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16 Mar2018

Icona del Volto Santo o Icona Acheropita

Pubblicato da Franco nella categoria Icone della nostra parrocchia

«Dammi la prova che gli occhi della tua anima possano vedere e gli orecchi del tuo cuore possano intendere. Difatti possono vedere Dio solo quelli che hanno gli occhi dell’anima aperti» (Teofilo di Antiochia).

Lettura dell’Icona

L’icona del Santo volto o Icona Acheropita, della scuola di Novgorod, Russia, (secolo XII), è l’icona della festa del « Trionfo dell’ortodossia ».

Questo modello iconografico com­memora la misteriosa bellezza del volto di Cristo. Solo l’icona di Cristo può sovrasta­re l’altare. Icona delle icone, il Figlio resta la « pietra angolare e preziosa » della « bel­lezza divina » celebrata dal Kontakion della Domenica dell’Ortodossia: «II Verbo indescrivibile del Padre si è fatto descrivibile incarnandosi di te, Madre di Dio. Avendo ristabilito nella sua dignità originale l’immagine insudiciata, l’unisce alla bellez­za divina». Dio si riconosce nella sua creatura e tramite il Figlio in­carnato si fa volto. Nel volto del Cristo l’uomo è chiamato a riconoscere il proprio volto trasfigurato. L’icona cristallizza questo riconoscimento: immagine del Cristo, riflette l’imma­gine dell’umanità deificata che, contemplandosi in essa, « ri­flette come in uno specchio la gloria del Signore » (2Cor 3, 18).

In questa icona, vediamo rappresentato solo il volto, sen­za collo, di fronte: il Cristo ci invita a rivolgerci a lui dan­dogli del « Tu », ci invita al dialogo, a non avere paura: la « frontalità » è offerta e disponibilità al dialogo.

Il « profilo », al contrario, non dialoga, si difende, nasconde parte del volto.

Il colore della carnagione è di una tonalità che si può de­finire colore di terra impastata di luce non identificabile con nessuna razza; è il volto del genere umano, e tutte le cultu­re e le razze in esso si riconoscono. I capelli, simmetricamente divisi, sembrano un velo che si alza per mostrare il volto di Gesù che illumina « la divina tenebra », cioè il mistero di Dio. La fronte, ampia, scoperta, è la sede della sapienza.

Gli occhi grandi e dolci, sono pieni di luce e offrono vi­talità con tono maestoso, quasi severo, anche se accogliente. Lo sguardo del Signore è solenne: egli guarda alla sua destra per rassicurare, accogliere e proteggere con la sua divina maestà i suoi discepoli: «Venite benedetti dal Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo» (Mt 25,34). Il suo è uno sguardo che difende dal male e da vittoria in ogni prova. E’ l’occhio che, per sua natura rivolto perennemente alla luce, può diventare specchio dell’anima e spingerci fino all’inti­mo della conoscenza di Dio. Per la conoscenza e la fede – grida l’apostolo Paolo alla Chiesa di Efeso – siano illuminati « gli occhi della vostra mente » (Ef 1,18).

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13 Mar2018

Cos’è successo alla Vera Croce di Cristo?

Pubblicato da Franco nella categoria Chiesa

Nascosta molte volte e poi riscoperta, fatta a pezzi e dispersa, la preziosa reliquia ha compiuto molti viaggi

È difficile ripercorrere con accuratezza il cammino percorso dalla Vera Croce di Gesù – che ora si trova in tutto il globo in una moltitudine di frammenti – dalla sua scoperta da parte di Sant’Elena durante un pellegrinaggio in Terra Santa nel 326. All’epoca del pellegrinaggio, la Chiesa si stava evolvendo rapidamente. I cristiani, dopo un lungo periodo di persecuzioni, potevano praticare liberamente la propria religione e andare alla ricerca delle reliquie. Per ispirazione divina, Elena si unì ai fedeli di Cristo insieme al figlio, l’imperatore romano Costantino I, e a 80 anni andò in cerca della reliquia più ambita: la Croce di Gesù.

Prima scomparsa

Dopo la morte di Gesù gli ebrei, che temevano che i suoi discepoli volessero recuperare le reliquie, si affrettarono a far scomparire qualsiasi oggetto coinvolto nella crocifissione. Sul Golgota, la Croce venne gettata in un buco nel terreno insieme a quelle dei due ladroni crocifissi con Gesù. Arrivando in Terra Santa 300 anni dopo, l’imperatrice finì per ritrovare le tre croci, ma quale delle tre apparteneva al Signore? Per scoprirlo, il vescovo di Gerusalemme ebbe un’idea: fece toccare a una donna afflitta da un male incurabile i pezzi di legno, e questa dopo averne toccato uno guarì immediatamente. Elena non ebbe alcun dubbio: aveva trovato la Croce di Gesù, e quindi ordinò immediatamente che venisse costruita una chiesa sul luogo del ritrovamento, che chiamò chiesa della Resurrezione; poi ripartì per Roma. Secondo la tradizione cristiana, la reliquia venne preservata fino al 614 e visitata da moltissimi cristiani.

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09 Mar2018

4 gioie che solo Gesù può dare

Pubblicato da Franco nella categoria Spiritualità

Non semplici e superficiali, ma serie e sottili

Al di là del famoso versetto di Giovanni 3, 16, il Vangelo di questa domenica (Quarta Domenica d’Avvento, Anno B) è molto strano: Gesù si paragona a uno strano capitolo nella Bibbia riguardante un serpente che viene elevato per salvare gli altri, e poi parla di quanto sia oscuro il mondo.

Le letture domenicali offrono una lezione importante sulle gioie che solo Gesù Cristo può apportare. Non gioie semplici e superficiali, ma serie e sottili – gioie che restano.

La prima gioia è quella della completa accettazione

Consideriamo il famoso versetto: “Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna”.

La gente ama questo versetto, perché non c’è nulla che dia più soddisfazione di essere accettati e amati da qualcuno. Gli esseri umani sono programmati per la comunità, e quando qualcuno ci nota, ci apprezza e ci approva siamo pieni di gioia. Questa sensazione è così forte che tendiamo a cercarla a buon mercato, facendo di tutto per essere accettati in modi superficiali.

L’accettazione amorevole vera e propria è potente non solo perché siamo umani, ma anche perché siamo feriti. Il dolore dei rifiuti, piccoli e grandi, nel corso della nostra vita richiede un prezzo, lasciando la nostra anima insensibile e diffidente, aspettandosi il peggio dagli altri.

In Nicodemo c’è qualcosa di questo. Esce di soppiatto per vedere Gesù, per paura dei suoi correligionari ebrei. Cerca l’amore ma non abbassa la guardia.

Quando ascolta le parole di Gesù ormai famose, queste diventano uno spartiacque.

Per noi è lo stesso: ci danno la gioia dell’accettazione incondizionata dopo che l’esperienza dolorosa ci ha insegnato che l’amore è raro e pieno di delusioni.

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