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22 Apr2026

VIVIAMO LA PENTECOSTE PENTECOSTE 2026

Pubblicato da Franco nella categoria News, Pentecoste

Domenica 24 maggio 2026 si festeggia la Pentecoste. Ma cos’è di preciso e perché si festeggia ogni anno in un giorno diverso? Approfondiamo insieme la Pentecoste: cosa significa, cosa si festeggia e quando cade ogni anno.

Partiamo dal nome: Pentecoste, cosa significa? La parola Pentecoste viene dal greco antico πεντηκοστή [ἡμέρα], pentecosté [hēméra], che significa “cinquantesimo [giorno]“. Si tratta di una festa cristiana in cui viene celebrata l’effusione dello Spirito Santo su Maria e gli apostoli, e la nascita della Chiesa. Pentecoste è l’antico nome greco della festività ebraica di Shavuot, che rappresenta una festa di ringraziamento legata all’agricoltura.

La Pentecoste ebraica

Inizialmente la Pentecoste era una festa ebraica collegata alla mietitura del grano: ne segnava infatti l’inizio. Era “festa della mietitura e dei primi frutti”. I testi biblici si riferiscono alla Pentecoste come una festa agricola. Si ringraziava Dio per i frutti della terra.

Un altro nome con cui era conosciuta la Pentecoste era “festa delle Settimane”, per la sua ricorrenza di sette settimane dopo la Pasqua: infatti si celebrava 50 giorni dopo la Pasqua ebraica.

Oltre a rendere grazie per il raccolto, con la Pentecoste si celebrava anche la promulgazione della Legge mosaica sul Monte Sinai. Durante questa festa, secondo il rituale ebraico, si attuava un pellegrinaggio a Gerusalemme, l’astensione totale dalle attività lavorative, un’adunanza sacra e tutta una serie di sacrifici.

La Pentecoste cristiana

Nel Cristianesimo la Pentecoste indica la discesa dello Spirito Santo su Maria e gli apostoli riuniti insieme nel Cenacolo a Gerusalemme. Questo dono del Risorto, e la nascita della Chiesa, che celebra in questo giorno la sua nascita d’inizio missionario, rendono la Pentecoste una delle feste più solenni insieme alla Pasqua.

Inizialmente con il termine Pentecoste i cristiani intendevano il periodo di cinquanta giorni dopo la Pasqua, e durante questo periodo di festa solenne veniva conferito il Battesimo a chi non aveva potuto riceverlo durante la veglia pasquale. Nel tempo i giorni festivi di Pentecoste furono man mano ridotti: all’ inizio del XX secolo fu eliminato anche il lunedì di Pentecoste, tuttora conservato come festa in Francia e nei Paesi protestanti.

Pentecoste: quando cade ogni anno

Dopo aver capito cosa significa Pentecoste, vediamo quando si celebra. La Pentecoste è una festa mobile e cade di domenica, cinquanta giorni dopo la Pasqua. Ecco perché la celebriamo ogni anno in una domenica diversa.

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06 Apr2024

IL COMPIMENTO DELLA PASQUA

Pubblicato da Franco nella categoria Pasqua, Pentecoste

UNITI NELLA GIOIA! ABBRACCIAMO LA SPERANZA

La Pentecoste non è la festa dello Spirito Santo! Se non usciamo da questa “semplificazione” non potremo mai entrare nella grandezza della solennità che celebriamo questa domenica. La Pentecoste è la celebrazione del compimento della Pasqua! Pensare di considerarla come una festa “dedicata allo Spirito Santo” è una prospettiva del tutto estranea alla liturgia, che non celebra idee o persone, ma eventi nei quali il Dio trinitario agisce e si fa presente nella storia. Tutto ciò che abbiamo celebrato nel Triduo Santo e nel Tempo pasquale, nella Pentecoste rivela il suo compimento. Questa è una lettura di gran lunga più ricca che ci apre orizzonti immensi, capaci di riflettere nuova luce sulla nostra vita, sulla vita della Chiesa e dell’umanità. Il compimento della Pasqua, infatti, ci tocca, ci riguarda, perché è proprio in noi la Pasqua di Gesù attende di “giungere a pienezza”. Una prospettiva che ci proietta nella storia del popolo di Israele, che celebra, cinquanta giorni dopo la Pasqua, la Festa delle Settimane per il dono della Tôrah da parte del Signore e nell’annuncio dei profeti che attendevano per il tempo del compimento l’effusione dello Spirito su ogni carne, come afferma un testo di Gioele (Gl 3,1), citato nel racconto della Pentecoste negli Atti degli apostoli (I lettura). Ma cosa significa questa espressione, “compimento della Pasqua”, di cui troviamo eco nel racconto degli Atti e nel Prefazio dell’eucaristia di questa domenica? Certo il compimento della Pasqua è nel dono dello Spirito, che è il dono di Dio per eccellenza. Tuttavia potremmo chiederci anche che rapporto ha il dono dello Spirito con la morte e risurrezione di Gesù. Inoltre, per noi oggi che cosa significa che la Pasqua si compie nel dono dello Spirito? Le letture della liturgia di questa domenica ci guidano a scoprire alcuni tratti di questa realtà così centrale e importante!

Riflessione

Vi insegnerà ogni cosa

Il Vangelo ci parla del dono dello Spirito in riferimento alla Pasqua di Gesù e alla sua persona. Innanzitutto lo Spirito viene donato dal Padre ai discepoli dopo la sua Pasqua. In un testo tratto dal medesimo discorso di addio di Gesù nel Vangelo di Giovanni, Gesù dice ai suoi discepoli che lo Spirito non può venire a loro, finché egli non se ne sia andato. Infatti in Gv 16,7 Gesù afferma: «Ora io vi dico la verità: è bene per voi che io me ne vada, perché, se non me ne vado, non verrà a voi il Consolatore; ma quando me ne sarò andato, ve lo manderò». Quindi il dono dello Spirito è legato alla Pasqua di Gesù, alla sua morte e alla sua risurrezione. Prima di questo evento, lo Spirito non può essere donato ai discepoli, non si può realizzare quel dono che era atteso per il compimento delle promesse di Dio. Lo Spirito ha a che fare con Gesù e ha a che fare con la Pasqua: in particolare, con la nuova relazione tra Gesù e i suoi discepoli dopo gli eventi della sua morte e risurrezione. Questa nuova relazione è anche la condizione per la comunione dei discepoli con il Padre tramite Gesù. Il testo del Vangelo di Giovanni afferma che il compito dello Spirito nei confronti dei discepoli sarà tutto in riferimento a Gesù: egli insegnerà ogni cosa e ricorderà tutto ciò che Gesù ha detto. In un altro testo si afferma inoltre che lo Spirito guiderà i discepoli alla verità tutta intera (Gv 16,13), ma noi sappiamo che nel quarto Vangelo la “Verità” è Gesù stesso. Dunque, potremmo dire che il compito delle Spirito sarà quello di guidare i discepoli alla pienezza di Gesù, cioè di condurli alla piena adesione al loro maestro, ricordando loro le sue parole. Il Vangelo di Giovanni ci dice ancora che lo Spirito non fa nulla “autonomamente”, che tutta la sua azione è in riferimento a Gesù: «Quando però verrà lo Spirito di verità, egli vi guiderà alla verità tutta intera, perché non parlerà da sé… egli mi glorificherà, perché prenderà del mio e ve l’annunzierà» (Gv 16,13-14). L’azione dello Spirito nei confronti dei discepoli a cui è donato è quindi tutta proietta verso Gesù. Egli rende i discepoli veri discepoli, scrivendo nel loro cuore le parole del Maestro, anzi dipingendo in essi il suo volto. Da questo fatto comprendiamo l’assurdità di certe forme di preghiera allo Spirito Santo… Si tratta di una nuova presenza di Gesù presso suoi discepoli, una “dimora” edificata presso/in di loro, non più una presenza esteriore ma interiore. Nel dono dello Spirito la Pasqua di Gesù può trovare compimento nella vita dei suoi discepoli: in fondo, è il fine stesso della Pasqua. Per questo possiamo dire che la Pentecoste è la celebrazione del compimento della Pasqua. Non solo perché il dono dello Spirito nelle Scritture rappresenta il dono atteso per il tempo del compimento, ma perché tale compimento consiste nel rendere i discepoli capaci di fare propria la Pasqua di Gesù e di viverla nella loro concreta esistenza. Le altre letture di questa domenica ci rivelano le direzioni verso cui tale compimento si concretizza e quali nuove possibilità il compimento della Pasqua nella vita dei discepoli di Gesù è in grado di generare.

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