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05 Apr2021

L’ORIGINE DELLA FESTA DI PENTECOSTE

Pubblicato da Franco nella categoria Chiesa, Spiritualità

Pentecoste significa letteralmente: cinquantesimo (giorno) dalla Pasqua (latinamente Quinquagesima). Pentecoste è una parola di origine greca che quindi significa 50 giorni dopo la Pasqua pente = cinque. È per definizione una festa mobile, dipendente dalla data della Pasqua.

L’origine della festa è ebraica e si riferisce allo Shavuot (letteralmente: settimane), celebrato sette settimane dopo la Pasqua Ebraica, iniziando a contare dal secondo giorno di Pasqua, il 16 di Nisan. La festività ebraica era legata alle primizie del raccolto e alla rivelazione di Dio sul Monte Sinai, dove Dio ha donato al popolo ebraico la Torah. Le sette settimane corrispondono al periodo dell’Omer, un periodo di lutto in memoria di disgrazie accadute al popolo di Israele che termina con la festa di Lag Ba Omer, e Shavuot vuole essere una festa gioiosa per il dono della Torah1.

A Pentecoste la Chiesa fa festa per il dono dello Spirito Santo, promesso da Gesù ai suoi discepoli. Per i cristiani, La Pentecoste non è un episodio della storia della salvezza cristiana è piuttosto il mistero permanente della vita della Chiesa. Pentecoste è il compimento del mistero pasquale di Cristo. L’evangelista Giovanni, nel vangelo, e l’evangelista Luca, nella prima lettura, ci offrono due racconti complementari: Giovanni racconta l’effusione dello Spirito nella sera stessa di Pasqua, quando il Signore si manifestò ai discepoli riuniti; Luca colloca il dono dello Spirito nella festa del 50mo giorno. Sembra che questi 50 giorni (tra la Pasqua e l’arrivo dello Santo Spirito) furono necessari per misurare con il tempo la pienezza di questa presenza e poter annunciarla con franchezza a tutti i popoli. Lo spirito santo è La Terza Persona (dopo il Padre e il Figlio) che viene costituire la Santissima Trinità. Si festeggia quindi la forza che ha risuscitato il Cristo dalla morte. Si chiude con la Pentecoste il ciclo liturgico della Pasqua.

Questa festa viene segnare l’inizio della diffusione del messaggio del Cristo, un messaggio che supererà i confini del Galilea e delle provincie dove si parlava solo l’aramaico.

Celebrazioni della Pentecoste

Secondo le notizie della pellegrina Eteria, a Gerusalemme alla fine del sec. IV la festa di Pentecoste si celebrava premettendo una funzione vigilare a base di salmodia che terminava con una messa all’alba, celebrando un’altra messa a mezza mattinata e facendo una processione al Monte degli Ulivi, con ritorno a sera in città. In Occidente la funzione vigilare s’è ridotta al mattino stesso della festa, con lettura di profezie, benedizione del fonte battesimale, seguita dalle litanie dei santi (che un tempo erano recitate durante la discesa dei catecumeni al fonte per ricevere il battesimo) e Messa con invocazione dello Spirito Santo. La lettura degli Atti degli Apostoli segna l’inizio della messa. A Roma la funzione era celebrata in San Pietro, forse a ricordo del rilievo che l’Apostolo assume in questa giornata annunciando la buona novella3.

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25 Mar2021

NOVENA ALLA DIVINA MISERICORDIA

Pubblicato da Franco nella categoria Divina Misericordia, L'angolo delle preghiere

“Desidero – ha detto Gesù Cristo a Santa Faustina – che durante questi nove giorni tu conduca le anime alla fonte della Mia Misericordia, affinché attingano forza, refrigerio ed ogni grazia, di cui hanno bisogno per le difficoltà della vita e specialmente nell’ora della morte. Ogni giorno condurrai al Mio Cuore un diverso gruppo di anime e le immergerai nel mare della Mia Misericordia. E io tutte queste anime le introdurrò nella casa del Padre Mio. Lo farai in questa vita e nella vita futura. E non rifiuterò nulla a nessun’anima che condurrai alla fonte della Mia Misericordia. Ogni giorno chiederai al Padre Mio le grazie per queste anime per la Mia dolorosa Passione”.

PRIMO GIORNO (Venerdì Santo)

  • Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo

«Oggi conduciMi tutta l’umanità, e specialmente tutti i peccatori, ed immergili nel mare della Mia misericordia. «E con questo Mi consolerai dell’amara tristezza in cui mi getta la perdita delle anime».

Gesù misericordiosissimo, la cui prerogativa è quella d’avere Compassione di noi e di perdonarci, non guardare i nostri peccati, ma la fiducia che abbiamo nella Tua infinita bontà e accoglici nella dimora del Tuo pietosissimo Cuore e non lasciarci uscire di lì per l’eternità. Ti supplichiamo per l’amore che Ti unisce al Padre ed allo Spirito Santo.

O onnipotenza della Divina Misericordia, rifugio per l’uomo peccatore, Tu che sei la misericordia e un mare di compassione, aiuta chi T’invoca in umiltà.

Eterno Padre, guarda con occhio di misericordia specialmente i poveri peccatori e tutta l’umanità, che è racchiusa nel pietosissimo Cuore di Gesù, e per la Sua dolorosa Passione mostraci la Tua misericordia, affinché per tutti i secoli possiamo esaltare l’onnipotenza della Tua misericordia. Amen.

  • Si recita la Coroncina alla Divina Misericordia

SECONDO GIORNO

  • Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo

«Oggi conduciMi le anime dei sacerdoti e le anime dei religiosi, ed immergile nella Mia insondabile misericordia. «Essi Mi hanno dato la forza di superare l’amara passione. Per mezzo loro come per mezzo di canali, la Mia misericordia scende sull’umanità».

Misericordiosissimo Gesù, da cui proviene ogni bene, aumenta in noi la grazia, affinché compiamo opere di misericordia, in modo che quanti ci osservano lodino il Padre della misericordia che è nei cieli. La fonte dell’amore di Dio alberga nei cuori limpidi, purificati nel mare della misericordia, luminosi come le stelle, chiari come l’aurora.

Eterno Padre, guarda con gli occhi della Tua misericordia la schiera eletta per la Tua vigna, le anime dei sacerdoti e le anime dei religiosi e dona loro la potenza della Tua benedizione, e per i sentimenti del Cuore del Figlio Tuo, il Cuore in cui essi sono racchiusi, concedi loro la potenza della Tua luce, affinché possano guidare gli altri sulla via della salvezza, in modo da poter cantare assieme per tutta l’eternità le lodi della Tua misericordia infinita. Amen.

  • Si recita la Coroncina alla Divina Misericordia

TERZO GIORNO

  • Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo

«Oggi conduciMi tutte le anime devote e fedeli, ed immergile nel mare della Mia misericordia. «Queste anime Mi hanno confortato lungo la strada del Calvario, sono state una goccia di conforto in un mare di amarezza».

Oh Gesù misericordiosissimo, che elargisci a tutti in grande abbondanza le Tue grazie dal tesoro della Tua misericordia, accoglici nella dimora del Tuo pietosissimo Cuore e non farci uscire da esso per tutta l’eternità. Te ne supplichiamo per l’ineffabile amore, di cui il Tuo Cuore arde per il Padre Celeste.

Sono imperscrutabili le meraviglie della Tua misericordia, non riesce a scandagliarle né il peccatore né il giusto. A tutti rivolgi sguardi di compassione, e attira tutti al Tuo amore.

Eterno Padre, guarda con occhi di misericordia alle anime fedeli, come all’eredità del Figlio Tuo e, per la Sua dolorosa Passione concedi loro la Tua benedizione e accompagnale con la Tua protezione incessante, affinché non perdano l’amore ed il tesoro della santa fede, ma con tutta la schiera degli angeli e dei santi glorifichino la Tua illimitata misericordia nei secoli dei secoli. Amen.

  • Si recita la Coroncina alla Divina Misericordia
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11 Mar2021

PASQUA DI RESURREZIONE DI NOSTRO SIGNORE GESU’

Pubblicato da Franco nella categoria Chiesa, Notizie Cristiane

Seguiamo Gesù nel cammino verso la Croce e la Resurrezione

28 marzo. Domenica delle Palme e della  Passione del Signore. Il giorno delle palme Gesù entra in Gerusalemme da trionfatore. Quattro giorni dopo è arrestato, giudicato e condannato. Gesù è re, come egli stesso  afferma dinanzi a Pilato e come lo definisce la scritta che viene posta in cima alla croce, ma la sua autorità non sta nella forza e nella ricchezza, ma  nella debolezza e nella povertà. Egli entra in Gerusalemme per dare compimento al mistero della sua morte e risurrezione. A noi, suoi discepoli, il compito di seguirlo fino alla croce per divenire partecipi della sua risurrezione. È il cammino che la liturgia della settimana santa ci invita a fare.

Il giorno delle palme Gesù entra in Gerusalemme da trionfatore. Quattro giorni dopo è arrestato, giudicato e condannato.

Gesù è re, come egli stesso  afferma dinanzi a Pilato e come lo definisce la scritta che viene posta in cima alla croce, ma la sua autorità non sta nella forza e nella ricchezza, ma  nella debolezza e nella povertà. Egli entra in Gerusalemme per dare compimento al mistero della sua morte e risurrezione. A noi, suoi discepoli, il compito di seguirlo fino alla croce per divenire partecipi della sua risurrezione. È il cammino che la liturgia della settimana santa ci invita a fare.

La croce è il centro della nostra fede. Su di essa si consuma il dolore, l’abbandono del Figlio di Dio e di tutti i crocifissi della storia. Di fronte alla croce viene spontanea la domanda: «Dov’è Dio, la sua onnipotenza, la sua perfezione, la sua giustizia?». Solo la fede ci fa capaci di leggere l’onnipotenza di Dio nell’impotenza di una croce. È l’impotenza dell’amore. Gesù ama il Padre fino a farsene «obbediente fino alla morte e alla morte di croce» (seconda lettura) e ad accogliere il suo progetto «per noi uomini e per la nostra salvezza». Gesù non muore perché viene ucciso dai Giudei, ma perché si dona, si consegna, si annienta, insegnando così, con i fatti, che la vera grandezza non sta nel potere, nella ricchezza, nella considerazione sociale, ma nell’amore che condivide, che è solidale, che si fa vicino ai fratelli nel servizio. Gesù vince il dolore e la morte, non togliendoli dal cammino dell’uomo, ma assumendoli in sé. La giustizia di Dio non si manifesta nella pena inflitta ai colpevoli e agli accusatori dell’innocente, ma nel perdono. Gesù toglie all’omicida, caricandolo sopra di sé, il peso del proprio peccato. La vittima che perdona il carnefice lo libera dalla sua aggressività mortale, mostrandogli come l’amore vince l’odio.

Le prime comunità cristiane scorgevano nella croce il segno della regalità di Cristo. I credenti non hanno bisogno di attendere la risurrezione di Gesù per proclamare l’inizio di un mondo nuovo. Già la croce è una grande novità, è l’inizio di un nuovo ordine di cose. Anche se tutto è apparentemente finito e le forze del male sembrano prevalere su Gesù, i segni che ne accompagnano la morte lasciano filtrare la novità: il velo del tempio si squarcia indicando che l’antico tempio con i suoi ordinamenti e le sue attese è finito. Il tempio nuovo è il corpo di Cristo che Dio ricostruirà con la risurrezione.

Nell’annientamento del Figlio di Dio nasce una nuova umanità: il mistero della morte diventa mistero di vita e di vittoria. In questa domenica di passione la croce è al centro della contemplazione della comunità cristiana che in essa legge il progetto misterioso di Dio e adora la regalità di Cristo. Una regalità che rinuncia a schemi di potenza umana, che indica per quali strade, umanamente illogiche  e incomprensibili, passa la «gloria» che diventa misura di confronto e di verifica nel servizio dei fratelli.

Con la domenica delle palme entriamo anche nella Settimana Santa, un tempo da vivere nel silenzio interiore e nella preghiera, in unione di amore con Gesù, con la sua madre Maria e con tutta la chiesa.

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