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23 Set2018

Vi hanno chiesto cosa sia la Chiesa e non avete saputo rispondere?

Pubblicato da Franco nella categoria Chiesa

Qualche volta, durante le attività di pastorale o di catechesi, mi hanno chiesto “Cos’è la Chiesa?” Di fronte a una domanda del genere in genere ci sono due possibilità: rispondere in modo lungo e noioso o farlo in modo semplice. Dipende dal pubblico a cui ci si rivolge e dalle sue conoscenze o esperienze precedenti.

Oggi vorrei spiegare alcuni concetti importanti che vi aiuteranno a rispondere a questa domanda in modo chiaro e semplice. Iniziamo col capire quale sia il significato della parola “Chiesa”.

Cosa significa la parola “Chiesa”?

La Chiesa (in greco ekklesia, assemblea di persone) è il Popolo di Dio riunito intorno a Lui. Cristo ha inaugurato la sua Chiesa con l’annuncio della Buona Novella (Vangelo), portando il Regno di Dio sulla Terra. L’inizio della Chiesa è sbocciato dal cuore trafitto di Cristo, morto in croce sul Golgota.

La Chiesa, analogamente a Gesù, possiede una dimensione umana (organizzazione interna, processi, composizione della Curia) e divina (dimensione spirituale, la presenza dello Spirito Santo come guida…).

Quanto alla dimensione umana, è stata organizzata da Cristo stesso. Pietro è stato posto alla guida degli apostoli e costituito capo visibile di tutta la Chiesa: “Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa” (Mt 16,18). Come leggiamo nelle Scritture, Gesù stesso ha costituito gli apostoli e i loro successori, i vescovi, che insieme al successore di Pietro governano la Chiesa.

La citazione di San Paolo ai Colossesi ci aiuta a comprendere in modo grafico il significato della Chiesa come corpo: “Egli è anche il capo del corpo, cioè della Chiesa” (Col 1, 18).

Il corpo mistico della Chiesa è formato da tutti coloro che hanno ricevuto il sacramento del Battesimo. Nel corso della vita, ogni cristiano è chiamato a rispondere alla vocazione a cui Dio chiama, che può essere il matrimonio o qualsiasi altra vocazione appartenente alla famiglia della vita consacrata (sacerdote, religioso, consacrato).

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15 Set2018

Perché San Michele è considerato l’angelo della santa messa?

Pubblicato da Franco nella categoria Chiesa

Da San Gerardo a Papa Leone, dal primo canone eucaristico alla messa del lunedì: tutti gli episodi che hanno visto “protagonista” l’Arcangelo durante la celebrazione eucaristica

 

San Michele è considerato l’angelo dell’eucaristia, nonché il custode della santa messa. A spiegarci questo suo “ruolo” è l’angelologo Marcello Stanzione in “Gli angeli e la santa eucaristia” (Edizioni Segno).

La Chiesa, con il primo canone eucaristico, che per secoli è stato l’unico che veniva proclamato, ci dice che San Michele è alla destra dell’altare. Al momento delle offerte del pane e del vino, il canone faceva recitare al sacerdote questa significativa invocazione: “Dio onnipotente, comanda che ­queste­ misteriose ­offerte ­siano ­portate ­per ­le ­mani del­ tuo santo angelo dinnanzi alla tua Maestà divina”.

Un famoso padre barnabita, Padre Antonio Gentili, insigne predicatore di esercizi spirituali ci ricorda: «La pietà popolare fa menzione degli Angeli con la Messa votiva del Lunedì. A dire il vero tale Messa inizialmente era offerta in onore di San Michele. Infatti il riferimento nel Canone Eucaristico latino al “Santo Angelo” che presenta il sacrificio all’altare celeste richiama la funzione di Michele, l’Angelo officiante dell’Apocalisse(8,3), che tiene in mano un turibolo d’oro fumante d’incenso che brucia sull’altare, davanti al trono di Dio.

“Gli furono dati molti profumi perché li offrisse insieme con le preghiere di tutti i santi, bruciandoli sull’altare d’oro posto davanti al trono. E dalla mano dell’angelo il fumo degli aromi salì davanti a Dio, insieme con le preghiere dei santi”.

Di conseguenza si pensava che Michele celebrasse ogni lunedì una Messa nel cielo!

La comunione di San Gerardo

San Michele è colui che diede la prima comunione a Gerardo Maiella, futuro santo, che a soli sette anni, recatosi in chiesa ed avvicinatosi all’altare per ricevere l’Eucaristia, naturalmente se la vide rifiutare dal sacerdote perché considerato troppo piccolo d’età.

Ma, come narrò lo stesso Gerardo, quella notte stessa la comunione gli fu recata proprio dal suo Arcangelo prediletto.

Il Messale di Pio V

La menzione di Michele Arcangelo era presente sempre nell’Offertorio del Messale di Pio V: «Il vessillifero Michele conduca le anime nella sua luce santa».

Quando noi assistiamo alla Santa Messa, pensiamo a questo grande ruolo di san Michele e chiediamogli di portare al trono di Dio, allo stesso momento della sacra oblazione, i nostri voti e le nostre preghiere. Un predicatore cappuccino odierno, Padre Lorenzo Triggiani, afferma con forza: «Preghiamo ogni giorno anche noi questo Arcangelo – una volta, lo si invocava al termine della Messa, ma l’ultima riforma liturgica ha tolto tale invocazione».

La preghiera di fine messa

A scrivere quella preghiera era stato Papa Leone XIII, il 13 ottobre 1884, che sarebbe stato illuminato dallo stesso Arcangelo. Ecco l’invocazione:

“San Michele Arcangelo, difendici nella battaglia, contro le malvagità e le insidie del demonio sii nostro aiuto. Ti preghiamo supplici: che il Signore lo comandi! E tu, Principe delle milizie celesti, con la potenza che ti viene da Dio, ricaccia nell’inferno Satana e gli altri spiriti maligni che si aggirano per il mondo a perdizione delle anime”.

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10 Set2018

Ma che paradiso è quel “riposo eterno”?

Pubblicato da Franco nella categoria Chiesa

La vita eterna è un perenne cominciare nell’amore, è l’esperienza di un Dio che è inesauribilmente Colui che inizia ad amare…

Come sarà la vita eterna? L’unica via possibile di risposta a questa domanda ci è offerta nell’esperienza pasquale delle origini, nell’incontro da cui ha avuto inizio il movimento cristiano nella storia. I pavidi fuggiaschi del Venerdì Santo sono diventati i coraggiosi testimoni di Pasqua, pronti a dare la vita per amore di Gesù, annunciato come il Crocifisso Risorto. Che cosa ha indotto questi uomini a trasformare la loro paura davanti alla morte nell’audacia dell’annuncio fino al dono della vita? E’ stato l’incontro di cui i racconti delle apparizioni, riportati dagli evangelisti e da Paolo, sono testimonianza.

Questi racconti non possono essere armonizzati tra loro da un punto di vista cronologico e geografico: c’è però in essi una struttura fondamentale, che ritorna costantemente, articolata in tre momenti, l’iniziativa del Risorto, il riconoscimento da parte dei discepoli e la missione, la vita nuova che scaturisce dall’incontro vivificante e trasformante.

L’iniziativa del Risorto è alla base dei racconti pasquali: Gesù «si mostrò loro vivente» (At 1.3). E questo “mostrarsi vivente”, questa oggettiva esperienza dell’iniziativa che viene da Colui che, prigioniero della morte, si offre ora Signore della vita, che è anche l’inizio della fede cristiana nella storia. I discepoli, raggiunti dall’iniziativa del Risorto che appare loro, vengono illuminati e profondamente segnati e trasformati da essa.- Se questa esperienza pasquale può essere in qualche modo vista come anticipazione della vita eterna, perché è in essa che l’Eterno si è manifestato nella vittoria sulla morte di Gesù il Cristo, è fondato pensare che un primo aspetto della vita eterna sarà quello dell’iniziativa eterna nell’amore di Dio.

La vita eterna è un perenne cominciare nell’amore, è l’esperienza di un Dio che è inesauribilmente Colui che inizia ad amare, non perché sia necessitato o costretto a cominciare sempre di nuovo nell’amore, ma perché nella Sua infinita gratuità non è mai stanco di cominciare ad amare. Vita eterna è sorgività eterna dell’Amore, partecipazione alla circolazione dell’amore tanto antico e sempre nuovo della vita trinitaria di Dio, e perciò all’iniziativa del Padre, all’accoglienza del Figlio, alla comunione unificante e liberante dello Spirito, che a Pasqua ci sono stati rivelati. E’ per questo che non è possibile concepire la vita eterna come eterna ripetizione dell’identico: se Dio che ama è eternamente nuovo nell’amore, la vita eterna, iniziativa di questo amore divino, non potrà non esser eterna novità, eterno sgorgare dell’amore dalla Sorgente inesauribile di esso, che è il mistero del Padre.

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