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21 Nov2022

AVVENTO – NATALE 2022

Pubblicato da Franco nella categoria Avvento, Chiesa

     Dicembre è il mese dell’avvento, ma cos’è l’avvento? Anche se nella lingua latina la parola “avvento” significa “venuta”, il significato più comune indica l’attesa, ossia il tempo liturgico che è posto prima del Natale.

     La Chiesa si fa voce di questa attesa e, nel tempo di avvento, ripete con più forza e assiduità l’antica invocazione dei cristiani: “Marana thà! Vieni Signore!”. San Basilio alla domanda: “Chi è il cristiano?”, rispondeva: “Il cristiano è colui che resta vigilante ogni giorno e ogni ora sapendo che il Signore viene”. Il Signore Gesù è venuto nella storia con l’incarnazione e la nascita a Betlemme, viene ogni giorno e verrà nella gloria alla fine dei tempi. Se riuscissimo ad avere più presente questa realtà, saremmo meno affaticati dal quotidiano, meno prigionieri dell’effimero e più disposti a camminare con cuore misericordioso sulle vie della salvezza.

     Purtroppo si continua a fare dell’avvento la “preparazione” al Natale. Come se avessimo bisogno di un tempo per disporci a commemorare la venuta storica di Gesù nella carne. Ora, se siamo cristiani, crediamo non solo che Dio si à fatto uomo in Gesù ma anche che è risorto e verrà nella gloria. La venuta nella carne di Gesù è la garanzia della sua venuta futura nella gloria.

     Il tempo dell’avvento, allora è il tempo della memoria, dell’invocazione e dell’attesa, della venuta del Signore con due precisi atteggiamenti: l’impegno e la perseveranza.  Già nel IV secolo Basilio di Cesarea diceva che proprio del cristiano è “vigilare ogni giorno e ogni ora ed essere pronto, sapendo che all’ora che non pensiamo il Signore viene”. Attendere non è un atteggiamento passivo né un’evasione ma un movimento attivo.

     Attendere, ha scritto Enzo Bianchi: “È la capacità non solo di reggere il tempo, di perseverare ma anche di sostenere gli altri”, di “sopportare”, cioè di assumerli con i loro limiti e di portarli. L’attesa apre gli uomini e le donne all’incontro e alla relazione, chiama alla gratuità e alla possibilità di ricominciare sempre. L’attesa non è segno di debolezza, ma di forza, stabilità, convinzione. È responsabilità. Animata dall’amore, l’attesa diviene desiderio, desiderio colmo di amore, di incontrare il Signore. Ti invita alla condivisione e alla comunione, ti spinge a dilatare il cuore alle dimensioni della creazione intera che aspira alla trasfigurazione e attende cieli nuovi e terra nuova”. Per tutti questi motivi, il tempo di avvento è sì un tempo di preparazione al Natale ma è molto di più, è attesa del Signore che viene nella gloria.

     L’attesa non autorizza nessuno ad abbandonarsi al disimpegno; al contrario, proprio perché il Signore viene e la nostra vita ha senso nel tendere a lui, l’impegno serio, maturo e generoso nel nostro quotidiano diventa la strada che abbiamo da percorrere con la perseveranza.

     La tentazione può essere quella di tradire, di cedere, di annacquare la propria fede per non compromettersi troppo, talvolta per debolezza o paura, talvolta anche per comodità calcolata e superficiale. Impegno e perseveranza risultano così profondamente connessi e ci rivelano il senso dell’Avvento non solo come cammino verso il Natale, ma più ancora come stile di vita. Camminiamo con gioia e con speranza perché il Signore viene, andiamogli incontro.

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25 Ott2022

Unzione degli Infermi

Pubblicato da Franco nella categoria Approfondimenti, Chiesa

Unzione degli Infermi: che cos’è e come si svolge

L’unzione degli infermi è una pratica che deriva da Gesù stesso. Ecco come si è evoluta nel tempo.

La Chiesa fa risalire l’unzione degli infermi a Gesù, al Suo profondo amore verso i malati e i sofferenti, sui quali poneva le mani invocando la guarigione miracolosa. Una volta morto e risorto, Cristo ha investito i suoi discepoli del medesimo dovere, unito a quello della predicazione: “Partiti, predicavano che la gente si convertisse, scacciavano molti demòni, ungevano di olio molti infermi e li guarivano” (Marco 6,12-13)

È proprio questo che intendiamo per unzione dei malati: una speciale benedizione fatta a un malato grave con olio consacrato e preghiera. Leggiamo le indicazioni a riguardo in una lettera di Giacomo: “Chi è malato, chiami presso di sé i presbiteri della Chiesa ed essi preghino su di lui dopo averlo unto con olio nel nome del Signore. E la preghiera fatta con fede salverà il malato: il Signore lo solleverà e, se ha commesso peccati, gli saranno perdonati” (Gc. 5,14-15)

L’Unzione degli infermi è una celebrazione comunitaria profondamente legata alla liturgia. Può avere luogo in casa, all’ospedale o in chiesa, ed è opportuno che venga celebrata durante l’Eucaristia e preceduta dal sacramento della Penitenza, con cui il cristiano chiede perdono per i propri peccati.

Il sacramento dell’unzione degli infermi e il sacramento della penitenza sono chiamati anche “sacramenti della guarigione” e hanno lo scopo di alleviare la sofferenza fisica e spirituale del credente.

Ma non si tratta solo di quella che tutti conosciamo come estrema unzione, sebbene fino al XX secolo e alla Riforma Liturgica essa venisse somministrata prevalentemente in punto di morte. Questo particolare sacramento, dono dello Spirito Santo per i sofferenti, può anche essere somministrato più volte nel corso della stessa malattia, soprattutto se interviene un peggioramento, o prima di un intervento chirurgico pericoloso.

Già nell’Antico Testamento la malattia poteva rivelarsi per l’uomo giusto un cammino di penitenza e conversione, da vivere davanti a Dio. A Lui ci si rivolgeva invocando la guarigione e il sollievo. La malattia viene vissuta come qualcosa in relazione al peccato e al male, e sopportarne la sofferenza ha una funzione redentiva.

In questa visione l’avvento di Cristo misericordioso verso i malati e portatore del potere della guarigione simboleggia il fatto che il regno di Dio è vicino. Gesù guarisce gli infermi e libera i peccatori dal loro fardello. Non solo: dimostra per queste categorie di individui un amore anche maggiore di quello che mostra agli altri uomini, come se la sofferenza e il peccato li rendessero ai Suoi occhi ancora più meritevoli di attenzione e cura. Allo stesso modo il Suo insegnamento è chiaro: avere cura dei malati e alleviare le loro pene è un preciso dovere di ogni cristiano. “Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi” (Mt 25,35-36).

Accade che in determinate circostanze si decida di impartire il rito di unzione degli infermi durante la messa, come per esempio in occasione della Giornata del malato, l’11 febbraio. In questi casi viene amministrato il sacramento dell’unzione degli infermi a più malati durante la celebrazione eucaristica, e l’evento viene a volte accompagnato da una processione o dalla visita del vescovo.

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25 Ott2022

Cos’è il sacramento

Pubblicato da Franco nella categoria Approfondimenti, Chiesa

 

Quando allunghiamo la mano per prendere il Sacramento, è come se raggiungessimo il Salvatore

Ormai è un rituale a cui partecipo da così tanto tempo che non mi ricordo da quanto. Arriva la domenica. Io e mia moglie arriviamo in cappella. Stringiamo le mani.

Scompigliamo i capelli di qualche bambino dei raggi di sole. Siamo felici di essere qui. Ci sediamo. Cantiamo. Preghiamo.

Dopo, l’evento principale:

Prima il pane: viene spezzato, benedetto, distribuito e mangiato.

Secondo l’acqua: viene benedetta, distribuita e bevuta.

Tutto questo si ripete ogni settimana. È semplicemente una routine. Tutto finisce in pochi minuti. Sono colpevole come tanti di prendere il Sacramento in modo meccanico.

Anche se ho preso il sacramento così tante volte nella mia vita da non poterle contare, ultimamente ha acquisito un significato diverso per me. È diventato qualcosa di speciale e non una semplice routine.

GUARDARE LE COSE IN MODO DIVERSO

Tutti trascorriamo del tempo nel fuoco raffinatore. Ultimamente, però, mi chiedevo se la mia famiglia non avesse visto più sofferenze rispetto alla norma.

Negli ultimi anni abbiamo affrontato prove davvero difficili: decessi in famiglia, problemi di salute, preoccupazioni economiche, familiari amati coinvolti nel divorzio e nelle dipendenze – avete un quadro completo.

Tutte le famiglie hanno le loro difficoltà. Non siamo gli unici. Ma qualche volta sembrano che siano davvero troppe. Sinceramente, qualche volta sono troppe.

Qualche domenica fa mentre ero seduto e i diaconi facevano il loro giro con i vassoi del sacramento e mentre mi sentivo appesantito da queste preoccupazioni, mi venne in mente un pensiero che mi fece vedere il sacramento in un modo che non avevo mai visto prima.

Mi sono ricordato il resoconto del vangelo di Marco, dove una donna ammalata allungò la mano per toccare la veste di Gesù mentre stava camminando, con gran fede, sperando di essere guarita (vedi Marco 5:25-34).

In quasi tutte le raffigurazioni artistiche della storia, gli artisti rappresentano questa donna come una donna debilitata, che striscia sulle sue mani e sulle ginocchia e con un braccio allungato nello sforzo di raggiungere e di toccare il lembo della veste di Cristo.

Potete vedere nei suoi occhi che ha sofferto enormemente nella sua vita, che sta sperando di essere guarita, che c’è il desiderio nel suo gesto di ricevere questa benedizione e che questa potrebbe essere la sua possibilità di essere di nuovo sana.

Scommetto che era molto stanca da tempo.

Così mentre allungavo la mano per ricevere il pane e l’acqua quel giorno, mi sono immedesimato in quella donna. Stavo cercando con la stessa fede che aveva lei?

Credevo che prendere il sacramento, grazie all’espiazione di Cristo poteva guarirmi nonostante le difficoltà?

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