò in processione chiedendo la fine della peste. Nel 1837 Gregorio XVI pregò davanti l’icona mariana invocando la fine dell’epidemia di colera. Anche il Crocifisso miracoloso è molto venerato dai romani. La Chiesa di San Marcello al Corso, che per oltre un millennio non aveva subito danni di particolare entità, nella notte tra il 22 e il 23 maggio 1519 fu improvvisamente distrutta da un violento incendio. Dalla rovina dell’intero edificio sacro si salvarono miracolosamente solo il Crocifisso ligneo, che all’epoca si ergeva sopra l’altare maggiore, e la lampada di vetro che gli ardeva davanti.

Questo evento miracoloso commosse profondamente i romani che iniziarono a pregare davanti questa immagine. Tre anni dopo, nel 1522, una grave epidemia di peste dilagò in tutta la città. Fu allora che il cardinale titolare di San Marcello, il porporato spagnolo Raimondo Vich, organizzò una solenne processione penitenziale durata 16 giorni. Il Crocifisso fu portato a spalla per i diversi rioni di Roma e giunse fino alla Basilica di San Pietro. I cronisti dell’epoca sono concordi nell’affermare che dove passava la processione la peste cessava.

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