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19 Mar2026

COSA FARE DURANTE L’ELEVAZIONE

Pubblicato da Franco nella categoria Forse non sai che..., Uncategorized

Rinnovate nella vostra anima un senso di stupore e meraviglia per ciò che accade nella consacrazione

La Chiesa cattolica crede fermamente che dopo le parole di consacrazione pronunciate da un sacerdote durante la Messa, mediante il potere dello Spirito Santo, il pane e il vino vengano trasformati nel corpo, nel sangue e nella divinità di Gesù Cristo. È un grande mistero, donatoci da Gesù Cristo nell’Ultima Cena.

Nel rito romano della Chiesa cattolica, è d’uso che durante la preghiera eucaristica si elevino l’Ostia consacrata e il calice che contiene il prezioso Sangue, perché i fedeli li possano vedere.

Anche se questa azione del sacerdote è spesso breve, i presenti sono incoraggiati a compiere un atto silenzioso d’amore nei confronti di Dio. Molti autori spirituali suggeriscono di usare, mentre il sacerdote eleva l’Ostia, le parole di San Tommaso apostolo quando ha incontrato il Cristo risorto:

“Mio Signore e mio Dio!” (Giovanni 20, 28)

È poi tradizione dire in silenzio, quando viene elevato il calice,

“Gesù mio, misericordia!”

È un modo per esprimere la propria convinzione del fatto che Dio sia davvero lì, superando ogni dubbio che si possa avere, com’è avvenuto per San Tommaso.

Altri testi spirituali offrono preghiere più lunghe, come queste due preghiere tratte dal Manuale di San Vincenzo, pubblicato nel 1856:

“Ave, Vittima di salvezza! Re eterno! Verbo incarnato, sacrificato per me e per tutta l’umanità! Ave, prezioso Sangue del Figlio di Dio! Ave, sacra carne, lacerata con chiodi, trafitta da una lancia e sanguinante su una croce per noi poveri peccatori! O straordinaria bontà, o amore infinito! Fa’ che quel tenero amore interceda ora per me! Fa’ che tutte le mie iniquità vengano cancellate, e che il mio nome venga scritto nel libro della vita! Credo in te; spero in te; ti amo. A te l’onore, la lode e la gloria da tutte le creature, per sempre”.

“Ave, sacro sangue che scorre dalle ferite di Gesù Cristo e che lava via i peccati del mondo! Pulisci, santifica e preserva la mia anima, nulla possa separarmi da te! Guarda, eterno Padre, il tuo santo Gesù, guarda il volto del tuo Cristo, nel quale ti sei compiaciuto. Ascolta la voce del suo sangue che grida a te, non per vendetta, ma per perdono e misericordia. Accetta questa oblazione divina, e attraverso i meriti infiniti di tutto ciò che Gesù ha sopportato sulla croce per la nostra salvezza, degnati di guardare anche noi, e tutto il tuo popolo, con uno sguardo di misericordia”.

Qualsiasi cosa facciate durante la consacrazione a Messa, alzate lo sguardo e guardate il Signore risorto, e offritegli il vostro amore e la vostra adorazione. Egli viene durante la Messa per voi, e vuole dimorare nel vostro cuore.

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15 Mar2026

LA QUARESIMA

Pubblicato da Franco nella categoria Spiritualità, Uncategorized

La Quaresima, un tempo di rinascita e di trasformazione spirituale

Tra preghiera, digiuno e carità

La Quaresima è un cammino che ci invita a entrare in un periodo di preparazione spirituale profonda, un’opportunità che ci viene offerta ogni anno per riconnetterci con la nostra fede in modo autentico e sincero. La Quaresima ci riporta ancora una volta a meditare sulla Passione di Cristo e sul significato più profondo del sacrificio e della rinascita.

La Quaresima: Un Tempo di 40 Giorni e il Suo Simbolismo

Sfogliando la Bibbia, ho notato che il numero 40 ha un forte significato biblico: Gesù, per esempio, trascorse 40 giorni nel deserto, dove affrontò tentazioni e sfide, preparando così il suo ministero pubblico. Allo stesso modo, Mosè e Elia passarono 40 giorni di digiuno e preghiera prima di ricevere rivelazioni importanti da Dio. Questo numero rappresenta un tempo di purificazione, prova e rinnovamento. È un periodo in cui il credente è chiamato a vivere un processo di crescita spirituale e rinnovamento interiore, proprio come la risurrezione di Gesù rappresenta il trionfo sulla morte e sul peccato.

La Quaresima ci ricorda che, se da un lato la sofferenza e la morte sembrano l’epilogo della vita, dall’altro la risurrezione è un nuovo inizio, una nuova vita che scaturisce dalla rinuncia e dal sacrificio. La penitenza durante la Quaresima non è quindi un atto di disperazione, ma un cammino di speranza che culmina nella gioia pasquale.

I Tre Pilastri della Quaresima: Preghiera, Digiuno e Carità

  • Primo pilastro: La Preghiera:

UN INCONTRO PERSONALE CON DIO

La Quaresima è, innanzitutto, un periodo di preghiera rinvigorita. La preghiera non è solo un semplice rito religioso, ma un’opportunità per entrare in un rapporto profondo con Dio. Ogni giorno della Quaresima è un invito a fermarsi, a riflettere e ad ascoltare la voce di Dio, proprio come Gesù ha fatto durante i suoi 40 giorni nel deserto. Durante questo periodo, i cristiani sono chiamati a meditare sulla Parola di Dio con maggiore attenzione, riflettendo in particolare sul Vangelo della Passione, sulla sofferenza di Cristo e sul significato della sua morte e resurrezione. La preghiera, quindi, diventa uno strumento per rinnovare la fede e rafforzare la speranza. I cristiani sono incoraggiati a pregare non solo individualmente, ma anche comunitariamente, partecipando alle celebrazioni liturgiche, come la Via Crucis o la Messa del Mercoledì delle Ceneri, che ci introducono nel mistero della sofferenza e della morte di Gesù.

  • Secondo pilastro: Il Digiuno:

UN ESERCIZIO DI AUTOCONTROLLO E PURIFICAZIONE

Il digiuno quaresimale non è un semplice atto di RINUNCIA al cibo, ma un segno di autodisciplina che aiuta a vivere con maggiore consapevolezza e spirito di sacrificio. Il digiuno è un invito a ridurre la dipendenza dalle cose materiali, ad allontanarsi da ciò che ci distrae dalla nostra relazione con Dio e dagli altri. Questo periodo di purificazione interiore ci permette di vivere con più sobrietà e semplicità, focalizzandoci su ciò che davvero è essenziale per la nostra vita spirituale.

Il digiuno, inoltre, è una forma di solidarietà con chi soffre e con chi ha bisogno. Aiuta a risvegliare una coscienza di giustizia sociale, invitandoci a mettere da parte non solo il cibo, ma anche altri eccessi della vita quotidiana, per concentrarci maggiormente sul bene degli altri.

  • Terzo pilastro: La Carità:

UN SEGNO DI AMORE E COMPASSIONE

La carità, o l’elemosina, è un altro pilastro fondamentale della Quaresima. La carità non è solo un gesto esteriore di donazione, ma un atto profondo di amore cristiano che si concretizza nell’aiuto verso il prossimo, soprattutto verso chi vive nel bisogno.

Durante la Quaresima, la Chiesa invita i fedeli a praticare opere di carità, non solo come atto di beneficenza, ma come segno tangibile di una fede viva che si traduce in azioni concrete.

La Quaresima ci chiede di spogliarci del nostro egoismo e di donare qualcosa di noi stessi agli altri: il nostro tempo, le nostre risorse, la nostra attenzione. In questo modo, la carità diventa anche una forma di riconciliazione con gli altri e con il mondo, in quanto ci rende consapevoli delle sofferenze degli altri e ci spinge a condividere le benedizioni che abbiamo ricevuto.

Un Invito alla Riconciliazione

Un altro aspetto fondamentale della Quaresima è il sacramento della Riconciliazione. La Quaresima è un tempo in cui la Chiesa invita i fedeli a rinnovare il loro impegno di vita cristiana attraverso il perdono e la riconciliazione. La pratica del sacramento della confessione diventa un momento di grazia che ci permette di fare pace con Dio, con noi stessi e con gli altri, riscoprendo il valore del perdono.

Gesù ci invita a perdonare come Lui ha perdonato, e la Quaresima è il momento ideale per farlo, perché il nostro cuore, purificato dalla penitenza e dalla preghiera, è pronto a ricevere la misericordia di Dio e a trasmetterla agli altri.

Un Invito a Vivere la Quaresima con Autenticità

La Quaresima, quindi, è un tempo di rinascita spirituale, che ci invita a vivere con maggiore autenticità la nostra fede, a dare spazio alla preghiera, al sacrificio e all’amore verso il prossimo. Non è un periodo di perfezione, ma un cammino di conversione che richiede pazienza, impegno e, soprattutto, fiducia nella misericordia di Dio.

Un appello alla Speranza

Infine, la Quaresima è anche un tempo di speranza, perché ci prepara a celebrare la risurrezione di Cristo. La morte e la sofferenza di Gesù non sono mai l’ultimo passo, ma la via della vita nuova. La Quaresima ci ricorda che, attraverso il sacrificio e la rinuncia, possiamo giungere alla pienezza della vita, una vita che nasce dalla risurrezione e che ci chiama a vivere con un cuore nuovo.

La Quaresima è un’occasione unica per tutti noi di riscoprire il mistero della Pasqua, un invito a vivere un cammino di conversione che non si limita alla rinuncia esteriore, ma che abbraccia una vera trasformazione interiore. È un tempo in cui possiamo sperimentare, attraverso la preghiera, il digiuno e la carità, un incontro profondo con Dio e con gli altri, rinnovando la nostra fede e preparando il nostro cuore alla gioia della Pasqua. Come in ogni anno, la Quaresima è un’opportunità per riscoprire la bellezza della nostra fede, per rinnovare il nostro cammino cristiano e per prepararci ad accogliere la gioia della Pasqua con un cuore rinnovato e purificato.

Questo cammino quaresimale, diventi un’opportunità per vivere ogni giorno con maggiore consapevolezza, speranza e misericordia, come Cristo ci ha insegnato.

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11 Mar2026

SANTE QUARANTORE EUCARISTICA

Pubblicato da Franco nella categoria News, SANTE QUARANTORE, Uncategorized

Nei giorni Lunedì 16 – Martedì 17 – Mercoledì 18  Giovedì 19 Marzo viviamo insieme le SANTE QUARANTORE. 

Di seguito il programma che sarà lo stesso per i 4 giorni:

  • Ore 10.00 – S. Messa – Esposizione SS.mo Sacramento – Adorazione
  • Ore 12.00 – Ora Terza e l’Angelus
  • Ore 15.00 – Ora Nona
  • Ore 17.15  –  Santo Rosario
  • Ore 18.00 – (giovedì 19) SAN GIUSEPPE Santa Messa Solenne con la benedizione di tutti i papà
  • Confessioni  tutti i giorni saranno disponibili Sacerdoti  per la confessione e la direzione spirituale.
 

STORIA DELLE QUARANTORE

L’origine remota delle Quarantore è da ritrovarsi nella pratica dei fedeli di commemorare, durante la settimana santa, le quaranta ore che il Corpo di Gesù giacque nel sepolcro; durante questo arco di tempo i fedeli rimanevano in preghiera e facevano penitenza per prepararsi degnamente alla grande solennità della Pasqua. Fin dal IV secolo a Gerusalemme, per il venerdì santo, si teneva il rito dell’adorazione della S. Croce che si concludeva con la reposizione in un luogo che ben presto prese la forma esterna del sepolcro. Mentre nel X sec. si deponeva la Croce, nel XII sec. si consolidò l’uso di deporre il Crocifisso; più avanti nei secoli entrò l’uso di porre l’Eucaristia, racchiusa in una teca, sul costato del Crocifisso, fino a quando poi, nel XV sec. rimase l’uso di mettere solo l’Eucaristia. La vita liturgica, nell’epoca medievale, fu segnata fortemente dalla contemplazione della passione e morte di Cristo. Questa accentuazione contemplativa deriva dal progressivo processo di drammatizzazione della liturgia, specialmente in quella relativa alla rappresentazione della passione di Cristo. Il crescente aumento degli elementi drammatici di cui la liturgia si era arricchita, portò a far perdere ai fedeli l’abitudine di accostarsi con frequenza alla comunione, divenendo così spettatori del dramma della passione del Signore. Fulcro, dunque, della partecipazione dei fedeli divenne il desiderio di “vedere” Cristo tanto nella rappresentazione drammatica degli ultimi eventi della sua esistenza storica quanto nel pane eucaristico dove si rende presente per comunicare i frutti della salvezza. Il videre hostiam era, pertanto, considerato nel medioevo il vertice di tutta la celebrazione, per cui dal momento che tutto il Cristo è presente nel pane eucaristico, la contemplazione dell’ostia suppliva alla comunione sacramentale. adorazione_cattedraleL’uso, dunque, di deporre l’Eucaristia sul costato del Crocifisso, che è alla base dei cosiddetti “sepolcri” è stata abolita dal Concilio Vaticano II e in una recente Lettera della Congregazione per il Culto Divino (anno 1988 nn. 44-57) è stato ribadito il divieto di usare lo stesso nome di “sepolcro” (in dialetto “sabburchi”) nell’indicare l’altare della reposizione nel giovedì santo, dal momento che la cappella della reposizione viene allestita non per rappresentare la “sepoltura” del Signore, ma per custodire il pane eucaristico, segno della presenza di Cristo vivo, per la comunione che verrà distribuita il Venerdì santo. Le Quarantore erano praticate già prima del 1214 da una Confraternita della Dalmazia, il cui esempio servì da stimolo ad altre Confraternite per ripeterle anche al di fuori della Settimana Santa, soprattutto nei periodi di particolare difficoltà della vita sociale e religiosa. A Milano, infatti, nel 1527 si svolgevano le Quarantore per chiedere aiuto al Signore, implorandone misericordia e soccorso, dal momento che la città soffriva terribili angustie, in seguito ai continui passaggi degli eserciti che, giunti dal settentrione, devastavano tutto ciò che trovavano.

L’opera di S. Carlo Borromeo, per quanto riguarda la diffusione di questa pia devozione, fu veramente grande, tanto che ne regolarizzò la pratica promuovendola in ogni chiesa della sua diocesi; è da tener presente poi che le avvertenze che S. Carlo diede per la sua diocesi, vennero tenute in considerazione anche in altri posti dell’Italia. Inoltre, grazie all’opera di promozione dei Cappuccini, ben presto le Quarantore presero piede in gran parte della nostra nazione. La pratica delle Quarantore, pertanto, nata nel contesto della Settimana Santa, divenne una forma privilegiata di preghiera attraverso la quale si chiedeva l’aiuto di Dio in situazioni particolarmente difficili. Pian piano le Quarantore si caratterizzarono come pia pratica avente lo scopo di adorare nell’Eucaristia i misteri della passione e morte di Gesù e assunsero infine il carattere di adorazione comunitaria di Gesù-Eucaristia, centro della vita cristiana, della comunità e fonte del suo rinnovamento spirituale. In tal senso è molto importante ricordare e sottolineare il valore dell’adorazione eucaristica che, per ogni comunità cristiana, nutrita dalla comunione sacramentale, diventa il culmine e la fonte della sua spiritualità. Cosa significa “adorare”?

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